Tutto su Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità fatta in Italia dagli anni novanta. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

venerdì 28 dicembre 2012

XLCH - 1958

Dal 1958 lo Sportster XL subisce degli aggiornamenti miranti ad esaltarne la performance. E' così che alla fine nasce la XLCH, ove la sigla CH sta per “Competition Hot” (per alcuni la sigla sta per “California Hot”). Si tratta di modifiche riguardanti il motore con l'introduzione di teste modificate con valvole e condotti maggiorati. Punterie alleggerite. Montaggio dell'accensione a magneto. In linea con il carattere racing della moto, vengono montate delle sovrastrutture minimaliste. Inizia la leggenda del “peanut tank”, il piccolo serbatoio da otto litri che, per anni, caratterizzerà la linea dello Sportster. La nuova moto è subito accolta dai giovani smanettoni americani. Gli oltre sessanta cavalli, in grado di far coprire il quarto di miglio in poco più di sessanta secondi, con una velocità di punta pari a centocinquanta chilometri all'ora, rappresenta il mezzo ideale per quanti vogliono scorazzare sulle strade. Poiché la XLCH verrà utilizzata anche per fare fuori strada, nel catalogo della Harley-Davidson saranno previsti degli scarichi alti. Se il motore è il punto forte del mezzo, cambio e ciclistica ne rappresentano gli aspetti problematici. Il primo, molto fragile, subirà nel corso degli anni diversi aggiornamenti. La ciclistica, invece, offrirà una grande maneggevolezza a scapito della tenuta di strada. Questo porterà diversi giovani “riders”, non all'altezza del mezzo, ad avere numerosi incidenti e lo “Sportster knee” diventerà tristemente famoso. Per anni la XLCH dominerà incontrastata sulle strade americane. Scomparirà dal catalogo nel 1979.