Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

martedì 27 marzo 2018

Suburban scrambler

sportster 883 scrambler with amf logo

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Grafiche AMF per questo Sportster che arriva dal Giappone, costruito appositamente per superare il terribile e caotico traffico urbano.


Nella terra del “Sol Levante” la sanno lunga in quanto a pragmatismo, essendo i giapponesi dei veri e propri maestri di vita in questo senso. Nulla a che fare con gli occidentali, anche se guardano sempre con curiosità al nostro mondo cercando di carpirne alcuni segreti e modi di fare per loro inconcepibili, perchè hanno compreso che la verità sta nel mezzo.
Il pragmatismo che li contraddistingue si esplica in ogni situazione, anche quando si tratta di costruire moto con precisi intenti.

Una moto da utilizzare senza problemi per le grandi metropoli, fatte di buche, enormi palazzi e traffico impazzito richiede precise caratteristiche. Caratteristiche rinvenibili in questo Sportster del 2000. Iniziamo da alcune considerazioni fondamentali: la moto deve essere molto robusta, non troppo pesante, avere sospensioni con una buona escursione e dei pneumatici tassellati

Il lavoro effettuato non è di poco conto, anche se non eccessivo. Telaio, cerchi e forcella sono rimasti quelli di serie. Non conosciamo con esattezza la base da cui si è partiti, sappiamo solo che la cilindrata è 883 ed il modello è del 2000, ma si può utilizzare anche una versione costruita dopo il 2003, anche se il peso è maggiore.  Presumiamo che sia una Custom poichè ha il cerchio anteriore da 21 pollici. Il telaio, come è detto, è di serie, anche se è stato modificato nella parte posteriore, sulla quale è stato saldato un archetto, indispensabile in quasi tutte le elaborazioni con il tassello, in quanto permette di eliminare il voluminoso parafango originale e montarne degli altri dal profilo più stretto, ottimi per risparmiare peso (il parafango montato su questa moto è in alluminio).
Lo stesso effetto si può ottenere imbullonando l'archetto sul telaio originale evitando, soluzione che non comporta modifiche irreversibili. 

Gli ammortizzatori posteriori sono stati sostituiti con altri della stessa lunghezza ma più rigidi. La trasmissione finale a cinghia dentata ha lasciato il posto a quella a catena. La sella è stata adattata al nuovo parafango posteriore, risultando ora un poco più corta e più stretta. Nella parte anteriore non sono stati effettuati interventi e la forcella è quella originale, alla quale si è aggiunto solo dell'olio più denso ed un paio di soffietti. I comandi al manubrio sono di tipo semplificato, montati su un manubrio da cross dotato di traversino. Il serbatoio del carburante è il classico  “peanut” da 12,5 litri.

Il motore è rimasto di serie salvo il classico filtro dell'aria S&S e due bellissimi scarichi artigianali che corrono paralleli sul lato destro della moto, dotati di paratia, ma sprovvisti di silenziatore (nelle metropoli italiane potrebbero servire per farsi notare dagli automobilisti che armeggiano perennemente con il telefonino....). Pneumatici tassellati completano il tutto. 


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