Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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mercoledì 24 febbraio 2021

GPZ Sportster

gpz sportster

gpz sportster


Siamo sicuri che sia proprio uno Sportster ????

La domanda è una vera provocazione. Ultimamente assistiamo ad una tale commistione di stili e tendenze, da rendere difficile l'identificazione di ciò che dovrebbe essere semplice. Lo Sportster appartiene a quel genere di moto che si riconoscono al primo colpo d'occhio, dotate di una notevole personalità. Quando ciò non avviene è successo qualcosa di importante. 

Nello specifico, le forme di questo Sportster 1200 del 1994 sono talmente cambiate da poterlo scambiare per un vecchio Kawasaki GPZ 500 degli anni ottanta. Ha contribuito in questo cambiamento non solo l'utilizzo di specifiche sovrastrutture, ma anche l'insieme di parti montate, ad iniziare dal terminale racing Akrapovic, ma si possono citare anche i cerchi in lega a tre razze messi in risalto tramite apposita verniciatura bianca, la forcella rovesciata proveniente da una Ducati, l'impianto frenante Brembo. 

Non tradisce la matrice USA il carburatore a doppio corpo Weber, negli anni ottanta/novanta spesso utilizzato sugli Sportster, abbinato ad un motore che raggiunge la cilindrata di 1450.

Siamo in presenza di una elaborazione molto particolare, che farà sicuramente storcere il naso ai puristi.

venerdì 29 gennaio 2021

Black Wings






Negli anni novanta, soprattutto in Italia, la tendenza verso la customizzazione degli Sportster andava in una precisa direzione: ciclistica prelevata da qualche “jap” di ultima generazione o, comunque, “modernizzata” e motore elaborato all'inverosimile.

Il “dark custom”, poi diventato di serie, si sarebbe affermato molto tempo dopo. Le prime elaborazioni  “dark” fecero scalpore, come le due creazioni di Carlo Talamo e della Numero Uno (anche se non su base Sportster) come “La Suora” e “Fate l'amore e non fate la guerra”. 

Lo Sportster apparso sulle pagine di Freeway nel 1995 è fedele alla filosofia dell'epoca: forcella Ceriani a steli rovesciati (la stessa di qualche kit approntato dalla Numero Uno) che lavora su un cerchio da 16 pollici (una novità per l'epoca ) con disco flottante da 320mm e pinza a quattro pistoni marchiata Brembo, ammortizzatori posteriori più bassi degli originali di tipo progressivo (altra novità in quegli anni....).

Il motore, fiore all'occhiello di questa elaborazione, viene spremuto a dovere aumentando la cilindrata da 883 a 1200 cc tramite pistoni Wiseco e montando alberi a cammes Andrews, carburatore Mikuni HSR 42 e scarico due in uno Supertrapp. Viene rinforzata la frizione sostituendo l'originale con una Barnett e montato posteriormente un cerchio più largo (sempre da 16 pollici come l'originale), montando la trasmissione finale a catena.


mercoledì 9 dicembre 2020

Racer XLH 883







 Il Maestro nipponico An-Bu Custom colpisce ancora nel segno con questo Sportster da pista!!!!

In Giappone si sta diffondendo sempre di più la tendenza di usare Harley-Davidson vecchie e nuove (….e Buell.....) su piste d'asfalto, con elaborazioni che spesso mettono letteralmente paura. Si tratta di belve che spaventano al primo ruggito del motore. Non in questo caso però. Accanto a linee molto aggressive troviamo uno Sportster praticamente di serie, dove gli unici interventi rilevanti hanno riguardato l'alleggerimento della moto. 

Il motore ha visto mantenere l'originaria cilindrata di 883, ma respira meglio attraverso un carburatore Mikuni da 41mm (con relativo filtro aria aperto) ed uno scarico due-in-uno realizzato appositamente, in modo da abbassare il baricentro della moto. Una accensione Dyna di tipo “single fire” ottimizza il funzionamento del motore sul telaio originale. 

Accanto all'opera di rimozione di tutte le parti superflue (come l'impianto elettrico) ed alla costruzione di un nuovo serbatoio in alluminio nascosto sotto il codone che contiene un litro in più di olio, vi è unicamente il montaggio di un paio di cerchi in lega da 18 pollici e nuove sovrastrutture. La forcella è originale e rivista solo nella parte interna attraverso nuove molle ed olio più denso, mentre gli ammortizzatori posteriori sono di tipo progressivo. Anche il forcellone è originale e non è stato variato l'attacco per gli ammortizzatori. Il comparto freni vede un disco flottante all'anteriore da 320mm abbinato ad una pinza Brembo a quattro pistoncini. Da notare il serbatoio del carburante proveniente da un BMW K100 e sapientemente adattato allo Sportster, unitamente al codone posteriore di una Yamaha TZ250. 

Considerando che la moto è praticamente di serie, forse un pensierino a costruirne una simile può venire in mente a molti......  


mercoledì 28 ottobre 2020

Strano mix


Chi ha ideato questo Sportster ha voluto osare molto nelle forme e nell' utilizzo.


Negli anni novanta quando si customizzavano gli Sportster si interveniva solitamente in due direzioni ben precise: chopper-bobber oppure sportiva, dal momento che di scrambler non conosciute, le moto da flat-track erano ad appannaggio unicamente di un pubblico americano specialistico, mentre di cafe racer si sarebbe iniziato a parlare qualche anno dopo.....

Quando si interveniva in chiave sportiva, quindi, si elaborava dapprima il motore eppoi, molto spesso, si trapiantava la ciclistica di qualche modello racing del “Sol Levante”.  Il tutto abbinato a brillanti verniciature e cromo in abbondanza.

Lo Sportster 1200 R del 2007 qui proposto, riprende i concetti di quegli anni delle moto sportive portandoli ancora più avanti, con forti dubbi a livello estetico.

Il motore, salvo scarichi (collettori alti con terminali originali) e filtro più aperti resta di serie. Cambia la ciclistica con ammortizzatori posteriori dal maggiore interasse e l'allungamento della forcella che hanno di fatto aumentato l'altezza della moto da terra, rendendola simile ad un motard. I cerchi sono da 18 pollici, dal canale più largo (ha comportato la trasmissione finale a catena) e lavorano con l'ausilio di un impianto frenante Brembo.

Come detto è l'abbinamento della carrozzeria a dare risalto a questa moto, unitamente ad una verniciatura sgargiante che richiama le moto da cross.
   

 

mercoledì 7 ottobre 2020

The Blaster!!!!





Quest'altra preparazione in chiave flat-track della Blast è il segno che forse il "mono" Buell aveva qualcosa da dire......


Più passa il tempo e meno comprendo le politiche di Harley-Davidson degli ultimi venti anni, specialmente per quanto riguarda la gestione del marchio Buell e della produzione Sportster.

La Buell Blast. La moto non era bella da vedere (seppur in linea con le scelte stilistiche Buell) ed aveva poca potenza, oltretutto il motore non era bicilindrico. Il mercato non la accolse positivamente. La scelta di cessarne la produzione fu più che sensata. Ma perchè abbandonare totalmente un progetto fatto in casa, oltretutto togliendo semplicemente un cilindro ad un basamento (il motore è quello dello Sportster mozzato del cilindro posteriore) quando bastava metterlo in "naftalina" per un poco di tempo ?????

Scelta non comprensibile se si pensa (come i tempi lasciavano intravedere) che ora il mercato delle motociclette è dominato da bicilindrici frontemarcia e monocilindrici di stampo classico.
Che senso ha avviare accordi con aziende per produrre "mono" marchiati HD lontani anni luce dalla tradizione americana ?????

La Blast qui presentata è stata preparata a dovere sia nella ciclistica che nel motore. Il telaio originale è stato sostituito con un con un C&J abbinato a cerchi a tre razze Performance Machine e freno posteriore Brembo.

La parte più interessante riguarda l'elaborazione del motore, avvenuta tramite un kit "Big Bore" che porta la ciclindrata a 515 cc (lasciando invariata la corsa) con un aumento di potenza dagli originali 30 cv agli attuali 46 cv (!!!!!). Il kit comprende cilindro e pistoni maggiorati (con relativo spinotto di attacco del pistone alla biella) ed una differente guarnizione. Notevole l'aumento del rapporto di compressione che ora arriva a 10,5:1. Il tutto abbinato ad uno scarico Supertrapp.

Vedendo questa Buell Blast da flat-track aumenta il rammarico per la cessata produzione di questo "mono"!!!!!!

sabato 3 ottobre 2020

Stella fortuna!





La Buell S1 provata da Marco Lucchinelli nel lontano 1998 (qui il video) è oggetto di una rivisitazione radicale dopo oltre venti anni di onorato servizio.


Marco Lucchinelli è uno dei miti indiscussi del motociclismo sebbene abbia vinto “solo” un Mondiale in 500 nel lontano 1981. Spirito “rock” e tante bravate, oltre ad un carattere schietto e diretto ne hanno decretato il successo anche fuori dalle piste. La stella è il suo simbolo e “Stella Fortuna” è una delle canzoni che ha scritto insieme a molte altre (da ascoltare quelle dedicate a Valentino Rossi e Carl Fogarty).  

Negli anni novanta Marco Lucchinelli era molto vicino alla Numero Uno e Carlo Talamo, dato che ha partecipato al Trofeo 883 Short Track ed ha (...o aveva....) una Harley-Davidson Sturgis. 
Possedere quindi un mezzo in qualche modo appartenuto a lui è motivo di vanto ed il nostro amico, Alessandro Arpi, ha tenuto a precisare immediatamente che la moto era quella provata da “Lucky”.

Partiamo da motore che, pur mantenendo la cilindrata originale è stato elaborato pesantemente. Bielle ed imbiellaggio S&S, pistoni Wiseco, testate Thunderstorm,  carburatore Mikuni HSR 42 (con filtro dell'aria Proseries), cammes Andrews N8, scarico Exan. Per supportare il notevole aumento di potenza si è resa necessaria una frizione rinforzata Barnett Scorpion ed un radiatore dell'olio Jagg. In futuro il motore sarà oggetto di un'altra evoluzione con il montaggio di un kit Hammerperformance 1275 cc e teste ulteriormente lavorate con valvole più grandi.
Tanto motore ha bisogno di una ciclistica adeguata. Sebbene il modello di serie abbia una forcella Showa a steli rovesciati, abbinata ad un disco singolo da 340mm con pinza a sei pistoni, già molto efficace, si è reso indispensabile il montaggio di una Forcella Marzocchi RAC50 con predisposizione per pinze ad attacco radiale (Brembo a quattro pistoni) ed un forcellone Metmachex. Numerosi preziosismi, come le bellissime piastre forcella, per un mezzo unico destinato ad evolversi sempre. Da notare anche il grande lavoro svolto sull'impianto elettrico, tramite kit Motogadget che ha portato alla eliminazione della chiave di avviamento, permettendo di connettere la Buell direttamente al telefono. 
Da ultimo. La moto è stata modificata per gran parte dal nostro amico.










mercoledì 6 maggio 2020

Forza Bruta!!!







Un tranquillo Sportster del 2001 viene trasformato in una moto da teppista!!!


Capita assai di rado di imbattersi in elaborazioni su base Sportster in chiave tanto spinte sia a livello estetico che ciclistico. A vedere questa moto da lontano sembra la solita "jap" da sparo di ultima generazione, modificata per le gare clandestine su strada.
A parte il telaio, di originale dello Sportster 883 del 2001 è rimasto molto poco. Poichè è quello che rimane più impresso, iniziamo dalla parte ciclistica.

Svaliggiando (....pardon....attingendo....) all'ampio catalogo Hyperpro si è montata una nuova forcella con steli da 43mm, ammortizzatori posteriori più lunghi (da 11,5 a 12 pollici), cambiando anche le piastre di sterzo in modo da intervenire sull'off-set per migliorare la maneggevolezza della moto. I cerchi sono in alluminio forgiato da 17 pollici ed anteriormente troviamo una coppia di dischi dotati di pinze Brembo. La stessa Brembo fornisce anche la pinza posteriore. E' stato poi montato un forcellone in alluminio ricavato dal pieno (raramente ne ho visti di così ben fatti) che ha permesso il montaggio di una trasmissione finale a catena. 

Il motore è la parte meno esasperata, dal momento che è stato portato a 1200 cc con un kit Wiseco, abbinato ad un carburatore Mikuni HSR da 42mm ed un doppio scarico fornito da Tramp Cycle.

In mezzo ad un lavoro così importante, fatto di alluminio utilizzato ovunque, si notano le tubazioni del motore in treccia metallica montate al posto delle originali e l'ampio radiatore dell'olio dalla forma ricurva.

E se questo Sportster fosse veramente stato realizzato per  battere qualche "jap" durate gare clandestine notturne nelle metropoli ??????


martedì 24 settembre 2019

XR 750 Style: flat-track rules!!!!

sportster 1200 S xr 750 replica

sportster 1200 S xr 750 replica

sportster 1200 S xr 750 replica

sportster 1200 S xr 750 replica

sportster 1200 S xr 750 replica


La leggendaria XR 750 ispira questo Sportster costruito in Giappone sulla base di un moderno motore Evolution. 


Riuscire a trovare una XR 750 è un'impresa difficile oltre che assai dispendiosa, può venire in mente, allora, di costruirsene una in casa utilizzando uno Sportster 1200 S del 2001, miscelando abilmente parti aftermarket, con elementi realizzati in casa. Il gioco di per se non è difficile, dato che non sono stati apportati piccoli cambiamenti al modello di serie, intervenendo in maniera leggera sul motore ma non sul telaio che rimane di serie, così come dalla forcella.

Tutto parte dal gruppo serbatoio del carburante-sella-codone, fedele replica dell'originale, abbinato a tabelle porta numero ed una mascherina anteriore con faro integrato (elemento di diversità rispetto alla XR750). I cerchi originali (in lega) vengono sostituiti da una coppia di Excel da 18 pollici, scelta incomprensibile per una moto che deve essere la replica di una moto da flat-track, ma che può avere un senso logico in chiave di utilizzo stradale e giornaliero. 

Per scelta del costruttore, la coppia di dischi freno originali lasciano il posto ad un unità Brembo dello stesso diametro dotata di pinza a quattro pistoncini  ritenuta ugualmente performante ma con un effetto ottico diverso. Tale scelta comporta anche il montaggio di una diversa pompa del freno. Pedane arretrate della Misumi Engineering, così come il kit di trasmissione finale a catena in luogo dell'originale a cinghia dentata. Il forcellone rimane originale ma viene ancorato ad una coppia di ammortizzatori racing più lunghi.

Il motore resta di serie, salvo un carburatore FCR con filtro dell'aria K&N, abbinato ad uno scarico due-in-uno con terminale conico leggermente rialzato.


martedì 12 febbraio 2019

Stunt Sportster Evel Knievel

stunt sportster evel knievel tribute

stunt sportster evel knievel tribute

stunt sportster evel knievel tribute

Alzi la mano chi non conosce lo stuntman per eccellenza. Praticamente impossibile non aver sentito pronunciare almeno una volta nella vita il nome Evel. Nome legato a mirabolanti imprese con ogni genere di mezzo (….anche con un razzo....).
Parecchie sono state le moto a lui dedicate (in prevalenza Sportster), per la maggior parte elaborate a livello grafico e con poco altro. Quasi tutti mezzi sostanzialmente di serie che poco si discostavano dagli originali. Nel 2016 i principali dealer Harley-Davidson italiani hanno anche proposto una serie di eventi a lui dedicati, in concomitanza con l'uscita di un film documentario sulla sua vita.


Rispetto agli altri, questo Sportster si presenta con una propria fisionomia. Non è il classico modello di serie rivisitato per lo più a livello estetico. Si tratta, invece, di una moto assai diversa per concezione e indole. Come assai di rado capita, si è attinto a piene mani dal mondo dello speedway ed, in parte, dal supermotard


Ne è scaturito un ibrido dalle forme tanto inusuali quanto intriganti, in grado di trovarsi a proprio agio in un bike-show come in un ovale in terra battuta. Di originale (….e nemmeno tanto...) questo Sportster mantiene solo il motore a carburatore del 1998 dal momento che il telaio, sebbene assomigli anteriormente a quello di serie, in realtà è fornito dalla nota azienda Paughco ed è stato rimaneggiato in modo da renderlo più simile a quelli da speedway.


Lo stesso motore è stato dapprima elaborato portando la cilindrata dagli originali 883 a 1200 cc attraverso pistoni forgiati che sono stati abbinati a cammes Andrews ed un carburatore Mikuni da 42mm dotato di filtro dell'aria Goodson e scarichi artigianali. Quando la moto è stata pensata, uno degli aspetti fondamentali era quello di contenere il peso il più possibile senza spendere una fortuna, quindi si è fatto ampio ricorso ad alluminio billet per numerose parti che sono state costruite appositamente. Dopo varie ricerche si è prelevata una forcella Ohlins a steli rovesciati da una Honda CRF 450 supermotard, insieme ad un cerchio Excel da 17 pollici (montato anche posteriormente). Naturalmente si è dovuto lavorare molto per adattare il tutto al telaio. I freni sono Brembo.  Il serbatoio del carburante è marchiato Salinas Boyz. 


Da notare che il serbatoio dell'olio è stato spostato davanti al motore ed agganciato al telaio, mentre la batteria è stata alloggiata nella parte inferiore al telaio in un supporto di pelle. Ovviamente l'impianto elettrico non esiste, così come non vi è traccia del cavalletto.
E' probabile che il mitico Evel se avesse dovuto progettare una moto per l'ultima sua follia, l'avrebbe concepita proprio come questo Sportster.....


mercoledì 2 gennaio 2019

Buell o "Bucati" ?????

buell s1 sport 999

buell s1 sport 999

buell s1 sport 999

buell s1 sport 999


La Ducati 999 non è stata tra i modelli sportivi più apprezzati in assoluto sia a livello estetico che in termini di guidabilità. Ma qualcuno deve averla pensata diversamente.....


…..tanto è vero che ha deciso di utilizzare parti di una 999 da montare sulla Buell S1 del 1996 appena uscita da un brutto incidente. L'aspetto più evidente del lavoro è dato dalla parte posteriore del telaio e dal codone prelevati da una Ducati 999 ed adattati non senza qualche difficoltà, visto che si è dovuto mettere mano all'unità originale della S1 (verniciato in rosso Ducati) creando opportune staffe di attacco saldate, rivedendo il posizionamento dell'impianto elettrico e, soprattutto, dovendo costruire un nuovo serbatoio dell'olio interamente in alluminio posizionato sotto al codone.

Nonostante i grossi interventi nella parte posteriore, si è riusciti a lasciare la batteria dove era posizionata in origine. Al posto del forcellone originale se ne è montato uno proveniente da una Buell X1, al quale è stata abbinata una trasmissione finale a catena. Anche la forcella Showa è di una X1. Il lavoro, tuttavia, non si è fermato qui. E' stata creata una staffa in modo da variare il posizionamento dell'ammortizzatore posteriore che ora non è sotto al telaio e parallelo a terra, ma leggermente più basso nella parte anteriore.

I cerchi sono stati progettati da una azienda canadese (Trillion Industries) ed hanno uno specifico disegno, mentre i freni sono Brembo GP anteriormente (posteriormente sono rimasti di serie). Il serbatoio del carburante è di una Buell S1 White Lightning.

Per rendere più sportiva questa S1 era indispensabile intervenire sul motore. La cilindrata è stata portata a 1474 cc, tramite cilindri in alluminio con trattamento in nikasil e pistoni forgiati che elevano il rapporto di compressione a 10,5:1. Per mantenere un elevato livello di affidabilità, è stato necessario bilanciare l'albero motore. Sono state lavorate le teste e montate valvole dal diametro maggiore, unitamente a cammes performanti della Crane ed aste regolabili. Con queste modifiche al motore è stato necessario montare un carburatore Mikuni HSR48 (!!!!!!!!!) con collettore S&S e scarico racing Buell. La moto così configurata ha la potenza di 105 cv rilevati al banco. Una vera bestia!


mercoledì 21 novembre 2018

Sportster GSX-Racing

sportster gsx racing by dan moto

sportster gsx racing by dan moto

sportster gsx racing by dan moto

sportster gsx racing by dan moto


L'esempio di come si possa rendere molto cattivo uno Sportster nonostante il motore tranquillo.


Chiunque veda questo Sportster non può non pensare ai vecchi Suzuki GSX-R degli anni ottanta e novanta, anche se vi sono molti elementi di modernità non indifferenti.
Ma partiamo dall'inizio. Come ho più volte sottolineato (…..e continuerò a fare....) lo Sportster è come una tela bianca sulla quale dipingere a piacimento. Le possibilità di personalizzazione sono infinite. Quando il fenomeno custom iniziò a prendere piede, verso gli inizi degli anni novanta, legato per la maggior parte alle trasformazioni di Harley-Davidson, qualcuno tentò (...con pochi risultati...) di modernizzare lo Sportster attraverso interventi estetici o veri e propri trapianti di motore. Il risultato fu spesso assimilabile ad una sorta di “Frankenstein” dove era stridente l'abbinamento tra un motore arcaico ed una ciclistica di ultima generazione.

Questo Sportster GSX-Racing, invece, è il risultato di un lungo lavoro di progettazione al CAD che ha riguardato principalmente telaio e forcellone, ma anche le sovrastrutture e la scelta dei componenti che provengono da altre motociclette.

L'originaria conformazione a culla del telaio è stata mutata in una unità sempre in tubi, ma dove il motore non si trova alloggiato ma “appeso”, fungendo da elemento stressato della ciclistica, con aumenti della rigidità torsionale

Sono stati installati dei registri per variare il posizionamento del perno del forcellone (in tubi anche questo) secondo le specifiche esigenze. Lo stesso forcellone è collegato direttamente al telaio attraverso un ammortizzatore prelevato da una Ducati Monster, mentre forcella e cerchi provengono da una GSX-R. La parte anteriore del telaio, invece, funge da serbatoio dell'olio in maniera del tutto simile a quello delle Yamaha SR400/500

Se la Suzuki sportiva per eccellenza ha fornito qualche componente, è stata anche fonte di ispirazione per la costruzione del serbatoio (in fibra di carbonio) del carburante che integra, accanto al tappo del rifornimento, anche il registro per l'ammortizzatore di sterzo.  Per il resto si è fatto ricorso alle numerose parti presente nel catalogo Dan Moto (gli ideatori di questo Sportster) utilizzando a più non posso parti in alluminio billet e carbonio in modo da avere un grosso risparmio di peso.

Paradossalmente la parte che ha subito pochissimi interventi è stato proprio il motore. L'unità da 1200 cc del 2006, a parte un carburatore Mikuni HSR da 42mm con filtro dell'aria a trombetta ed uno scarico due-in-uno che termina in stile Buell sotto al motore in modo da abbassare il baricentro, non ha subito altri interventi. Gli italianissimi freni Brembo (anteriormente ad attacco radiale ed in alluminio billet) completano la parte ciclistica.

Sembra strano ma tra la progettazione e l'ultimazione di questo GSX-Sportster sono passati appena quattro mesi. Tanti se si considera il periodo di tempo complessivo, ma ben pochi in ordine alla complessità di un tale progetto.


lunedì 7 maggio 2018

The Punisher!

the punisher sportster street tracker 1600 cc by mule motorcycles

the punisher sportster street tracker 1600 cc by mule motorcycles

the punisher sportster street tracker 1600 cc by mule motorcycles

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the punisher sportster street tracker 1600 cc by mule motorcycles

the punisher sportster street tracker 1600 cc by mule motorcycles

Come fare a creare un vero e proprio “mostro” ???? La risposta è alquanto semplice: basta prendere un motore Sportster Evolution elaborato all'inverosimile ed inserirlo in un telaio Mule!!!!!


Quando ci si imbatte in trasformazioni su base Sportster raramente, per non dire quasi mai, capita di vedere motori elaborati pesantemente. Spesso gli unici interventi sono praticamente quelli di routine, con la sostituzione di scarico e filtro dell'aria. Il motivo è sia economico, dato che i costi crescono all'inverosimile, sia tecnico, dal momento che si corre il serio rischio di avere rotture se l'elaborazione non è effettuata in maniera certosina. 

Ogni tanto qualcuno decide di affrontare questa sfida assai impegnativa.

The Punisher (il nome è preso dall'anti-eroe della Marvel...) è il risultato della chiara volontà di creare uno Sportster spinto all'inverosimile e con un look in grado di richiamare le XR 750 da flat-track degli anni '70. Il motore ha raggiunto la soglia dei 1660 cc con circa 130 cv a 7500 giri alla ruota (!!!!!!!!) e mette soggezione fin dall'avvio. 

Il progetto, ovviamente, non è stato semplice e ci sono voluti diversi anni per portarlo a termine, anche perchè il difficile non era solo ottenere cavalli, ma evitare che il motore si rompesse immediatamente. Infatti si è dovuto studiare attentamente il modo per ottenere corretta lubrificazione di tutte le parti interne.

Si è partiti da un basamento S&S, sul quale sono stati aggiunti cilindri Axtell, teste Baisley a quattro candele ed una coppia di carburatori Kehin modificati, scelta indispensabile per avere il look XR750.
Il motore così elaborato è stato alloggiato in un telaio C&J appositamente progettato e differente dal Mule standard. Infatti si sono dovuti apportare degli aggiustamenti che hanno riguardato la parte posteriore (ora più alta e rinforzata). La forcella è da 45mm e proviene da una Honda CBR900, mentre gli ammortizzatori posteriori sono della Ohlins. Cerchi da 19 pollici della A&A Racing con freni Brembo e forcellone della C&J completano l'opera.

Inutile dire che il progetto ha subito costanti e continui aggiornamenti, motivo per il quale ha richiesto così tanto tempo per la sua realizzazione.

Sembra superfluo sottolineare che The Punisher è tra le realizzazioni che piacciono di più poiché ha richiesto un grosso lavoro di ingegneria nella progettazione del motore e del telaio, con ottimi risultati anche a livello estetico.