Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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martedì 30 aprile 2019

Old Britts Sportster Bobber

old britts sportster bobber by hide motorcycles

old britts sportster bobber by hide motorcycles

old britts sportster bobber by hide motorcycles

old britts sportster bobber by hide motorcycles


In Giappone le pensano tutte e la cara, vecchia, Europa spesso è elemento da cui trarre ispirazione. La versione più sportiva della cilindrata 883, contrariamente a quella che potrebbe essere la sua vocazione racing (almeno nelle grafiche e per l’utilizzo del doppio freno a disco anteriore), viene pensata in altro modo. 

Qualche intervento ben studiato ed un ottimo abbinamento cromatico sono la chiave di riuscita di questo Sportster.

Parliamo infatti di verniciatura grigio opaco della carrozzeria abbinata al nero (anche esso opaco) di quasi tutte le altre parti, compresa la forcella originale dotata di copertura e kit abbassamento. Abbassamento che è stato effettuato pure nella parte posteriore attraverso un paio di ammortizzatori aftermarket.

La sella richiama quella delle vecchie Bonneville degli anni settanta sia per le forme sia per la presenza del bordino bianco, così come il serbatoio del carburante che potrebbe tranquillamente portare il famoso logo Triumph a rilievo. Il motore è di serie tranne un filtro dell’aria aperto ed una coppia di terminali a tromboncino. Assai originale il montaggio  delle coperture lenticolari EMD dei cerchi originali dotati di pneumatici Firestone, per una moto che si ispira alle vecchie inglesi.


mercoledì 6 marzo 2019

Ironhead Sportster drag-tracker

sportster ironhead drag tracker

sportster ironhead drag tracker

sportster ironhead drag tracker

sportster ironhead drag tracker

sportster ironhead drag tracker


Non si conosce la storia di questa moto, ma sono sicuro che si tratti di una intuizione e di niente progettato a tavolino o, peggio ancora, al CAD. Certamente non deve essere stato facile costruire questo Sportster, dal momento che si è dovuto smontare pezzo per pezzo l'esemplare originale. Il motore ha uno scarico “home made” due-in-uno ed è stato montato un carburatore Weber a doppio corpo con il collettore che “spara” verso l'alto unitamente a cornetti di aspirazione incastonati in una parte del piccolo serbatoio. Per far risaltare maggiormente il vecchio Ironhead, si è pensato di lucidare tutto il motore. 


Il telaio non solo ha subito gli interventi più evidenti nella parte posteriore, ma è stato lavorato anche nella zona del cannotto di sterzo. Grazie alla lavorazione del telaio nella parte posteriore, è stato possibile abbinare un forcellone di nuova concezione abbinato ad un mono-ammortizzatore Sachs che lavora centralmente come sulla maggior parte delle moto di moderna concezione. 


La scelta di un cerchio posteriore da 15 pollici (prelevato da una Ford del 1932....) è abbastanza inusuale anche se risponde a logiche dell'Hot-Rod, mentre rientra nella quasi normalità l'adattamento di una forcella proveniente da una Honda CBR900.


Bellissimo il pinstriping effettuato sul serbatoio, così come l'alloggiamento dei cornetti di aspirazione del carburatore Weber. I pneumatici Firestone contribuiscono notevolmente all'aspetto aggressivo di questo Ironhead 1000.  


martedì 18 settembre 2018

Jamesville Sportster bobber!

jamesville sportster bobber evolution springer fork

jamesville sportster bobber evolution springer fork

jamesville sportster bobber evolution springer fork

jamesville sportster bobber evolution springer fork

jamesville sportster bobber evolution springer fork

Nell'attuale contesto storico bobber e chopper non sono molto in voga in Italia, almeno tra le moto che si utilizzano quotidianamente, ma ogni tanto vale la pena vedere qualche realizzazione a tema.....


Nel nostro paese uno degli ostacoli maggiori alla diffusione delle elaborazione in stile bobber è rappresentato dal fatto che spesso si deve andare a sostituire il telaio, rendendo la moto non più conforme alle caratteristiche costruttive indicate nel libretto di circolazione, con tutte le problematiche in ordine legale che ne derivano.

In Europa e specialmente negli USA (qui anche per un discorso culturale) i bobber sono molto più diffusi e si vedono ottime realizzazioni e ben rifinite.
Questo Sportster bobber, costruito proprio negli Stati Uniti, è molto semplice anche se perfettamente studiato.

Il telaio rigido Fenland Choppers, con cannotto dello sterzo inclinato, calza a pennello su una forcella Springer ed un cerchio da 18 pollici Akront in alluminio (scelto in luogo del classico 16 pollici), conferendo alla moto un marcato aspetto “low”, grazie anche al cerchio posteriore dello stesso diametro. I pneumatici Firestone ANS dal disegno vintage, anche se leggermente scolpiti, unitamente ad una coppia di freni a tamburo, aiutano a conferire ancor di più un aspetto vintage.

Il cuore di questo bobber è un motore Sportster Evolution del 1988 rimasto interamente originale tranne filtro dell'aria e scarico due-in-uno  “home made” liberi che, per essere montato all'interno del telaio, ha necessitato di un riposizionamento della batteria (dietro al motore, facilmente visibile) e la fabbricazione di un nuovo serbatoio dell'olio, posizionato in posizione perpendicolare alla sella, sotto al trave del telaio.

Il parafango anteriore è assente, mentre quello posteriore è a filo di ruota. Il color metallo anche del serbatoio del carburante è particolarmente adatto e si sposa alla perfezione con la connotazione di questo Sportster il cui unico difetto sembra essere il collettore dello scarico troppo alto. 

Ma si sa......i bobber sono per uomini rudi!!!!!

martedì 12 giugno 2018

Cherry Sporty!!!!

cherry sporty sportster chopper

cherry sporty sportster chopper

cherry sporty sportster chopper

cherry sporty sportster chopper

Cura maniacale dei dettagli e quote ciclistiche non esagerate caratterizzano questo chopper!


Quando si pensa di costruire un qualsiasi chopper, la prima cosa da fare è immaginare a quale filosofia ispirarsi. Una volta effettuato questo primo passo, si deve cercare un telaio adatto, perchè un chopper che si rispetti parte proprio da un buon telaio. Poi, pian piano, tutto il resto. Il motore non è importante, anche se molti tendono ad elaborarlo.

Il lavoro fatto su questo Sportster è minuzioso, sebbene la moto non sia appariscente. Il telaio scelto è della Paughco, una delle aziende leader in questo settore, all'interno del quale viene montato un motore Sportster 883 dei primi anni duemila, totalmente originale, salvo un carburatore S&S con filtro dell'aria e scarichi corti privi di silenziatore, costruiti a mano.

Il serbatoio dell'olio è aftermarket, mentre la forcella è originale Sportster anche nell'idraulica. I cerchi sono di serie (nelle misure da 16 pollici al posteriore e 19 all'anteriore), mentre i pneumatici sono Firestone replica.

Assai curata la verniciatura, proprio come si conviene ad un chopper che si rispetti.  


venerdì 29 settembre 2017

Tropical Sportster cafe racer

tropical sportster cafe racer side left

tropical sportster cafe racer side right

tropical sportster cafe racer tank

tropical sportster cafe racer engine

Ispirato alle realizzazioni di “mostri sacri” del custom come Deus e Wrenchmonkees, questo Sportster rappresenta l'essenza minimalista cafè.


Serbatoio, manubrio e sella sono gli elementi fondamentali che bisogna scegliere con cura, per avere un'ottima cafe-racer. Quando si azzecca la combinazione di questi componenti la realizzazione sarà più che buona, anche se difetterà in qualche altro aspetto. 

Nel modificare questo Sportster del 1990 si è proprio partiti da questo principio.

Il serbatoio artigianale, i semi-manubri e la sella singola danno l'impostazione di guida caricata in avanti, oltre a donare alla moto un aspetto “old”. Si deve poi aggiungere il grosso lavoro effettuato sul telaio, che ha comportato un riposizionamento della batteria, il montaggio di un serbatoio dell'olio realizzato a mano ed il rifacimento dell'impianto elettrico, ora semplificato. 

L'assenza di verniciatura mette in mostra il metallo vivo, conferendo allo Sportster un aspetto ancor più artigianale e minimalista, esaltando le lavorazioni fatte a mano, come le pedane arretrate, lo splendido scarico alto e numerosi altri particolari quali, ad esempio, il porta batteria.

Sebbene imposto dalla filosofia costruttiva di questo Sportster, è da criticare ancora un volta la scelta di segare il telaio posteriormente.  


UP: abbinamento sella-serbatoio-manubrio

DOWN: i pneumatici Firestone


venerdì 15 settembre 2017

Sportster Ironhead Drayton Porkchop

sportster ironhead drayton porkchop side right

sportster ironhead drayton porkchop engine

sportster ironhead drayton porkchop engine side right

Un Ironhead 1000 del 1972 viene smontato totalmente e ricostruito attingendo a più stili. Il risultato è una moto molto aggressiva.


Quando si decide di customizzare una moto si può andare sostanzialmente in due direzioni: si sceglie uno stile e lo si segue, magari apportando piccole correzioni, oppure si opta per qualcosa di totalmente originale, il cui risultato può non essere consono alle aspettative.  
Nello specifico, lo scopo principale era quello di avere una moto dal look e dallo spirito molto aggressivo,  con elementi delle cafe-racer e le parti costruite in casa.

L'Ironhead 1000 è stato quasi completamente smontato. Il primo e più importante intervento è stato quello di cercare un effetto “low”, ottenuto lavorando su forcella ed ammortizzatori (sostituiti con due barre di acciaio rigido) e sono stati montati sui cerchi originali due pneumatici Firestone Ans. Si è poi provveduto a togliere tutto il superfluo dovendo, quindi, mettere mano anche sull'impianto elettrico. Il serbatoio del carburante, debitamente modificato, proviene da una Yamaha, mentre il codone posteriore è stato costruito e, per avere una moto dall'aspetto minimalista, è stato anche rimodellato il telaio nella parte posteriore in modo ad accorciarlo, adattandolo alle nuove esigenze. Scarico e filtro dell'aria sono anche essi di produzione artigianale. Per avere una moto molto aggressiva si è optato per un colore nero opaco con l'aggiunta di elementi decorativi fatti a mano sul serbatoio dell'olio e del carburante.

La “Porkchop” è una moto non ben definita. Ha elementi del chopper e del dragster, il tutto con uno spirito “brat”. Una moto rozza e selvaggia.


UP: decorazioni sul serbatoio del carburante

DOWN: faro anteriore






martedì 14 giugno 2016

Marrajo: uno Sportster postatomico!

marrajo sportster side right

marrajo sportster side left

marrajo sportster tank

marrajo sportster front light

marrajo sportster handlebars


 

Dalla penisola iberica uno Sportster costruito per affrontare senza timori il nuovo periodo di decadenza.

 

Arriverà un giorno in cui il mondo non esisterà più. In cui l'economia mondiale ed il benessere della civiltà occidentale saranno solamente un pallido ricordo di alcune persone. Pochi fortunati in grado di poter raccontare quanto hanno visto alle future generazioni affinchè non facciano gli stessi errori del passato, riuscendo ad avviare un nuovo processo costruttivo della civiltà.

Quando ciò accadrà i libri saranno un pallido ricordo del passato ed internet, forse, non esisterà più.
Insieme alle testimonianze, alcuni oggetti diventeranno il segno tangibile di quanto accaduto. In questo futuro mondo, non poi troppo lontano, le materie prime saranno un lusso per pochi e le fabbriche non esisteranno quasi più, abbandonate dagli uomini in cerca di vita nelle campagne. Sarà un ritorno alle origini.

David Borras, alias “El Solitario”,  noto customizer di fama mondiale, ha sviluppato un stile che sembra pronto per questo avvenire oscuro.

Le sue moto si distinguono in lontananza e sono un inno all'utilizzo di parti di recupero, molte delle quali apparentemente inadatte per qualsiasi mezzo a due ruote, facendo emergere non solo una creatività degna di pochi, ma una robustezza dell'insieme che fa pensare a mezzi indistruttibili, necessari nella futura era di decadenza.

Lo Sportster in questione è un 1200 Custom del 1998 con pochissimi chilometri all'attivo, il cui nome è la traduzione spagnola di “Squalo Mako”, il famoso e velocissimo predatore del mare.
Per manterne l'estrema longevità e robustezza, il motore non viene assolutamente elaborato, salvo un filtro dell'aria aperto ed uno scarico due-in-uno costruito in casa, con il terminale che evoca nella forma quello delle vecchie BSA Rocket 3.
Il telaio, invece, è stato modificato nella parte posteriore in modo da poter avere un sissy bar integrato nell'insieme che ricordi la pinna di uno squalo. Anche la sella è opera dello stesso David Borras. Il parafango proveniente da una vecchia Bultaco su cui è costruito il supporto del fanalino, completano la parte posteriore.
Anteriormente la forcella originale è sormontata da un bellissimo supporto del faro che ricorda il muso dello squalo.
Completano l'opera il serbatoio del carburante proveniente da una vecchia Ducati, verniciato dall'artista Maxwell Paternoster, i cerchi da 16 pollici con pneumatici Firestone e la bellissima verniciatura grigia.

La Marrajo impressiona. I cultori del genere la ameranno alla follia, gli altri potranno osservarla con diverse perplessità. La forma è sgraziata ed alcuni dettagli potranno non convincere, ma si tratta di una moto che non lascia assolutamente indifferenti. Anzi: invita a comprendere le ragioni che le hanno dato vita.

Se poi volete sentirne la voce, non vi resta che cliccare sul seguente link (https://soundcloud.com/elsolitariomc/marrajo-el-solitario)


UP: il supporto faro anteriore

DOWN: i pneumatici Firestone che avrebbero dovuto lasciare il posto ad altri tassellati












martedì 3 maggio 2016

SP 15



 

Impronta brat/bobber con aggiunta di elementi da street tracker che danno vita ad uno Sportster concepito secondo la visione di Hide Motorcycles.

 

Il Giappone è un mondo a parte. Lontano anni luce dalla visione occidentale, sebbene con la globalizzazione alcune distanze a livello culturale si stiano riducendo.  Anche nel settore custom questa differenza, rispetto alla cultura occidentale, è tangibile. Basti pensare all'ormai decantato “japan style” in tema di chopper, che ormai sta diventando tanto di moda in Italia e facilmente riconoscibile.

Lontano anni luce dalla concezione occidentale di street-tracker, questo Sportster offre un nuovo punto di vista sul tema.  Telaio abbassato all'inverosimile, grossi pneumatici, struttura minimalista, forma sostanzialmente snella,  sono elementi tipici di moto “bobber” dal sapore “brat”.  L'aspetto generalmente aggressivo, il largo manubrio, la coda corta e lo scarico doppio (Supertrapp) che esce alto su un lato, caratterizzano invece le street-tracker, moto nate per correre sulle strade del centro abitato che debbono avere, quindi, degli espliciti richiami al mondo racing attraverso l'utilizzo di parti specifiche.

Sembra che attraverso questo Sportster il noto preparatore giapponese abbia voluto offrire una nuova visione di motocicletta nata per il contesto urbano. Da notare che il motore (883 del 2002), a parte un filtro dell'aria aperto e lo scarico, non ha subito alcuna modifica, per privilegiarne l'affidabilità.
Anche la ciclistica è rimasta praticamente di serie, salvo gli interventi necessari per ottenere un  assetto  “low”. Gli stessi pneumatici Firestone, sono stati montati su cerchi originali (da 19 pollici quello anteriore e da 16 pollici quello posteriore).
Il richiamo al mondo racing quindi è solo visivo.

Ci si chiede quindi se ci si trovi innanzi ad una motocicletta di ispirazione bobber oppure, al contrario, si debba parlare di street tracker. Sebbene l'impronta di base faccia ad un bobber, siamo dell'idea che si tratti di un diverso modo di concepire una street-tracker.
Poichè diverse saranno le opinioni su questa moto, l'abbiamo inserita sia tra "street-tracker", che tra le "brat" e le "bobber".

UP: una nuova visione del tema street-tracker

DOWN: la verniciatura di base bianca non esalta la moto



sabato 6 febbraio 2016

Black Monk: alle origini del custom








Bassa. Nera. Senza fronzoli. Semplice. Linee morbide, ma stilose. E' Black Monk: uno Sportster in grado di portarti nei meandri più profondi della customizzazione, così come i monaci ti fanno addentrare nei lati più oscuri della tua anima, dopo averti fatto visitare lati misteriosi dei luoghi in cui vivono.  

Non me lo sarei mai aspettato che una moto si sarebbe insinuata nella mia anima, sconvolgendola da cima a fondo. Mi era capitato nei primi anni novanta con la “Suora”, una Harley-Davidson Fat-Boy 1340 tutta nera, con un enorme copertura sul fato anteriore (che le davano proprio questa connotazione) e la “Eve of Distruction”: una Triumph postatomica costruita sulla base di un Daytona 1000 a quattro cilindri. Entrambe ideate e preparate da quel genio che era Carlo Talamo. Quelle moto mi fecero star male. La mia anima vibrava e si torceva alla vista di quei mezzi, facendomi elaborare concetti di customizzazione ben lontani dagli standard tradizionali.
Pensavo, quindi, che non sarebbe successo mai più.
Poi sono arrivati i ragazzi danesi Wrenchmonkees, che hanno proposto una loro interpretazione del modo di fare custom, destinato a far tendenza. Sono state costruite diverse moto tra cui questo Sportster. E la storia è ricominciata....
Black Monk  entra nel più profondo del tuo essere. Semplice, ma nello stesso tempo complicata, per la ricerca dell'indiscusso effetto suggestivo, non risponde a canoni precisi. Un mix sapientemente amalgamato di tendenze brat style, bobber e delirio postatomico, esaltato da un motore elaborato.
Si parte, infatti, da uno Sportster 883 pre-2004 (quella con il vecchio telaio, per intenderci), portato a 1200 tramite pistoni maggiorati e valvole di diametro maggiore. Il carburatore resta di serie, ma viene montato un filtro dell'aria proveniente dal catalogo della americana Joker Machine ed uno scarico due-in-uno Supertrapp.
Il telaio subisce modifiche solo nella parte posteriore, attraverso il prolungamento di quello originale (cui nel frattempo sono stati tolti gli originali supporti del parafango), sul quale viene montata una sella appositamente creata. Il serbatoio del carburante ha una forma allungata e differente dall'originale,  viene anch'esso costruito in casa.
Si cerca di abbassare la moto il più possibile operando sulla forcella e montando degli ammortizzatori più corti della Progressive Supension. Il tutto abbinato a cerchi da 18 pollici all'anteriore (in luogo degli originali 19) e 16 al posteriore, sui quali vengono montati pneumatici Firestone. A corredo di tutto elementi quali, ad esempio, le pedane Tarozzi, abbinate ad un kit di arretramento delle stesse Storz Performance.
Il monaco nero ha fatto vedere aspetti tenebrosi ma che esistono. Senza scoprire niente di nuovo.

UP: la linea della moto unita alla disarmante semplicità ed al nero opaco.
DOWN: avremmo voluto che ogni particolare fosse diventato nero opaco, unitamente a pneumatici tassellati.