Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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domenica 5 settembre 2021

Lunga vita ai dealer!!!!!!


Gli amici della concessionaria Harley-Davidson Route 76 Jesi si preparano a festeggiare, con molto orgoglio, il raggiungimento dei dieci anni di attività. Questa ricorrenza, che vivo con particolare enfasi visto il legame di amicizia che ho con loro, mi fa riflettere molto su quanto sia importante, per alcuni marchi di motociclette che fondano il loro brand soprattutto sulla tradizione, avere un radicamento nel territorio. 

Ovviamente nel mondo Harley-Davidson gli amici di Jesi non sono i soli, ma molti si sono persi per strada per una serie di motivi. Dico da tempo che probabilmente, anche alla luce della pandemia, andrebbero riprogettato il dealer Harley-Davidson soprattutto in Italia. 

Logiche commerciali mutuate dal modello americano dei "mega store" non hanno ormai più senso, anche alla luce dell'infinito sviluppo dell' E-Commerce e della possibilità che stanno iniziando alcuni marchi di personalizzare la moto on-line, per poi vederla direttamente dal concessionario. 

Il rischio nel perseverare in questa politica miope è la chiusura (....come è avvenuto purtroppo.....) di concessionari storici a causa delle enormi spese di gestione divenute insostenibili. Ogni dealer che chiude è un danno di immagine a Milwaukee, ma forse non si è capito. Occorre quindi, come detto, non solo ripensare le concessionarie HD in termini dimensionali, ma anche logistici. 

Carlo Talamo studiò a fondo la faccenda in modo da non avere troppe concessionarie vicine ma giustamente distanziate e posizionate. E' l'unico sistema per garantire un futuro florido. Nell'augurarsi che passi questo concetto......Buon Compleanno Jesi!!!!!!

domenica 5 aprile 2020

Harley-Davidson Route 76 Jesi

harley davidson route 76 jesi

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harley davidson route 76 jesi

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harley davidson route 76 jesi

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Il dealer di Jesi mi fa ricordare molto da vicino le Numero Uno di Carlo Talamo.


Andare lì è un piacere. Su loro ho scritto tanto anche sui social e non smetterò mai di ringraziarli in quanto mi hanno letteralmente salvato lo Sportster che era finito nella mani di persone non serie (…..e rischiava di finirci per la seconda volta....), in particolare l'amico Luca Fava che ha una competenza tecnica notevole, oltre un'onestà da riferimento.

Quasi tutte le pubblicità dedicate allo Sportster che ho visto sono nella norma e non hanno lasciano particolari sensazioni, salvo quella relativa alla Battle Of The Kings del 2017 in cui si trova in bella mostra “Spirit of Adventure” il Roadster 1200 ottimamente reinterpretato in chiave scrambler con pochi accorgimenti.

La pubblicità è molto semplice: giusto sfondo e la moto posizionata in maniera adeguata, segno che spesso basta poco per dire tanto. 

Un messaggio promozionale ed una moto che rappresentano degnamente l'impronta data dal dealer. Niente proclami.


venerdì 3 aprile 2020

Dirt-Tracker!!!!! (Sportster 883 R)

sportster 883 r dirt tracker by hd pavia

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Sebbene sia stata costruita nei primi anni duemila, lo Sportster di HD Pavia sembra non mostrare i segni del tempo.

Quando vidi questo Sportster sulla carta stampata rimasi folgorato. Una moto ben fatta e senza stravolgimenti stilistici, anche se, forse, un poco esagerata quanto ad elaborazione del motore. La rivista Cafe Racer la descrive così a livello estetico  “......con una sapiente scelta dei cromatismi omaggia, omaggia l'estetica di moto d'altri tempi......”.

In pratica, attingendo al vasto catalogo Screamin'Eagle, a Pavia hanno pensato di elaborare a livello estetico un 883R come le moto che correvano il Campionato Italiano Short-Track inventato da Carlo Talamo negli anni novanta. Almeno per quanto riguarda l'estetica ed alcune soluzioni della ciclistica come la trasmissione finale a catena, i pneumatici Pirelli MT60 da dirt-track su cerchi a raggi da 17 pollici, l'ampio manubrio.
Il motore, invece, è stato pesantemente elaborato intervenendo anche su cilindrata e teste.

Nel luglio del 2019 ho avuto la fortuna (per caso) di imbattermi in questo Sportster mentre mi aggiravo nella concessionaria di Jesi (la moto dovrebbe essere lì tutt'ora) e vi assicuro che dal vivo è ancora più bello
Forse un tantino alta rispetto a quanto pensassi ma, a parte questo dettaglio, ho girato intorno alla moto per qualche minuto trovandola ben fatta. Non solo. Sia per come è stata curata, sia per il tipo di elaborazione, sembra un'opera assai recente.

Mi risulta che sia in vendita. Non vi resta che contattare Luca Fava di HD Jesi e vi dirà tutto, consigliandovi per il meglio su ulteriori modifiche da effettuare. 


domenica 1 dicembre 2019

Street Rod 750: erede dello Sportster ????

harley davidson street rod 750

harley davidson street rod 750

harley davidson street rod 750


Per molti è una moto senza personalità, ma dopo averle girato intorno (parecchio) e (soprattutto) provata posso affermare che di personalità ne ha da vendere.....


Partiamo da un principio sacrosanto. Quando si parla di Harley-Davidson i modi di pensare si spaccano letteralmente in due: da una parte i puristi duri e puri che  considerano unicamente le HD col carburatore, dall'altra quanti, diversamente, hanno una visione molto più ampia del marchio, accettando di buon grado soluzioni evolutive al passo con i tempi anche se si discostano molto dalla tradizione “black and orange”.

Personalmente mi trovo in mezzo a questi due modi di pensare. Per me Harley-Davidson deve in qualche modo rispettare la tradizione ed andare avanti a piccoli passi verso il futuro, consolidando lentamente l'acquisizione di ogni “back-ground” estetico e stilistico. 

Per questo motivo quando vidi i primi motori Revolution raffreddati a liquido montati nelle V-Rod storsi la bocca non poco. La sensazione è stata molto simile anche quando è entrato in produzione il nuovo motore XG-750, specialmente dopo che è stato montato sulla Street 750. Ma alla presentazione della Street-Rod 750 qualcosa ha attirato la mia curiosità ed alla fine ho deciso di provarla. E' stato difficile liberare la testa dai preconcetti

Avevo letto moltissimo sul fatto che il motore fosse stato progettato per i mercati emergenti e costruito in India. Ciò mi aveva fatto pensare non bene per diversi fattori, tra i quali le fusioni dei carter e le teste dei cilindri che danno l'impressione di trovarsi davanti non ad una vera moto, ma ad un “manichino” da esposizione, tanto sembrano di plastica.

Tuttavia ho iniziato quindi a guardare attentamente la Street Rod 750 per molto tempo, intuendo che potesse in qualche modo rappresentare la soluzione di continuità con il modello Sportster a me tanto caro.   

Grazie agli amici di Harley-Davidson Jesi riesco a provare la Street Rod 750. Prima ancora di accendere il motore ecco la vera sorpresa: mi accingo a spostare la moto da fermo ed i quasi duecentoquaranta chili della "piccola HD" sembrano molti di meno, paragonabili quasi a quelli di uno scooter cittadino, non incutendo alcun timore.

Avvio il motore e parto. La posizione di guida è quanto di più sbagliato si possa trovare in giro su una moto di serie: le gambe avanzate, il busto piegato in avanti ed il manubrio tipo drag-bar molto largo obbligano ad una posizione di guida innaturale che, almeno inizialmente, mette in difficoltà anche per la non corretta posizione dei comandi a pedale, difficili da muovere in rapidità
Stando in sella ci si abitua un pochino, ma Harley-Davidson dovrebbe immediatamente intervenire sul problema, perchè sembra di guidare non una HD ma un trespolo....

Se la posizione di guida non mi piace affatto, differente è la mia opinione su tutta la ciclistica che si rivela reattiva come mai su una Harley-Davidson, anche se non ai livelli di molte naked di ultima generazione. Se volessi trovare due aggettivi per definirla parlerei di: facile e sincera. Ti permette di divertirti in ogni situazione, supportata da freni all'altezza ed un abs che entra in funzione solo nelle situazioni più estreme, avendo la sensazione di un ottimo controllo. Per dare un giudizio completo dovrei tenere la Street Rod per un giorno intero e provarla in ogni situazione, essendomi limitato ad un giro lungo strade di montagna, ma le impressioni solo molto buone.

Lascio per ultimo il motore in quanto mi ha colpito non poco. Le sensazioni (...parlo solo di sensazioni...) sono molto simili a quelle dei motori Sportster, ma le vibrazioni sono assenti e la goduria è comunque tanta non solo perchè ti porta a farlo girare in alto facendoti percepire ben più dei circa settanta cavalli dichiarati, ma per la facilità e la regolarità di utilizzo fin dai regimi più bassi. E' un motore molto coinvolgente e la moto potrebbe ottenere dei buoni riscontri sul mercato se solo si lavorasse ancora su alcuni dettagli e sulla posizione di guida. Certo, guardando poi i dati tecnici mi chiedo se sia una vera “entry level” del mondo Harley-Davidson. Lo Sportster è una moto arcaica, con un motore in grado di fare un miliardo di chilometri senza problemi e dai costi di gestione assai contenuti. Sarà lo stesso per la Street Rod 750 ????  Il motore è molto compresso (12:1), ama girare in alto (9000 giri) ed non ha la tradizionale distribuzione ad aste e bilancieri che limita parecchio gli interventi sul motore durante i tagliandi.
Vale la pena comprarla ???? Da parte mia la risposta è SI!!! La Street Rod 750 ha molto carattere, è divertente e, per gli amanti del marchio, permette di entrare nel mondo HD. 

E' possibile poi trasformarla a piacimento. Cito su due piedi la bellissima special da flat-track di Harley-Davidson Monza e quella realizzata da Harley-Davidson Jesi Harley-Davidson Jesi in onore di Evel Knievel (ma ce ne sono molte altre).

Torno al quesito iniziale: la Street Rod 750 può essere la futura erede dello Sportster ????? Forse si..... 


venerdì 25 gennaio 2019

Al cuor non si comanda!!!!!

harley davidson fat bob by hd jesi route 76harley davidson fat bob by hd jesi route 76

harley davidson fat bob by hd jesi route 76

harley davidson fat bob by hd jesi route 76


Non è uno Sportster e non è una moto nelle “corde” di questo blog. Ma non si può non votare  HD Jesi......


Ho iniziato a presentare le moto della Battle Of the Kings da quella che per me è la più bella realizzazione: The Answer, lo Sportster da flat-track costruito da Roberto Demaldè, patron di HD Parma e la sua “crew”. Moto che, ovviamente ho votato e di cui ho inserito un link all'interno del post. In questa sede è superfluo soffermarmi sul grande lavoro effettuato dal buon Roberto, così come sulle sue realizzazioni passate a base Sportster nelle quali ha prestato sempre la massima attenzione agli aspetti tecnici in modo da privilegiarne il sapore sportivo.

Questa volta il discorso è diametralmente opposto. Lo “Speed Bob” (questo il nome della realizzazione sulla base del Fat-Bob) è una simpatica trovata ma nulla di più. In pratica è stata data un'anima racing alla moto curando l'aspetto cromatico, montando un codone monoposto ed installando un kit Screamin'Eagle stage 1. 

Il vero motivo per cui ho dato il secondo voto si chiama HD Jesi e Luca Fava!!!!!

Conosco Luca da quando aveva l'officina Triumph di Jesi. Parliamo della fine degli anni novanta. Una persona d'altri tempi di cui avevo un certo ricordo. Poi, come spesso accade, ci siamo persi di vista per incontrarci nuovamente circa un paio di anni addietro, quando lo sono andato a trovare in Agosto durante le mie vacanze nelle Marche. Il ricordo che avevo è stato confermato sia in quell'incontro, sia circa un anno dopo quando non ho esitato un attimo a spedirgli il mio Sportster per fare dei lavori. 

Luca Fava non solo ha una grande capacità a livello tecnico, ma una persona umile ed onesta pronta a suggerirti ed aiutarti in ogni situazione (premetto che non mi è stato regalato nulla dei lavori effettuati)

Ho avuto poi modo di conoscere Elia (suo figlio), Stefano (che si occupa delle vendite) e scambiare qualche parola con gli altri della concessionaria, scoprendo che il buon Luca ha dato un “print” a tutta l'azienda, dove il duro lavoro e l'onestà nei confronti del cliente rappresentano forse il valore primario. 

Non voglio nulla togliere agli altri dealer (….praticamente dai tempi in cui sono scomparse le vecchie Numero Uno non ne conosco quasi più nessuno...), ma apprezzando le grandi doti umane e tecniche di Luca e della sua “famiglia” (questo secondo me è il termine da utilizzare per i suoi collaboratori), percepisco ogni singolo lavoro fatto su qualsiasi moto, apprezzandone la bontà. Continuate così!!!!! 

lunedì 23 luglio 2018

Serietà ed onestà: Harley-Davidson Jesi!



Truffato da una nota officina di Roma mi sono rivolto a loro.


Questa è la classica esperienza che va raccontata con i due volti di una stessa medaglia: da una parte meccanici senza scrupoli che non guardano in faccia niente e nessuno pur di fare cassa, dall'altra persone oneste, serie e competenti che ti seguono scrupolosamente anche se si fanno pagare bene.

Partiamo dal misfatto. A settembre del 2017 prendo appuntamento presso un'officina specializzata in Harley-Davidson della Capitale per effettuare un tagliando. 

Una volta arrivato faccio presente che ho la frizione lenta. Da qualche tempo il folle mi entra con difficoltà ed il cambio sembra un tantino duro sebbene la moto, a fronte dei dieci anni di vita, abbia pochi chilometri. 
Immediatamente mi aprono il carter sinistro dicendomi che va cambiata tutta la frizione: dischi, pignone e campana. 

Aggiungono che si tratta di un difetto congenito su molti esemplari di Sportster prodotti dopo il 2003 e se non effettuo il lavoro rischio di danneggiare pure l'albero motore. Mi dicono che per ovviare a questo problema mi montano una frizione rinforzata della Barnett in luogo di quella originale. 

Qualcosa non mi quadra. E' il terzo Sportster che ho in ventisei anni e non ho mai sentito di un problema del genere. Chiedo che mi venga richiusa la moto, dicendo che me la porto a casa così come sono venuto, dopo aver effettuato il tagliando in mia presenza (come da preventivo accordo).  Mi viene obiettato che la moto non può tornare a casa perchè c'è rischio di una improvvisa rottura e che, comunque, loro non mi possono richiudere il carter in quanto non hanno la guarnizione (…..ma ogni meccanico che si rispetti non ha una pasta rossa che sostituisce temporaneamente le guarnizioni....?????). La discussione va avanti per circa mezz'ora ed alla fine decido di lasciare lo Sportster anche se sono molto dubbioso. Ho la sensazione di essere “fregato”. 

Mi presentano il conto: quasi 1200 Euro pagati compreso il tagliando (foto della fattura).

Da settembre 2017 faccio circa 1500 km, quando a Maggio 2018 sento uno strano rumore provenire dalla parte sinistra del motore a caldo. Un ticchettio che mi fa immediatamente pensare alle punterie. Non mi fido a recarmi nuovamente presso l'officina che mi ha effettuato il lavoro sulla frizione. Ho paura che saltino fuori altri problemi. Decido di spedire la moto al dealer di Jesi.

Apro una parentesi a riguardo. Nell'agosto 2017, di ritorno dal Summer Jamboree, mi ferno a visitare la concessionaria HD di Jesi, anche per salutare uno dei due proprietari: Luca Fava che conosco dai primi anni duemila, da quando aveva l'officina autorizzata Triumph e ci incontravamo ai vari Triumph Day. Lo ricordo come una persona umile e competente.  Da quando non esistono più le Numero Uno (le concessionarie Harley-Davidson create da Carlo Talamo) entro molto titubante nei vari dealer. Mi sento quasi sempre fuori posto e difficilmente respiro quell'aria familiare che si toccava con mano quando c'era Carlo (Talamo). In qualche occasione sono pure entrato ed uscito da un dealer nello spazio di un secondo, quasi stessi per cadere in una vasca di coccodrilli.  
  
Questa volta sembra che la faccenda sia diversa. Sono tutti sorridenti e salutano, ti prestano attenzione e sembra di stare a casa. Anche se gli spazi sono diversi ho la sensazione di trovarmi dentro a qualche Numero Uno. Stefano mi invita a provare diverse moto, mostrandosi di una disponibilità a tratti disarmante mentre Luca, che vedo dopo circa una mezz'oretta dal mio ingresso, è esattamente come lo ricordavo. Quando vado via mi dico che in qualche modo debbo aver a che fare con loro in futuro. 

Così, quando capisco che qualcosa non quadra nel mio Sportster e voglio avere non solo un parere estremamente qualificato, ma pure che sia nelle migliori mani (senza nulla togliere ad altri concessionari egualmente bravi e competenti ma che non ho avuto modo di incontrare), ci metto due secondi a chiamare Luca ed inviarlo a Jesi.

Il responso non lascia dubbi: il rumore delle punterie potrebbe peggiorare ma, soprattutto, il lavoro sulla frizione non andava effettuato in quei termini. Sarebbe bastato cambiare i dischi e dare una pulita intorno alla campana. Mi viene comunque detto che il lavoro è stato effettuato bene

Magra consolazione perchè mi sono stati tolti dei soldi non dovuti.

A questo punto del racconto chi legge si potrebbe chiedere perchè invece di scrivere su un blog non parto con un'azione legale ????

Primo, mi sembra giusto “dare a Cesare quel che è di Cesare”, ovverosia ringraziare gente onesta come Luca e Stefano.
In secondo luogo, per far partire un'azione legale si deve dimostrare che l'intervento eccessivo sulla frizione del mio Sportster non era assolutamente da effettuare. 
I “furbacchioni” dell'officina, sebbene sollecitati più volte a fare delle foto sul lavoro che stavano effettuando, se ne sono ben guardati.

E se per convincere un giudice (giustamente) si devono avere dei riscontri concreti, al sottoscritto basta una prima sensazione ed una successiva diagnosi fatta da una persona estremamente competente ed assai onesta


venerdì 17 febbraio 2017

XL 1200 CX Roadster

xl 1200 cx roadster tracker by hd jesi side right

xl 1200 cx roadster tracker by hd jesi side left

xl 1200 cx roadster tracker by hd jesi front end

xl 1200 cx roadster tracker by hd jesi back

 

Pensata per il fuoristrada, questa Roadster si intona benissimo con il paesaggio mozzafiato offerto dalle colline marchigiane...... 

 

Chi gravita da anni attorno alle scena custom italiana sa bene chi è Luca Fava, boss della concessionaria HD Jesi, vecchia conoscenza del panorama motociclistico “vintage”, legato in un suo recente passato al marchio Triumph. Di Luca, oltre che le notevoli doti umane, si è sempre apprezzato l'indubbio valore tecnico, che lo ha portato a concepire la sua “CX” non come una semplice moto da passeggio, ma come l'ideale per affrontare i percorsi più impervi. Una tracker ancor più estremizzata per alcuni aspetti.

Non stupisce, quindi, che la “CX” sia tra le dieci finaliste della la Battle of The Kings 2017, nonostante le modifiche effettuate siano minime, riguardando principalmente il montaggio di ruote scolpite e di sospensioni dalla maggiore escursione. Il resto è stata opera di affinamento ed adeguamento allo stile della moto (come il faro anteriore supplementare ai piedi della forcella, il barilotto e la tanica di benzina al posto delle borse, numerosi particolari neri opachi che si abbinano alla verniciatura verde, anche questa opaca).

E'superfluo dire che la “CX” piace per numerosi motivi, primo fra tutti, quello di essere stata creata con interventi irrisori. Non solo. Questa moto potrebbe tranquillamente essere messa in produzione dalla Harley-Davidson, andando a colmare quella lacuna nella gamma Sportster, in tema di moto col tassello.


UP: i numerosi accessori inventati
DOWN: si sarebbero dovuti montare due terminali aperti, per far risuonare il rombo nelle vallate