Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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martedì 23 ottobre 2018

Forty-Eight "bobber"

forty eight bobber with springer fork

forty eight bobber with springer fork

forty eight bobber with springer fork

forty eight bobber with springer fork

forty eight bobber with springer fork


Si può intervenire su una moto “perfetta” ???? Sembra che qualcuno ci sia riuscito.....


Quando il Forty-Eight apparve sul mercato, nel 2010, a Milwaukee volevano riempire quel vuoto di mercato causato dall'assenza di un vero “bobber” nella produzione di serie. In passato troppi Sportster erano stati “bobberizzati” (talvolta intervenendo anche in maniera pesante). 

La scelta si rivelò vincente e, non a caso, il Forty-Eight è tra le moto più vendute dell'intera gamma Harley-Davidson. Linee pulite, altezza sella ridotta, cerchio anteriore da 16 pollici con relativo gommone ed aspetto rude. Questi i punti  fondamentali che ne hanno decretato il successo. Possibile fare di più ????

Certamente. Basta montare una forcella Springer (utilizzando cerchio e pneumatico di serie) con il manubrio di un vecchio WL 750, comandi CCM, manopole Biltwell “old style” e qualche altro accessorio come un piccolo faro posteriore, un filtro dell'aria dall'aspetto antico ed una coppia di terminali Screamin'Eagle per dare una voce tonante al bicilindrico 1200, troppo soffocato dalle normative Euro.

Per finire ampio ricorso ad una verniciatura rosso opaca su molte parti (come la calotta del faro anteriore).

Semplice ????? Si, ma il rischio di rovinare una moto pressochè perfetta era altissimo ed in questi casi bisogna agire con molta accortezza. 
Questo tipo di interventi, infatti, sono quelli attualmente più indicati per alcuni modelli ed il Forty-Eight così realizzato è un valore aggiunto al prodotto di serie.

mercoledì 6 settembre 2017

Ironhead Sportster - XLCH 1976

ironhead sportster xlch 1976 red side right

ironhead sportster xlch 1976 red side left

ironhead sportster xlch 1976 red engine

ironhead sportster xlch 1976 engine side left


Il giusto modo di restaurare un Ironhead 1000 che ha oltre quarant'anni.....


Negli States, quando si parla di Harley-Davidson è tutto più semplice. Non mi riferisco alla normativa in tema di modifiche legali, ma alla facilità ed al basso costo con cui si possono reperire vecchie moto e con cui ci si può andare in giro.

Situazioni come queste non sono infrequenti e molti sono coloro che comprano vecchi Sportster senza spendere una fortuna.

L'Ironhead è cambiato un poco rispetto all'origine, non subendo interventi eccessivi. Come si può vedere, il motore pur essendo stato revisionato con pistoni e valvole nuove non è stato riverniciato ed i cilindri hanno mantenuto i segni del tempo. Sono stati aggiunti due scarichi liberi ed un filtro dell'aria S&S, ma si tratta di ben poco.

E' stato montato un diverso parafango posteriore (più corto), manubrio e sella (singola) Biltwell. Sono state eliminate frecce ed indicatore di velocità, aggiunto l'avviamento elettrico. 

In Italia gli Ironhead non sono a buon mercato ma ci si può togliere lo stesso qualche soddisfazione pur senza esagerare. I motori, pur avendo bisogno di qualche piccolo aggiustamento, sono molto robusti e longevi a patto, comunque, di curarli nel modo giusto.

martedì 20 giugno 2017

Slim Jim: uno Sportster scrambler per l'estate!!!

slim jim sportster scrambler m y 2003 side right

slim jim sportster scrambler m y 2003 side left

slim jim sportster scrambler m y 2003 engine and gas tank

slim jim sportster scrambler m y 2003 rear

 

E' arrivata l'estate: voglia di scrambler ??? Bene. La si compra oppure, in alternativa, si modifica la propria moto.

 

La soluzione proposta dai ragazzi di Clock Work Motorcycles è alquanto semplice e poco dispendiosa
Si parte da uno Sportster costruito fino al 2003 (preferito rispetto ai modelli con il nuovo telaio per il minor peso), sostituendo i parafanghi originali, con altri diversamente sagomati, oltre che più leggeri. Contestualmente si lavora anche sulla parte posteriore del telaio (ma si può anche evitare di farlo) e sulla sella. Ovviamente, per avere una scrambler che si rispetti, occorrono dei pneumatici tassellati, uno scarico apposito ed un manubrio alto. Sullo Slim Jim vengono montati dei pneumatici Dunlop K70, un manubrio come quello della Ducati Scrambler degli anni settanta ed un bellissimo scarico due-in-due con finale a trombone, costruito direttamente in casa.

Completano l'opera altri particolari come un diverso serbatoio del carburante, un kit di conversione a catena, manopole Biltwell,  un filtro dell'aria BCM ed un mini faro posteriore. Tutta la moto viene dipinta in verde inglese metallizzato.

Quella appena proposta è la soluzione ideale per avere con pochissima spesa un'ottima  Scrambler (se si eccettua il lavoro per modificare il telaio posteriormente). Si può utilizzare come base di partenza anche un modello più recente,  consapevoli del fatto che la linea è meno filante ed il peso maggiore

L'importante è ricordarsi alcuni principi fondamentali: questo tipo di moto, di base, è estremamente semplice, per cui meno orpelli e diavolerie varie ci sono, e più si avvicina all'idea di fondo o, se vogliamo dirla tutta, alla capostipite che è la prima Ducati Scrambler. Non è necessario lavorare sul telaio, ma è sufficiente trovare parafango e sella ad hoc. 

Se il modello di Sportster che si utilizza è molto basso, si possono montare degli ammortizzatori di lunghezza maggiore. Vanno bene i cerchi originali, anche se ne caso della Superlow non sono proprio il massimo per una Scrambler. Gli scarichi possono essere anche quelli originali, anche se un bel due-in-uno sarebbe il massimo. L'avantreno è meglio non toccarlo per non alterare l'aspetto estetico della moto. Lo Sportster, con il faro inserito in mezzo alla forcella di piccolo diametro (39mm), è l'ideale. Al massimo si può intervenire internamente alla stessa.  

La Slim Jim, quindi, rappresenta l'ideale Scrambler su base Sportster, stante l'estrema semplicità costruttiva ed i pochissimi interventi ben concepiti.


UP: sella
DOWN: lavorazione telaio nella parte posteriore


 


giovedì 13 ottobre 2016

Biltwell muffler Cannon

biltwell muffler cannon chrome angle

biltwell muffler cannon chrome side
biltwell muffler cannon kit

 

Volete cannonate di decibel ???? Ecco gli scarichi che fanno per voi!!!!! 



Un rombo da far venire la pelle d'oca ed una linea che si sposa perfettamente con lo Sportster. Sembrano la naturale prosecuzione dei collettori originali e si montano senza la minima difficoltà sugli stessi. Sono corti, leggeri e tutto sommato, economici (in Italia costano poco più di 100 euro e possono essere montati su tutte le moto), ma esagerati per quanto riguarda il rumore.

Non che sia brutto o dia fastidio quando si stia sopra la moto. Anzi: i Biltwell Cannon esaltano il carattere del motore dello Sportster, troppo mortificato dai terminali originali, ma non è pensabile montarli se si utilizza la moto in città oppure in un centro abitato. Si tratta di civiltà. 

Il motivo ???? Lo capirete continuando a leggere. Prima di comprarli mi sono informato parecchio sugli stessi, verificandone rumore, sia attraverso la presenza del silenziatore (e la lunghezza degli stessi), sia guardando più volte il video su youtube (che non offre la dimensione esatta del rombo).

Una volta accesa la moto sono rimasto di stucco: rombo bellissimo ma, in apparenza, un tantino esagerato.

La sensazione viene poi successivamente confermata dopo due giorni di utilizzo. La moto su cui li ho montati è uno Sportster 883 ad iniezione. Quando si avvia la moto si sentono e parecchio: dentro al box mi tremava lo scaffale in metallo. Poi il tono cala di poco non appena il motore si scalda.

Camminandoci nel caotico traffico cittadino, si ha la sensazione che  offrano maggior coppia rispetto a quelli originali, ma bisogna stare attentissimi a dosare la manopola del gas: i decibel aumentano a dismisura e sembra di stare su un biplano della Prima Guerra Mondiale. Una vero piacere per chi guida.

Si percepisce alla perfezione il comportamento del motore e ci si sente legati tramite un cordone ombelicale, ma è praticamente impensabile utilizzarli in città. Vanno bene se si vive in campagna e si utilizza la moto su strade extraurbane. In caso contrario è meglio lasciar perdere. Oltretutto c'è un altro problema: non sono omologati. Però che goduria in due giorni di utilizzo......




mercoledì 25 maggio 2016

Carducci Dual Sport SC3. Uno Sportster per il deserto!

carducci dual sport






 

Uno Sportster per affrontare il deserto senza problemi mancava. Poi è arrivato un ingegnere italoamericano sognatore di nome Jim Carducci......

 

.....ed il suo progetto ha preso forma nel migliore dei modi (la moto è stata progettata interamente al CAD è costruita con macchine a controllo numerico).
La moto dall'idea del suo inventore di non avere uno Sportster di serie adattato con pochi lavori ad affrontare tutti i terreni, ma qualcosa di nuovo ed innovativo in tal senso. E' un vero tripudio all'avventura ed ogni particolare è finalizzato ad esaltarne questo aspetto.

Nella progettazione della SC3, si è partiti da un elemento base: il motore dello Sportster doveva incastonarsi nel telaio originale che, nella parte posteriore, è stato comunque modificato. Per ragioni legate sia al minor peso che alla conformazione stessa del telaio, si è partiti da uno Sportster del 2003 con il motore montato rigidamente al telaio.

Il motore ha subito pochi interventi, finalizzati esclusivamente un poco più di potenza e coppia rispetto a quello originale. Per evitare, infatti, di perdere la proverbiale affidabilità (indispensabile nelle lunghe traversate desertiche....) del bicilindrico Sportster ad aste e bilancieri, sono stati esclusi categoricamente interventi sul basamento.

La cilindrata è stata portata a 1250 tramite un kit NRHS, ma sono stati montati pistoni dal diametro maggiorato su nuovi cilindri, abbinati ad alberi a cammes Andrews N4, senza intervenire minimamente sulla corsa.

Il carburatore è rimasto di serie, ma il filtro dell'aria è stato sostituito da un elemento K&N (esternamente mantiene la conformazione originale).

Nella prima versione del progetto l'impianto di scarico era un Supertrapp due-in-due alto.
Successivamente (come si può vedere dall'ultima foto) è stato montato invece un due-in-uno artigianale con terminale Leo-Vince in carbonio.

Gran parte del lavoro di progettazione e costruzione ha riguardato sovrastrutture ciclistica, che è stata cambiata nelle quote originarie.

Il telaio è stato modificato posteriormente in modo che gli ammortizzatori (Ohlins) fossero perfettamente verticali e potessero lavorare su un diverso forcellone in alluminio ricavato dal pieno, costruito appositamente per la SC3. E' stato poi aggiunto un telaietto, costruito anche esso in casa, così come il bellissimo serbatoio del carburante da 22 litri.

L'utilizzo di numerosi componenti di qualità come il manubrio Biltwell, le pedane Joker Machine, la sella Corbin, i freni Beringer, di una forcella Ohlins da 48 mm a steli rovesciati e cerchi Buchanan's (da 18 pollici il posteriore e 21 l'anteriore anche se è previsto il montaggio di cerchi con misure stradali da 17 pollici al posteriore e 19 all'anteriore) completano l'opera di costruzione.

Il risultato di questo lavoro che ha comportato, come evidenziato sopra, una necessaria rivisitazione delle quote della ciclistica, è stato l'aumento dell'altezza della sella (superiore ai 900 mm) e dell'interasse, oltre ad una maggior escursione di forcella (+ 250 mm) ed ammortizzatori (+ 200 mm).

Il peso a secco della moto si aggira attorno ai 206 chilogrammi.

E' stato poi previsto il montaggio di un sofisticato sistema GPS.

Si tratta di un'ottima realizzazione, frutto di un accurato studio e di un'opera di ingegneria notevole.

Purtroppo sarà difficile vederne in produzione su larga scala, dato l'artigianalità della moto ed i costi notevoli di produzione, anche se non è da escludere la creazione di una piccola serie.


UP: il telaietto posteriore

DOWN: i piccoli para-colpi sotto al serbatoio del carburante