Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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domenica 23 giugno 2019

Back in Black Cafe Sportster

wrenchmonkees cafe racer sportster

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wrenchmonkees cafe racer sportster

wrenchmonkees cafe racer sportster

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Chi conosce questi artigiani danesi è al corrente di quale sia la loro filosofia costruttiva: ampio ricorso al nero, grossi pneumatici, aspetto marcatamente old-style, nessuno spazio ai fronzoli. Le loro moto si riconoscono da lontano, sebbene vi siano stati tentativi di imitazione. 


Lo Sportster Evolution, chiamato “AW16” è un cafe racer con un ampia carenatura che la fa assomigliare alle moto delle gare da endurance, ma ha alcuni elementi bobberistici come i grossi pneumatici. 


Si parte da un modello 883 del 2001 sul quale si monta un bellissimo serbatoio in alluminio spazzolato Storz con rubinetto del carburante Pingel. Salvo il cupolino proveniente da una Yamaha TZ da corsa, tutto il resto è costruito in casa, ad iniziare dalla carenatura, all’interno della quale è stato incastrato perfettamente il filtro dell’aria del carburatore, per passare al bellissimo codone e finire ai collettori degli scarichi con andamento parallelo. 


Se il motore è totalmente originale (salvo un filtro dell’aria K&N e gli scarichi) sulla ciclistica si è lavorato provvedendo ad abbassare la parte anteriore tramite un kit Progressive che diminuisce l’interasse della forcella, mentre posteriormente sono stati montati ammortizzatori della stessa azienda ma leggermente più lunghi degli originali. Il cerchio posteriore è rimasto originale da 16 pollici, mentre anteriormente si è provveduto a montarne uno da 18 pollici, con pneumatici Continental K112. 


L’eliminazione dei supporti parafango si è resa indispensabile per montare il corto codone. Come avviene per la maggior parte delle realizzazioni Wrenchmonkees, molte parti presenti sulla moto sono frutto di lavorazioni specifiche, ma facilmente replicabili ed acquistabili sul loro sito. 


giovedì 4 gennaio 2018

The Bueller!

the bueller buell ulysses scrambler revival cycles

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La Buell Ulysses cambia pelle, per diventare una belva in grado di affrontare il caotico traffico metropolitano.


Una delle tendenze di questi ultimi tempi è rappresentata dalle scrambler: moto con pneumatici tassellati, abbastanza rifinite, con una verniciatura curata, in grado di essere utilizzate sia su terreni impervi, che di far bella figura davanti al bar all'ultima moda. 

Il concetto originario delle scrambler si è evoluto in una ulteriore direzione, quella di moto create appositamente per quei contesti cittadini dominati dal caos delle grandi metropoli e dalle strade rovinate, come se fossero retaggio di una guerra appena conclusa. Sono nate, così, moto estremamente selvagge, elaborate senza spendere molto: un manubrio largo, due pneumatici tassellati ed un alleggerimento globale, pochissima cura di verniciatura e particolari. 

Il caso non è di questa Buell che, diversamente da quanto sembra, è una moto  molto curata. Il lavoro di trasformazione ha avuto come presupposto lo smontaggio completo della Ulysses ed un certosino lavoro di alleggerimento, che ha comportato la sostituzione della parte posteriore del telaio con uno nuovo in alluminio progettato al CAD

Dello stesso materiale il finto serbatoio, sotto al quale ora è ospitata anche la batteria (ora a litio) e la nuova centralina Buell Racing in grado di portare la potenza a 115 cv. Per trovare lo spazio necessario si è sostituito il vecchio air-box con un filtro K&N. L'aumento di cavalli è stato ottenuto anche attraverso un nuovo scarico ispirato alle Harley-Davidson da board-track dei primi del '900.

Per quanto riguarda la ciclistica, la forcella originale Buell è stata modificata con parti di una forcella Aprilia, per abbassarla, mentre sull'ammortizzatore posteriore sono stati costruiti nuovi leveraggi. I cerchi originali sono stati sostituiti da unità Excel a raggi di diverso diametro (17 pollici al posteriore e 19 pollici all'anteriore), che hanno comportato il montaggio di un nuovo impianto frenante all'anteriore, costituito da un disco freno non perimetrale ed una pinza a quattro pistoni Discacciati. In linea con il tipo di moto, la scelta di montare una trasmissione finale a catena in luogo della cinghia dentata ed i pneumatici tassellati Continental TKC80.  

Il vero tocco finale per questa moto sarebbe montare una borsa laterale che la renderebbe non solo ancora più affascinante, ma assai più adatta all'utilizzo urbano.


 

martedì 27 giugno 2017

Tribute to Hagakure


tribute to hagakure buell xb9 board track side right

tribute to hagakure buell xb9 board track side left

tribute to hagakure buell xb9 board track clutch

tribute to hagakure buell xb9 board track rear wheel

tribute to hagakure buell xb9 board track frame with oil engine

Attorno al motore di una Buell XB9 viene costruita una moto in grado di battere i record di velocità, ma di figurare bene anche nel salotto di casa.....


E' un duro lavoro quello realizzato da Laurent Dutruel, che ha portato via oltre 1300 ore di tempo, dedicate a questo progetto. Un progetto ambizioso che prende ispirazione da una moto del 1995.
La XB9 viene spogliata di tutto (….anche dell'iniezione elettronica...). Il motore dotato di un carburatore Mikuni HSR 48 e di scarichi fatti a mano.

Tutto il resto è costruito dallo stesso Laurent che, oltretutto, nel 2013 si permette di vincere con questa moto  AMD World Championship in Germany: il campionato mondiale dei customizer.
Come detto, viene praticamente costruito tutto: telaio, serbatoio del carburante e forcella, facendo uso dell'alluminio. Il telaio funge anche da contenitore dell'olio. La linea richiama esplicitamente quella delle moto da board-track degli anni venti, con l'aggiunta di elementi di modernità
.
Le ruote sono due cerchi Harley-Davidson da 19 pollici, con relativi pneumatici Continental.
La Buell “Tribute to Hagakure” rappresenta una vera e propria scultura su due ruote. Sebbene Dutruel nel 2011, sul lago di Bonneville, abbia raggiunto i 208 km/h  (la moto è dotata di un telaio rigido), a voler essere sinceri, rappresenta uno dei massimi esempi di inutilità su due ruote. Stilosa, ma praticamente inservibile. Però la vorremmo avere dentro casa!!!!!

UP: telaio ed avviamento a strappo
DOWN: cornetto di aspirazione del carburatore



martedì 17 maggio 2016

Bull Tracker

bulltracker







 

Uno Sportster Custom trasformato in una splendida scrambler, pronta anche ad affrontare qualche sterrato impegnativo......

 

Su questo blog, in un recente post (http://www.1957legend.it/2016/05/sportster-custom-2004.html ), avevamo presentato lo Sportster XL Custom del 2004, mettendo in evidenza come i modelli Custom, spesso siglati con la “C” fossero abbastanza ricercati ma non come i 1200 Roadster.

Ciò che non avevamo assolutamente sottolineato era come questi modelli non fossero molto utilizzati per elaborazioni, stante il cerchio da 21 pollici anteriore e l'abbondanza di cromature.

Il dealer belga H-D Capital Brussels ci mostra come con un XL Custom si possa creare una splendida scrambler (a dire il vero non si tratta di una novità assoluta in questo senso).
La meccanica è stock. Sul motore 1200 non sono stati effettuati interventi, salvo un filtro dell'aria S&S ed uno scarico due-in-due Supertrapp alto.

Come si può notare, gran parte del lavoro è stato effettuato sulla ciclistica, attraverso un nuovo assetto, ottenuto con ammortizzatori posteriori più lunghi di 50 mm di quelli originali e la modifica alla parte posteriore del telaio, che rende la moto molto più corta.
Su un mezzo del genere si debbono obbligatoriamente cambiare anche i pneumatici: vengono scelti dei Continental Off Road, abbinati ai cerchi di serie.
La cinghia della trasmissione originale lascia il posto ad una catena, ben più adatta al nuovo utilizzo di questo Sportster.
A finire l'opera ci pensano i due parafanghi e le bellissime tabelle portanumero.
Si tratta di una moto decisamente bella, sulla quale è molto difficile trovare dei difetti, salvo alcuni dettagli.


UP: una scrambler che diventa quasi una vera e propria moto da enduro anni settanta

DOWN: alcuni particolari come i led sulla forcella, le leve ed il fanalino posteriore color oro










martedì 26 aprile 2016

The Thugster: il teppista!!!!!!










Uno Sportster Iron 883  pronto per affrontare le guerriglie suburbane in un immediato futuro, dove in molte metropoli regnerà il caos e le strade asfaltate saranno un ricordo del ventesimo secolo.

 

Le forme sono quelle che da sempre hanno caratterizzato gran parte degli Sportster dei ragazzi di Shaw Speed & Custom: assetto low e tozzo, pneumatici tassellati, generale aspetto minimalista. Ma questa volta c'è qualcosa in più. The Thugster ha l'aria minacciosa di una moto che appare costruita apposta per intimorire. A questa sensazione contribuisce non solo la verniciatura antracite su gran parte di motore e telaio, ma anche la carrozzeria invecchiata e le fiamme sul serbatoio. Altri particolari sono il corto scarico due in uno privo di silenziatore (….sai che musica....) con le bande sui collettori, i coperchi delle teste stile XR 1000 della EMD e l'assenza del tradizionale parafango anteriore (è stato montato solo un para spruzzi dietro la ruota anteriore verniciato anche esso con le fiamme) per non parlare, poi, di forcella e faro anteriore.

The Thugster può intrigare a prima vista oppure far storcere il naso. Qualunque sia la reazione, si tratta di una moto molto ben costruita e studiata a fondo, anche se non convincono alcuni particolari.
Noi, comunque, ne siamo rimasti affascinati e sembra che i ragazzi di Shaw Speed & Custom si siano spinti molto oltre i loro standard (di per se già alti).


UP: è stato espresso benissimo il concetto di moto nata per la guerriglia urbana

DOWN: il contachilometri a led e le realizzazioni in cuoio di sella e borse che, sebbene di pregevole fattura, sembrano mal conciliarsi con una moto così rozza e selvaggia




venerdì 26 febbraio 2016

Una scrambler per tutti!!!!!!







Uno Sportster scrambler costruito pensando a come erano queste moto negli anni sessanta e settanta, ma rivisto in un'ottica moderna. Il suo nome è H1 ed è stata costruita nella “Grande Mela”.

 

Non capita tutti i giorni qualcuno che ritenga una Harley-Davidson Sportster 1200 del 1999 la moto più adatta per costruire una scrambler estremamente duttile.
Solitamente si ripiega su altri marchi che hanno nel proprio catalogo mezzi più leggeri e di minor cilindrata, probabilmente più adatti all'utilizzo in questione.
VDB Moto va contro questa tendenza e costruisce una scrambler tanto bella e rustica, quanto versatile. Per riuscire in questo intento i ragazzi di Brooklyn hanno mixato sapientemente vecchio e nuovo.
Partendo dal telaio standard, si è provveduto ad accorciarlo posteriormente, creando poi una curvatura con tubi d'acciaio, per sostenere il corto parafango in alluminio costruito in casa insieme alla sella. La forcella originale è stata sostituita con una Showa a steli rovesciati, che lavora su un cerchio da 18 pollici (uguale a quello posteriore) con pneumatico  Continental TKC 80. La frenata è stata affidata anteriormente ad una pinza Performance Machine a 6 pistoni abbinata ad disco da 13,5 pollici, mentre posteriormente non si è intervenuti. Filtro aria Boyle Custom e scarichi artigianali tipo “shotgun” da oltre 2 pollici, privi di qualsiasi silenziatore, sono gli unici interventi sul motore, necessari per avere un poco più di potenza ed un sound da.....far tremare la terra!!!!
Completano l'opera il serbatoio del carburante proveniente da una Honda degli anni settanta modificato nell'imbocco della benzina ed altri particolari come il riposizionamento della chiave di accensione, la trasmissione finale a catena in luogo di quella originale a cinghia, ammortizzatori posteriori più lunghi ed un manubrio più basso, necessario per fornire una posizione di guida più caricata sull'avantreno.
Si tratta di un ottimo mezzo e ben riuscito, anche se i puristi potrebbero storcere il naso per alcune scelte tecniche come la forcella a steli rovesciati o il filtro dell'aria in alluminio.

UP: i ragazzi di VDB Moto sono riusciti a costruire una moto tanto rustica, quanto elegante in grado di soddisfare sia coloro che cercano nelle scrambler delle compagne di tutti i giorni per muoversi senza problemi nel caotico traffico urbano, sia quanti concepiscono questo mezzo nella sua connotazione più rude.

DOWN: la verniciatura del serbatoio brutta ed insensata come poche altre. I carter neri stonano non poco.