Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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giovedì 13 gennaio 2022

Fiammante!!!!! - Sportster dragster 1996






Negli anni novanta il mondo custom in Italia era praticamente allo stato embrionale trascinato, come si può ben immaginare, dal fenomeno Harley-Davidson, soprattutto da Carlo Talamo e dalla sua Numero Uno. Fu un fenomeno che si espanse in pochissimo tempo, grazie molto anche alle riviste specializzate (Freeway Magazine su tutti) che diede modo a realtà imprenditoriali di nascere e svilupparsi nel tempo. Iniziarono a venire organizzati eventi e nacque anche il Campionato Italiano Dragster, sulla scia di quanto stava accadendo in alcuni paesi europei. Le preparazioni a tema, praticamente inesistenti fino ad allora, iniziarono a vedersi.

Lo Sportster di questo articolo apparve nel 1997 ed, oltre ad essere molto bello esteticamente è anche interessante dal punto di vista tecnico. Basamento del motore e telaio sono di serie (anche se quest'ultimo è stato verniciato e sottoposto a "molding"), ma su tutto il resto si è intervenuto di brutto nell'ottica di spremere ogni cavallo disponibile dallo "small block" sul minor peso possibile.

Partiamo dal motore. La cilindrata è rimasta di serie (1200 cc) ma quasi tutto il resto è stato cambiato. 

Imbiellaggio S&S, pistoni forgiati JE, cammes Andrews, punterie Crane, carburatore S&S Super G, accensione Dyna, testate STD, molle e valvole Manley, scarico Supertrapp, portano il rapporto di compressione all'impressionante cifra (per l'epoca) di 12:1.

Telaio e forcella sono di serie ma sono stati abbinati a cerchi PM da 18 pollici e freni forniti dalla stessa ditta ed una trasmissione finale a catena (la cinghia sarebbe stata fatta a pezzi alla prima partenza....). Poi tutta una serie di dettagli come il coperchio del pignone ed il serbatoio dell'olio fatti a mano.

La potenza ?????

Dato che la moto fu costruita dai ragazzi di Harley-Davidson Speed Shop di Firenze (a quei tempi erano officina autorizzata Americana), fate un salto da loro e chiedete se hanno buona memoria!!!!!!!!

martedì 14 dicembre 2021

Sportster 1200S by Roberto Rossi





Inauguro con questa moto la nuova sezione "BUY" dove inserisco gli Sportster (e Buell) che vedo in vendita e, per qualche motivo, potendo comprerei di corsa. La scelta delle moto avverrà in maniera del tutto casuale (cioè non effettuando ricerche mirate o con cadenza temporale), controllando gli annunci presenti sui portali che vanno per la maggiore, elencando quelli che, secondo me, sono gli elementi che mi hanno colpito. Di contro, non farò alcuna menzione delle moto in vendita che non mi piacciono.

Inizio da questo Sportster 1200S che hanno in vendita gli amici del Reparto Sportivo. La moto è stata costruita da Roberto Rossi (volto assai noto nel panorama custom e sulla cresta dell'onda a cavallo tra gli anni novanta e duemila). 

La carrozzeria interamente in alluminio verniciata a mano è il pezzo forte di questa moto, che tra le sue armi ha anche i pochi chilometri all'attivo (circa tredicimila), il carburatore e filtro aria Screamin'Eagle, il doppio scarico Supertrapp da flat-track e gli ammortizzatori più performanti. La cifra richiesta di per se non è bassa (sono sempre 9000 Euro) ma la moto è bellissima e, dato non indifferente, si tratta di una di quelle special con modifiche reversibili, cioè che può essere riportata in conformazione originaria

Personalmente la moto mi fa impazzire e cambierei solo la colorazione che, a mio avviso, non rende bene al 1200 S così elaborato. Tra l'altro, ho un debole per il 1200 S con testata a doppia candela ed amo su questa moto le elaborazioni che ne esaltino il carattere sportivo o racing. 

Dimenticavo. Un altri aspetti importanti: i ragazzi del Reparto Sportivo sono gente seria e questo la dice lunga sulla bontà di tutto quanto propongono, così come la capacità del costruttore (non la scopre il sottoscritto) che rende il 1200 S obiettivamente un mezzo ben concepito.

Qui il link:  https://www.repartosportivo.com/xl1200s-track

mercoledì 3 novembre 2021

Thunderbird Sportster





Torniamo ancora molto indietro nel tempo con questo Sportster customizzato seguendo fedelmente i dettami dell'epoca.

Siamo nel 1996, periodo che potremmo definire di nascita del fenomeno custom (sebbene l'inizio delle elaborazioni sulle moto vada ricercata molto più indietro nel tempo....)  trainato in Italia dalla Harley-Davidson con Carlo Talamo e la sua Numero Uno che, almeno in questa fase, trova poco riscontro sui rotocalchi (se si eccettuano le famose pubblicità dello stesso Carlo Talamo che ogni tanto appaiono su vari tipi di riviste). Accanto alle moto personalizzate con qualche accessorio si iniziano a vedere custom particolarmente curate, che rispondono a canoni ben precisi, dove l'alluminio billet è elemento trainante, in controtendenza a quanto accadrà molti anni dopo con l'affermarsi della tendenza "dark-custom". 

Diverse aziende ed officine, intuito il trend, avevano iniziato a produrre parti per Harley-Davidson e si erano convertite al custom, anche se non in maniera totale.
Lo Sportster di queste pagine ha qualcosa in più: il telaio verniciato e sottoposto a "molding" (cioè quel procedimento volto all'eliminazione delle imperfezioni). Il motore Evolution 883 è tutto lucidato e potenziato attraverso alberi a cammes Andrews, Carburatore S&S Super E, scarico due-in-uno Supertrapp. Ciclistica con forcella dotata di steli da 41 mm ancorati a piastre larghe OMP, maggiormente inclinate di sei gradi (uno dei must di quegli anni), cerchi Arlen Ness da 18 e 21 pollici, forcellone JMC, freni Performance Machine (fino a quando venne introdotta di serie la pinza freno a doppio pistone fu fondamentale sostituire l'impianto frenante originale se si voleva stare un poco più tranquilli......).

Il nome scelto per Sportster di per se non dice nulla, ma facendo un passo indietro a quegli anni, ha molto di evocativo. Nel 1994 la Triumph presentò la sua prima "modern-classic" che tanto avrebbe fatto successo: la Thunderbird. 

Carlo Talamo, che da qualche anno aveva iniziato l'importazione con successo delle moto inglesi attraverso la sua Numero Tre, ne approfittò per creare qualche special dall'indubbio appeal come ad esempio il Thunderbird Sport.

In questi giorni ricorre l'anniversario della scomparsa di Carlo Talamo e lo Sportster di queste pagine fa battere molto il cuore.....

venerdì 29 gennaio 2021

Black Wings






Negli anni novanta, soprattutto in Italia, la tendenza verso la customizzazione degli Sportster andava in una precisa direzione: ciclistica prelevata da qualche “jap” di ultima generazione o, comunque, “modernizzata” e motore elaborato all'inverosimile.

Il “dark custom”, poi diventato di serie, si sarebbe affermato molto tempo dopo. Le prime elaborazioni  “dark” fecero scalpore, come le due creazioni di Carlo Talamo e della Numero Uno (anche se non su base Sportster) come “La Suora” e “Fate l'amore e non fate la guerra”. 

Lo Sportster apparso sulle pagine di Freeway nel 1995 è fedele alla filosofia dell'epoca: forcella Ceriani a steli rovesciati (la stessa di qualche kit approntato dalla Numero Uno) che lavora su un cerchio da 16 pollici (una novità per l'epoca ) con disco flottante da 320mm e pinza a quattro pistoni marchiata Brembo, ammortizzatori posteriori più bassi degli originali di tipo progressivo (altra novità in quegli anni....).

Il motore, fiore all'occhiello di questa elaborazione, viene spremuto a dovere aumentando la cilindrata da 883 a 1200 cc tramite pistoni Wiseco e montando alberi a cammes Andrews, carburatore Mikuni HSR 42 e scarico due in uno Supertrapp. Viene rinforzata la frizione sostituendo l'originale con una Barnett e montato posteriormente un cerchio più largo (sempre da 16 pollici come l'originale), montando la trasmissione finale a catena.


mercoledì 2 dicembre 2020

Spanish Flyer






Negli anni novanta la tendenza per customizzare gli Sportster  (quando non si voleva realizzare un bel chopper con telaio rigido) era più o meno una: ciclistica prelevata da qualche “jap” sportiva, motore elaborato pesantemente, verniciatura vistosa. Questo prima che negli anni duemila si affermasse il fenomeno cafe racer e, un decennio più tardi, si iniziasse ad esplorare infinite forme di customizzazione.

Specialmente in Francia si poneva molta attenzione all'aspetto cromatico, fondamentale per supportare un'ottima elaborazione.

Nel 1997 sulla rivista Freeway Magazine Italia appare questo Sportster costruito in Spagna seguendo quella logica. La base di partenza è un 883 del 1991 con cambio a cinque rapporti e trasmissione finale a cinghia, sul quale viene montata una forcella a steli rovesciati prelevata da una Suzuki GSX-R 750, abbinata a cerchi della Performance Machine in lega da 17 pollici di diametro con canale da 3.5 (anteriore) e 4.5 pollici al posteriore.  La stessa azienda fornisce anche i dischi freno, molto in voga in quegli anni.

Il motore subisce un notevole aumento di potenza grazie alla cilindrata portata a 1427 cc tramite pistoni Axtell, carburatore S&S Super G dotato di Thunderjet, cammes Redshift, aste Crane, scarico due-in-uno Supertrapp.

Troviamo una serie di altri componenti di pregio come le pedane arretrate Storz, specchietti Arlen Ness e carrozzeria di tipo “warbird”, altro elemento che per un periodo di tempo è stato utilizzato in molte preparazioni.


venerdì 27 novembre 2020

Flattrack 750 by Harley-Davidson Monza





E' la bellissima  “special” realizzata da Harley-Davidson Monza, ma non ha come base uno Sportster......


Molti sicuramente storceranno il naso e riceverò diverse critiche, anche a fronte del fatto che questo blog è dedicato allo Sportster (seppur con qualche piccola divagazione), ma questa motoretta la dovevo assolutamente pubblicare e dire la mia, anche se è conosciuta da tempo.

Prima di continuare a leggere rispondete ad una semplice domanda: avete mai provato la Street-Rod 750 ?????? Se non lo avete fatto, provatela quanto prima, liberi da pregiudizi sul fatto che non sia una  “vera” Harley-Davidson.

Di certo la Street Rod 750 è molto “plasticosa” e se togliete il logo sul serbatoio potrebbe sembrare tranquillamente una di quelle tante moto cinesi dai nomi improponibili che circolano da tempo. Ma provate a salirci sopra e prima ancora a girale un poco intorno.....

Io l'ho provata dagli amici di Harley-Davidson Jesi e mi sono ricreduto!!!! Se cliccate qui leggerete le mie impressioni  e potrete farvi un'idea.
Tanto per fare un paragone, poco prima della Street Rod 750 ho provato la Royal Enfield Interceptor 650 (sulla quale sono salito nuovamente poco tempo addietro) che, seppur ottimamente realizzata, dalle linee coinvolgenti, dall'incredibile fascino “british” e dal prezzo giusto, lascia a desiderare in quanto a pure sensazioni di guida, se paragonata alla Street Rod 750 la quale, al contrario, è un “brutto anatroccolo”.

Della Flattrack 750 ho avuto modo di parlare con l'amico Paolo Ghirindelli del blog Due Cilindri il quale dopo aver visto (e penso anche provato) la moto me ne ha tessuto le lodi. Molti sui social ne hanno parlato malissimo ed una persona che l'ha comprata si è detto pentita perchè per l'idea che aveva in testa forse era più indicato uno Sportster da trasformare in casa. 

Diciamola tutta: è una moto da fighetto. Una moto che possono permettersi in pochi, perchè i 13.400 Euro richiesti sono tanti denari (anche se giustificati dalla qualità dell'elaborazione), soprattutto se si pensa che con poco di più (13.900 Euro) si compra il nuovo Softail Standard con motore da 1746 cc (!!!!!!!!). Certo, non si parla di una cifra impossibile, ma la moto è di fascia medio-alta. 

Però nella Flattrack 750 c'è moltissima sostanza. Più di quanto sembri. La moto, pur essendo praticamente di serie a livello tecnico (salvo i pneumatici da flat-track, il filtro dell'aria aperto ed il terminale Supertrapp) è stata rimaneggiata con una cura incredibile e la massima attenzione ai molti particolari. Evidente è lo spostamento di tutte le varie tubazioni del motore, nonché della loro sostituzione con altro materiale. Non immediatamente percepibile è la generale opera di alleggerimento a livello globale. Ad Harley-Davidson Monza sono riusciti non solo a rendere fascinosa una moto obiettivamente brutta, ma ad esaltarne il carattere.

Entra poi in gioco un altro aspetto, ma qui si esula dal mero lavoro sulla moto.
Guglielmo Zappa, attingendo ai suoi trascorsi (oltre venti anni a maneggiare vendere Harley-Davidson.....) “Talamiani”, ti vende non solo una bellissima “special”, ma anche un'idea. E qui sta principalmente il suo abile lavoro di marketing e comunicazione a cui facevo riferimento sopra, parlando dei suoi trascorsi. La linea di abbigliamento dedicata ed altri gadget che vengono dati insieme alla moto ne aumentano moltissimo il fascino.

Ora non mi resta che provarla non appena sarà possibile. Evitando poi di indebitarmi fino al collo per comprarla......




 


mercoledì 11 novembre 2020

Smanett-One!!!!!



 
                                       
                                                                         
          

Le preparazione in chiave racing degli Sportster, in Europa negli anni novanta, era sostanzialmente quella che si vede su questa moto apparsa sulle pagine della rivista italiana Freeway Magazine del 1995: si interveniva a fondo sul motore (talvolta anche sulla ciclistica adottando cerchi e forcelle prelevati da "jap" sportive), si montavano parafanghi in materiale plastico (prelevati da qualche catalogo) e si verniciava la moto in maniera abbastanza vistosa. Semi-manubri e pedane arretrate erano d'obbligo, seppur il concetto di cafe-racer si sarebbe affermato come moda negli anni duemila. 

Su questo Sportster 883 del 1989 (con trasmissione finale a catena e cambio a quattro rapporti) è stato cromato anche il telaio. Il motore è stato elaborato secondo la ricetta dell'epoca che prevedeva carburatore (nello specifico S&S Super E), motore portato a 1200 cc con pistoni dal diametro più grande (quasi sempre si utilizzavano i Wiseco dello stesso peso degli originali), alberi a cammes dal profilo più spinto (Andrews come in questo caso o Screamin'Eagle) e scarico due-in-uno Supertrapp (raramente venivano adottati altri scarichi). In più sono state lucidate le teste e rifatto completamente l'imbiellaggio.

A parte la verniciatura, negli anni questo modo di rivisitare gli Sportster in chiave quasi pistaiola ha fatto tendenza.


mercoledì 7 ottobre 2020

The Blaster!!!!





Quest'altra preparazione in chiave flat-track della Blast è il segno che forse il "mono" Buell aveva qualcosa da dire......


Più passa il tempo e meno comprendo le politiche di Harley-Davidson degli ultimi venti anni, specialmente per quanto riguarda la gestione del marchio Buell e della produzione Sportster.

La Buell Blast. La moto non era bella da vedere (seppur in linea con le scelte stilistiche Buell) ed aveva poca potenza, oltretutto il motore non era bicilindrico. Il mercato non la accolse positivamente. La scelta di cessarne la produzione fu più che sensata. Ma perchè abbandonare totalmente un progetto fatto in casa, oltretutto togliendo semplicemente un cilindro ad un basamento (il motore è quello dello Sportster mozzato del cilindro posteriore) quando bastava metterlo in "naftalina" per un poco di tempo ?????

Scelta non comprensibile se si pensa (come i tempi lasciavano intravedere) che ora il mercato delle motociclette è dominato da bicilindrici frontemarcia e monocilindrici di stampo classico.
Che senso ha avviare accordi con aziende per produrre "mono" marchiati HD lontani anni luce dalla tradizione americana ?????

La Blast qui presentata è stata preparata a dovere sia nella ciclistica che nel motore. Il telaio originale è stato sostituito con un con un C&J abbinato a cerchi a tre razze Performance Machine e freno posteriore Brembo.

La parte più interessante riguarda l'elaborazione del motore, avvenuta tramite un kit "Big Bore" che porta la ciclindrata a 515 cc (lasciando invariata la corsa) con un aumento di potenza dagli originali 30 cv agli attuali 46 cv (!!!!!). Il kit comprende cilindro e pistoni maggiorati (con relativo spinotto di attacco del pistone alla biella) ed una differente guarnizione. Notevole l'aumento del rapporto di compressione che ora arriva a 10,5:1. Il tutto abbinato ad uno scarico Supertrapp.

Vedendo questa Buell Blast da flat-track aumenta il rammarico per la cessata produzione di questo "mono"!!!!!!

mercoledì 17 giugno 2020

Dallo Sportster Sport 1200 allo Sportster 1200S









Sul finire degli anni novanta entrò in produzione lo Sportster 1200 S con testata a doppia candela e maggiore potenza. Nel frattempo, però, l'importatore italiano Carlo Talamo aveva provveduto a “vitaminizzare” lo Sport 1200 con motore tradizionale.  Vediamone i passaggi.....


Iniziamo con il dire che Carlo Talamo, dopo i primi momenti di difficoltà prima con l'importazione Harley-Davidson eppoi con quella Trimuph, ha avuto un forte ascendente sui vertici sia della casa americana che di quella inglese. Diverse sue intuizioni si sono poi tramutate in modelli di serie alcuni dei quali con numeri di vendita notevoli (vedasi su tutte l'Harley-Davidson Night-Train).

Non sappiamo se ciò si sia verificato anche con il modello Sportster 1200S, ma è certo che a Milwaukee compresero la necessità di avere uno Sportster in grado di soddisfare le esigenze degli Harleysti con vocazione sportiva, sebbene proprio  in quegli anni (1997) si fossero affacciate sul mercato le Buell. Un dato su tutti può far comprendere la situazione: molti dei clienti iniziali della Numero Uno erano motociclisti con un buon polso destro, trascinati sul bicilindrico americano da Carlo Talamo. Gente che amava darci dentro. Alla Numero Uno iniziarono a progettare kit per diversi modelli che ne miglioravano la prestazioni di ciclistica e motore. Lo Sportster, ovviamente, fu attenzionato in maniera particolare.

Nel 1997 lo Sportster Sport 1200 era il modello di punta per gli sportivi di Milwaukee con un motore (uguale per tutte le versioni da 1200 cc) che sviluppava una cinquantina di cavalli. Ciò che, ovviamente, faceva la differenza era la ciclistica con ammortizzatori e forcella regolabili, cerchi in lega e doppio freno a disco anteriore. Alla Numero Uno svilupparono un kit motore che faceva salire la potenza di circa venti cavalli, facendola arrivare più o meno attorno ai settanta cavalli. Il kit era composto da: scarico due in uno Supertrapp, testate Buell, carburatore e filtro aria Screamin' Eagle da 40mm, diversa centralina elettronica (che faceva salire il regime di rotazione massimo da 6000 a 6.800 giri). La ciclistica non cambiò, ma cambiò radicalmente il prezzo. Se la moto di serie venne venduta a 22 milioni di vecchie Lire, quella kittata arrivò a quasi 28 (!!!!!!!). Per una spesa così importante non poteva non cambiare il carattere dello Sport 1200 che diventò brutale, ad iniziare dalla voce di scarico e dal notevole aumento di vibrazioni oltre i 4000 giri.

Nel 1998 arrivò lo Sportster 1200 S con profonde innovazioni su accensione (testata a doppia candela e quattro bobine esterne), e camera di scoppio (ridisegnata con una differente angolazione tra le valvole ed un maggior rapporto di compressione del motore che passa da 9,0:1 a 10,0:1) la potenza che aumentò di circa cinque cavalli rispetto alla versione con motore a singola candela. Si trattò di un aumento nell'ordine del 10-15% che si tradusse, però, in un notevole incremento della fluidità di erogazione. 

I tecnici della Numero Uno intervennero anche su questa versione con un kit (meno impegnativo rispetto a quello concepito per lo Sport 1200) che prevedeva centralina, carburatore Screamin'Eagle da 40mm, relativo filtro dell'aria e scarico due-in-uno Vance & Hines. La potenza, anche in questo caso, salì di quasi venti cavalli. 

La differenza tra i due motori era di circa 5/6 cavalli anche tra le versioni kittate.

Sono due versioni, specialmente il 1200S, rare, ancor quelle dotate di kit della Numero Uno che possono raggiungere cifre ragguardevoli grazie anche al notevole “appeal” che trasmettono.

mercoledì 3 giugno 2020

Delitto perfetto!!!!!








Prendi uno Sportster di ultima generazione, miglioralo nella guidabilità, eppoi mettilo in vendita....


La breve storia che sto per raccontare riguarda un ragazzo di poco più di venti anni ed il suo Sportster. Questo ragazzo è conosciuto da molti perchè, nonostante la giovane età, già realizza qualche accessorio per diverse moto (Sportster in particolare) con il nome di “Bax Parts”. Lui si chiama Luca Bassetti.
Molti non sanno che il buon Luca ha uno Sportster 883R ad iniezione elaborato con gusto, sul quale ha messo le mani personalmente (….non per tutto ovviamente....) rendendolo non solo ancor più bello esteticamente, ma anche più fruibile. 

Potremmo annoverare l'883 R di Luca tra le moto cosiddette “intelligenti”, cioè quelle moto che ti permettono un utilizzo a trecentosessanta gradi, con una piccola differenza: molte moto di quel tipo non hanno carattere, diversamente dallo Sportster in questione che ne ha da vendere !!!!

Gli interventi sul motore hanno riguardato l'aumento di cilindrata a 1200 tramite un kit S&S, abbinato ad un filtro dell'aria Rough Crafts, centralina aggiuntiva Power Commander 5 con doppia mappatura e terminali Supertrapp montati sui collettori originali. Tutto abilmente montato e messo a punto dal dealer Harley-Davidson Bologna. Per migliorarne la ciclistica è stata revisionata la forcella e sono stati montati un paio di ammortizzatori posteriori Bitubo. Il reparto freni (composto da un doppio disco nella parte anteriore) è stato lasciato come in origine. 

Molti sono stati gli interventi a livello estetico ad iniziare dal montaggio dei telaietti per le borse laterali ed un piccolo poggia schiena, per finire all'eliminazione del parafango anteriore originale (ne è stato montato uno molto piccolo realizzato dallo stesso Luca) e del faro anteriore originale, sostituito con uno dagli attacchi fissati direttamente sugli steli della forcella originale.

Il problema è che il buon Luca, dopo essersi “cucito” addosso questo Sportster molto interessante, ha deciso di metterlo in vendita.

Non entro nel merito di questioni personali (…..che possono essere legate a molteplici fattori tra cui quello economico....) ma sto dissuadendo Luca dalla vendita dello Sportster, proponendogli di lasciarlo fermo dopo aver tolto tutti i liquidi (in modo da non farlo rovinare) e staccato la batteria. Si tratta di una moto molto bella, di cui potrebbe pentirsi in futuro per essersene privato. A me in passato è capitata una situazione simile proprio con lo Sportster 883 R a carburatore del 2005, venduto nel 2011. Voi che ne dite ??????  


mercoledì 29 aprile 2020

XR-TT Replica 1200


Nessuna diavoleria tecnica per questa “replica”.


Chissà come mai, quando si pensa di replicare qualche moto iconica vengono spesso in mente sacrifici umani e denaro speso a palate.
Fortunatamente non è sempre così. Bisogna avere, però, l'occhio fine ed il polso della situazione.
Per avere un “XR-TT Replica” basta relativamente poco. Con qualche accorgimento può essere assemblato anche in casa. 

Ovviamente la parte più difficile è rappresentata dalle sovrastrutture in fiberglass che possono essere commissionate e fatte realizzare a qualunque azienda del settore (anche se in questo caso troviamo un grosso serbatoio in alluminio che funge anche da serbatoio dell'olio).
La base di partenza ottimale (come in questo caso) è uno Sportster Evolution pre-2003, meglio se nella cilindrata 1200 (per ovvie ragioni legate alla maggior potenza del motore).
Su questo Sportster è stato spostato il serbatoio dell'olio sotto al motore e collocata la batteria dentro al grosso codone.

A livello ciclistico, la forcella è rimasta di serie ed ha subito il trapianto di nuove molle abbinate ad olio più denso. Posteriormente un paio di ammortizzatori Koni regolabili, leggermente più lunghi degli originali, lavorano su un differente forcellone in alluminio. I cerchi sono a raggi da 18 pollici. Completa la ciclistica un ammortizzatore di sterzo WP e pedane arretrate.
Il motore è strettamente di serie, salvo un carburatore Mikuni HSR42 ed un paio di scarichi Supertrapp alti.

La colorazione, ovviamente, è fedele all'originale. 
Come si vede, gli interventi sono stati importanti, ma si può anche optare per un intervento solo sulle sovrastrutture e sugli scarichi. 

mercoledì 22 aprile 2020

Ora legale!!!!

harley davidson xr750 street tracker

harley davidson xr750 street tracker

harley davidson xr750 street tracker

harley davidson xr750 street tracker

Qualcuno è riuscito nell'intento di addomesticare (si fa per dire) una belva come l'XR750 da flat-track....


…..e di farla circolare sulle strade statunitensi, situazione quasi impossibile in Italia (se si vuole essere in regola con le norma del Codice della Strada).
Per legalizzare la moto sono bastati pochi accorgimenti: faro posteriore, targa freno anteriore.
In più la “belva”, rispetto a quando correva sugli ovali in terra battuta, ha avuto qualche accorgimento.

Il motore è rimasto come era in origine, con i due carburatori Mikuni da 38mm ed il doppio scarico Supertrapp sul lato sinistro, ma per adattare la moto all'utilizzo stradale è stata montata una frizione Magura.

Il telaio C&J è stato sottoposto ad una attenta verifica e nuovamente verniciato, la forcella proviene da una Honda CBR600, mentre il singolo ammortizzatore posteriore e della Penske, del quale è stato leggermente aumentato l'interasse per avere maggiore carico sulla parte anteriore e permettere alla moto di curvare più velocemente (si tratta di una moto stradale...).

Parlando del comparto freni, all'anteriore troviamo Brembo (disco da 320mm)  ed al posteriore Grimeca.
I cerchi sono entrambi in alluminio forgiato da 19 pollici della Performance Machine, mentre la carrozzeria è interamente in fibra di carbonio.

Certo che definire  “stradale” una moto simile che sviluppa quasi 100 cv, solo perchè ha targa e faro posteriore mi sembra esagerato.....