The Legend of Harley Davidson Sportster

Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

giovedì 1 agosto 2019

Cinquant'anni di.......Easy Rider!!!!!

easy rider 50 anniversary poster

easy rider 50 anniversary poster low ride magazine

captain america 72 sportster seventy two


…..non importa come, basta riscoprire quella sensazione di benessere che può offrire la quiete di una avventura estiva. Meglio se a cavallo di una motocicletta.


Inno alla libertà, stile di vita, icona del cinema, “hippies” senza gloria. A mezzo secolo dalla sua uscita, sulla celebre pellicola si è scritto e di più e si continuerà  a scrivere per molto tempo ancora.


Oltrepassando quelle che sono le sensazioni di ognuno di noi, è indubbio che il film abbia lasciato un segno profondo non solo a livello cinematografico, ma anche culturale. Si tratta di uno di quei fenomeni di cui nemmeno i diretti protagonisti sanno dare una spiegazione, se non legata al particolare momento storico. Momento storico che, in un certo senso, non è molto distante dai giorni odierni, in cui la sete di libertà è offuscata dall'era multimediale, in grado di creare  velocemente mode, rendendo spesso le persone incapaci di ragionare secondo una propria logica.


Dato che in questo blog si parla di Harley-Davidson Sportster a trecentosessanta gradi, il miglior modo per celebrare questo importante compleanno è riproporre  il bellissimo Forty-Eight costruito dai ragazzi di Shaw Speed & Custom (ora Speed & Custom), di nome "Captain America 72 ", presentato parecchio tempo addietro. E' una bellissima realizzazione estremamente curata, dove l'aspetto economico incide marginalmente. La classica moto che si può fare chiunque con un budget ridotto, ma di sicuro effetto. Basta infatti la verniciatura “star and stipes”, una coppia di scarichi “fish-tail” alti, un bel sissy-bar abbinato ad una sella anni settanta e ci si costruisce una moto replica di “Captain America” anche se non fedele all'originale.


Ma non importa, perchè Easy Rider è come una visione che si manifesta in mille modi!!!!!




martedì 23 luglio 2019

Desert Racer: è tempo di correre verso l'estate!!!!!!

the frijole 883 desert sportster

the frijole 883 desert sportster

the frijole 883 desert sportster

the frijole 883 desert sportster

the frijole 883 desert sportster


the frijole 883 desert sportster


Non capita tutti i giorni di voler partecipare ad una competizione così dura nel deserto con uno Sportster. Solitamente la scelta cade su qualche  “mono” o su un motore bicilindrico di ultima generazione assai più leggero e potente. Paradossalmente, proprio la difficoltà della competizione ha permesso di costruire una moto parecchio valida sotto molteplici aspetti. 


Come avviene nella maggior parte di situazioni simili, ovvero di moto che debbono essere utilizzate nel deserto o correre sulla terra battuta, la scelta è caduta su uno Sportster con telaio pre-2004 (più leggero e stretto delle successive versioni) che, sebbene elaborato tenendo a mente modelli come la Honda XR400 e la Yamaha XT500, ha mantenuto la sua identità (il serbatoio del carburante è quello originale senza alcuna modifica).  


Su una moto che deve affrontare il deserto, di fondamentale importanza sono le sospensioni. Ecco la forcella di una Honda CRF250, opportunamente rinforzata per sopportare il maggior peso dello Sportster (215 kg), che lavora su cerchio da 21 pollici con pinza Tokico a quattro pistoncini. Posteriormente sono stati montati una coppia ammortizzatori Elka Stage-5 da diciassette pollici aumentando, così, l’altezza dello Sportster. 


Il motore su un’elaborazione di questo tipo è l’aspetto meno importante, poiché l’affidabilità dello stesso è l’aspetto più importante. Per cui niente diavolerie: un paio di alberi a cammes non particolarmente spinti, un carburatore Mikuni HSR ed uno scarico due-in-uno, alto ma molto vicino al motore, con piccolo terminale Supertrapp sono sufficienti. Ovviamente ci sono tutta una serie di componenti e parti assolutamente indispensabili per questo tipo di moto come il paramotore, la trasmissione finale a catena e la strumentazione specifica. 



E’ tanto difficile per la Harley-Davidson replicare una moto simile ????


giovedì 18 luglio 2019

Project Woodie Sportster

sportster board track by adam custom shop

sportster board track by adam custom shop

sportster board track by adam custom shop

sportster board track by adam custom shop


Concepire uno Sportster così seduttivo ed intrigante è molto difficile. Tutto ruota attorno al bellissimo telaio in tubi studiato e realizzato in casa. 


E’un “finto” rigido che, come i moderni “Softail”, nasconde l’elemento ammortizzante. In questo caso si tratta di due unità: quella principale celata tra le due componenti del serbatoio del carburante, mentre quella secondaria (un piccolo ammortizzatore) posta sotto al telaio secondo uno schema conosciuto.  La forcella “Springer”, rispetto all'unità tradizionale, ha uno dei due bracci che termina sopra l’attacco del perno ruota. 


Contrariamente a quanto vorrebbe una simile moto, il motore è stato elaborato pesantemente tramite un kit S&S che porta la cilindrata ad oltre 1400. Altri elementi degni di nota sono il cambio a mano, la trasmissione finale a catena, i cortissimi scarichi e le numerose parti in ottone inserite nei punti giusti. Siamo in presenza di una moto totalmente artigianale e frutto di una fervida inventiva. 


giovedì 11 luglio 2019

La Haduc

la haduc sportster cafe racer sixty style

la haduc sportster cafe racer sixty style

la haduc sportster cafe racer sixty style

la haduc sportster cafe racer sixty style

la haduc sportster cafe racer sixty style

Chi l’ha costruito ha attinto a piene mani agli Dei del motociclismo: telaio Ducati 850 GT abbinato a motore Sportster Evolution 1200, forcellone e cerchi Laverda SF750 del 1972. La lista delle parti è lunga: forcella Ceriani, comandi Tarozzi, serbatoio del carburante Ducati 500 SD, ammortizzatori posteriori Koni. 


Sembra il puzzle di uno squinternato, ma in realtà si tratta di una moto ben riuscita, anche se non convince affatto la scelta di montare i piccoli cerchi della Laverda SF750 che stonano molto con la moto e non ci sembrano adatti ad una moto che, per quanto replica delle vecchie cafe racer, è comunque attuale, anche se totalmente stravolta.  Ci sono però alcune delizie come il serbatoio dell'olio perfettamente incastonato nel telaio, i freni a tamburo e le piastre di irrobustimento del telaio nella zona centrale di attacco del motore. 


“La Haduc” è una di quelle realizzazioni che può essere tranquillamente confusa con qualche vecchio esemplare degli anni sessanta. Peccato solo per il disordine dei vari cavi a vista. Ma una cafe racer fatta in casa secondo l'antica tradizione non può essere perfetta......


giovedì 4 luglio 2019

Boat Cafe!!!!!

boat cafe sportster cafe racer

boat cafe sportster cafe racer

boat cafe sportster cafe racer


Due sono gli aspetti che colpiscono immediatamente di questo Sportster: il doppio terminale a tromboncino sovrapposto e, soprattutto, il codone tipo “boattail” che finora non si era ancora visto su una cafe racer.  


Si percepisce immediatamente la provenienza nipponica di questo Sportster cafe racer. E' stato tutto abilmente accordato attraverso un lungo serbatoio del carburante, un cupolino molto simile a quello dei vecchi Laverda SFC 750 e qualche altro dettaglio come il piccolo parafango anteriore in alluminio ed i semi-manubri ancorati direttamente sugli steli della forcella.


Non ci risulta che il motore abbia subito interventi (tranne il filtro dell'aria aperto e lo scarico), così come anche la ciclistica che è stata appena migliorata solo attraverso una coppia di ammortizzatori progressivi più lunghi degli originali. 

martedì 25 giugno 2019

Cento anni!!!!!!

sportster model year 2003

sportster model year 2003


883 Standard: il modello di accesso alla gamma Harley-Davidson, proposta oltre che nell'evocativa livrea, anche in antracite, nero vivid, rosso e bianco perlato.


883 Hugger: dotata di basse sospensioni che limitano l'altezza da terra a 688mm (contro i 711mm della 883 Standard). Per il resto non si differenzia dalla versione di accesso anche per le colorazioni.


883R: entrata nella famiglia Harley-Davidson nel 2002, è il modello che subisce meno le influenze commemorative con solo due loghi su motore e parafango.


883 Custom: cerchio anteriore da 21 pollici a raggi e posteriore da 16 lenticolare, comandi avanzati, basamento del motore satinato, drag-bar su riser dritti, assetto ribassato. Oltre che nella livrea celebrativa è disponibile nei colori: antracite, vivid black, bianco, rosso e blu perlato. 


1200 Custom: caratteristiche molto simili alla sorella di minore cilindrata da cui se ne differenzia per i cilindri neri, il motore satinato ed il cerchio posteriore lenticolare cromato.


1200 Sport S: è lo Sportster più performante in assoluto, con il motore dotato di testata a quattro candele che sprigiona quasi novanta cavalli, il doppio freno a disco anteriore e gli ammortizzatori posteriori regolabili. Proposto anche in versione perlata con gli scarichi neri, ma non bicolore.


domenica 23 giugno 2019

Back in Black Cafe Sportster

wrenchmonkees cafe racer sportster

wrenchmonkees cafe racer sportster

wrenchmonkees cafe racer sportster

wrenchmonkees cafe racer sportster

wrenchmonkees cafe racer sportster

wrenchmonkees cafe racer sportster


Chi conosce questi artigiani danesi è al corrente di quale sia la loro filosofia costruttiva: ampio ricorso al nero, grossi pneumatici, aspetto marcatamente old-style, nessuno spazio ai fronzoli. Le loro moto si riconoscono da lontano, sebbene vi siano stati tentativi di imitazione. 


Lo Sportster Evolution, chiamato “AW16” è un cafe racer con un ampia carenatura che la fa assomigliare alle moto delle gare da endurance, ma ha alcuni elementi bobberistici come i grossi pneumatici. 


Si parte da un modello 883 del 2001 sul quale si monta un bellissimo serbatoio in alluminio spazzolato Storz con rubinetto del carburante Pingel. Salvo il cupolino proveniente da una Yamaha TZ da corsa, tutto il resto è costruito in casa, ad iniziare dalla carenatura, all’interno della quale è stato incastrato perfettamente il filtro dell’aria del carburatore, per passare al bellissimo codone e finire ai collettori degli scarichi con andamento parallelo. 


Se il motore è totalmente originale (salvo un filtro dell’aria K&N e gli scarichi) sulla ciclistica si è lavorato provvedendo ad abbassare la parte anteriore tramite un kit Progressive che diminuisce l’interasse della forcella, mentre posteriormente sono stati montati ammortizzatori della stessa azienda ma leggermente più lunghi degli originali. Il cerchio posteriore è rimasto originale da 16 pollici, mentre anteriormente si è provveduto a montarne uno da 18 pollici, con pneumatici Continental K112. 


L’eliminazione dei supporti parafango si è resa indispensabile per montare il corto codone. Come avviene per la maggior parte delle realizzazioni Wrenchmonkees, molte parti presenti sulla moto sono frutto di lavorazioni specifiche, ma facilmente replicabili ed acquistabili sul loro sito.