Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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lunedì 27 luglio 2020

La leggenda: XR 750!!!!!




Buon compleanno con Motociclismo D'Epoca!!!!!


Per il cinquantesimo anniversario dalla nascita della “regina del flat-track”,   fiumi di inchiostro ed infinite pagine web hanno catalizzato l'attenzione in ogni parte del mondo in ambito motociclistico.

Qualche tempo addietro raccontai la storia di questa moto, destinata a far parlare di se ancora per molto tempo.
Di articoli sull'XR750 ne ho letti parecchi in questo periodo, ma si deve assolutamente comprare la rivista di Motociclismo D'Epoca di luglio/agosto 2020.

Quaranta pagine (!!!!!!) di storia dedicate unicamente all'XR 750, dense di particolari e foto d'epoca, oltre al racconto di ognuno di questi cinquant'anni.

Se si vuole avere una cultura completa sullo Sportster in genere, non si può prescindere da questo numero di Motociclismo D'Epoca.


mercoledì 22 aprile 2020

Ora legale!!!!

harley davidson xr750 street tracker

harley davidson xr750 street tracker

harley davidson xr750 street tracker

harley davidson xr750 street tracker

Qualcuno è riuscito nell'intento di addomesticare (si fa per dire) una belva come l'XR750 da flat-track....


…..e di farla circolare sulle strade statunitensi, situazione quasi impossibile in Italia (se si vuole essere in regola con le norma del Codice della Strada).
Per legalizzare la moto sono bastati pochi accorgimenti: faro posteriore, targa freno anteriore.
In più la “belva”, rispetto a quando correva sugli ovali in terra battuta, ha avuto qualche accorgimento.

Il motore è rimasto come era in origine, con i due carburatori Mikuni da 38mm ed il doppio scarico Supertrapp sul lato sinistro, ma per adattare la moto all'utilizzo stradale è stata montata una frizione Magura.

Il telaio C&J è stato sottoposto ad una attenta verifica e nuovamente verniciato, la forcella proviene da una Honda CBR600, mentre il singolo ammortizzatore posteriore e della Penske, del quale è stato leggermente aumentato l'interasse per avere maggiore carico sulla parte anteriore e permettere alla moto di curvare più velocemente (si tratta di una moto stradale...).

Parlando del comparto freni, all'anteriore troviamo Brembo (disco da 320mm)  ed al posteriore Grimeca.
I cerchi sono entrambi in alluminio forgiato da 19 pollici della Performance Machine, mentre la carrozzeria è interamente in fibra di carbonio.

Certo che definire  “stradale” una moto simile che sviluppa quasi 100 cv, solo perchè ha targa e faro posteriore mi sembra esagerato..... 


lunedì 6 gennaio 2020

Vincent-Lawwill 883 Iron!

sportster 883 iron mert lawwill and vincent motorcycles tribute

sportster 883 iron mert lawwill and vincent motorcycles tribute

sportster 883 iron mert lawwill and vincent motorcycles tribute

sportster 883 iron mert lawwill and vincent motorcycles tribute

sportster 883 iron mert lawwill and vincent motorcycles tribute

sportster 883 iron mert lawwill and vincent motorcycles tribute


Si parte dall'idea della XR750 del campione di Flat-Track Mert Lawwill per arrivare alle vecchie Vincent cafe racer.


Forse una trasformazione simile non l'avevo ancora vista. Non parlo di linee e forme, ma del concetto da cui si è partiti e del risultato finale a cui si è giunti. Debbo dire che, in questo senso, gli inglesi di Shaw Speed & Custom (ora Speed & Custom) sono stati a dir poco geniali nel saper fondere due modi di pensare in netto contrasto tra loro. 

Utilizzando alluminio a profusione (bellissimo il serbatoio del carburante ed il parafango posteriore sagomato, abbinato ad un nuovo telaietto in alluminio ed una doppia sella tipica delle moto da flat-track degli anni sessanta) e parti che richiamano le moto degli anni sessanta/settanta hanno dato vita ad uno Sportster entusiasmante. Una sorta di evoluzione della moto replica di Mert Lawwill presentata su questo blog.

Oltre le citate parti in alluminio, è stata prestata particolare attenzione ai cerchi Morad con diametro da 19 pollici e canale da 3,5 pollici al posteriore e 3 pollici all'anteriore, dotati di pneumatici Dunlop DT3 Flat-Track nelle misure 140/80/19 al posteriore e 13/80/19 all'anteriore. 

Ovviamente il montaggio di questi cerchi e le precise esigenze stilistiche hanno imposto la trasmissione finale a catena. Ciclistica e motore restano di serie salvo piccolissimi interventi come l'abbassamento della forcella ed il montaggio di una paio di scarichi drag-pipes della Paughco ed un filtro dell'aria aperto Stack Bison dotato di un coperchio in alluminio che simula il carburatore SU. 
Questo Sportster segna un deciso passo in avanti rispetto al tradizionale concetto di flat-tracker, street-tracker
 


giovedì 19 ottobre 2017

XR 750 "Mert Lawwill" - 1972

xr 750 mert lawwill 1972 side right

xr 750 mert lawwill 1972 side left

xr 750 mert lawwill 1972 engine

xr 750 mert lawwill 1972 front end

xr 750 mert lawwill 1972 front end

Una XR 750 molto particolare, in quanto monta un telaio che si ritiene fosse quello del celebre campione di flat-track degli anni '70, celebrato nel film di Steve McQueen “On any Sunday”.


Da poco abbiamo raccontato la storia della XR 750: un modello creato dalla Harley-Davidson appositamente per le corse.  Dopo la prima versione del 1970 con motore in ghisa e carburatore singolo, ne venne creata nel 1972 un'altra (quella di maggior diffusione) dotata di motore in alluminio e doppio carburatore sul lato destro, soprannominata “Alloy XR”.

La XR 750 che presentiamo è una di quelle con motore in alluminio, sulla quale il restauro è stato ridotto al minimo, dato che la moto era in ottime condizioni. Gli interventi hanno riguardato principalmente le sovrastrutture, usando decals e vernici originali.

Per il resto, a parte il telaio in tubi del celebre campione, non vi sono interventi di rilievo, dato che monta forcella Ceriani e doppio carburatore Mikuni. Forse l'unica difformità rispetto alla moto dell'epoca è nella scelta di utilizzare un doppio scarico alto Supertrapp.

Non si conosce il prezzo di questa XR 750, ma è ragionevole presumere che sia molto alto. Azzardiamo una cifra: superiore ai 50.000 Euro.    


martedì 17 ottobre 2017

XR 750 - 1970

harley davidson xr 750 first model 1970
XR 750 first model

harley davidson xr 750 alloy xr side right
XR 750 - Alloy XR

harley davidson xr 750 alloy xr side left

harley davidson xr 750 alloy xr picture

harley davidson xrtt 750 side right
XRTT 750

harley davidson xrtt 750 side left

Progettata per correre e vincere!


La XLR era stata un'ottima moto e si era ben difesa nelle competizioni a cui aveva partecipato tuttavia, dopo circa sette anni che era in produzione, a Milwaukee capirono che ci voleva una vera e propria moto da corsa in grado di sbaragliare la concorrenza. Lo spunto venne dato da una novità nel regolamento tecnico dell'AMA, quando fu abolito il limite di 500 cc nelle gare per i motori con valvole in testa. 

La XR 750 venne realizzata in soli quattro mesi ed apparve immediatamente sui circuiti. Fu una moto studiata e pensata appositamente per le gare, ricavata da un modello di serie: motore XLR elaborato inserito in un telaio KR del 1967. Il nome non fu scelto a caso. La X identificava il modello Sportster, mentre la R le versioni racing. 
Contrariamente alla tendenza americana, su questa moto vennero cercati più cavalli riducendo la cilindrata del motore, che passò da 883 a 750, sebbene il motore stesso rimase sostanzialmente quello dello Sportster

Infatti, rispetto al modello XL di serie, non fu cambiata nemmeno la disposizione degli organi interni al motore: albero della trasmissione davanti, cambio a quattro marce dietro, primaria e frizione alloggiati a sinistra, lubrificazione a carter a secco con pompa dell'olio sulla destra.
Il telaio, derivato dalla KR, era in tubi “highboy” di  acciaio al cromo-molibdeno da un pollice (2,54 cm) di diametro, con forcellone da un pollice e mezzo su cui lavoravano due ammortizzatori Girling.  All'avantreno una forcella teleidraulica Ceriani.

Nel corso degli anni la XR 750 subì costanti aggiornamenti.  Nella prima versione il motore fu in ghisa e montò un carburatore singolo di marca Tillotson, ma ben presto si dovette intervenire. Sebbene il motore a corsa corta fosse la configurazione ottimale nella ricerca delle prestazioni,  sorsero comunque problemi di affidabilità dovuti sia al surriscaldamento dei cilindri a causa di una ridotta alettatura di raffreddamento degli stessi, sia all'albero motore. Inoltre la moto  si rivelò ben presto molto più lenta della vecchia KR 750 a valvole laterali.  Alcuni corridori tentarono di risolvere il problema montando fino a quattro radiatori dell'olio, ma furono tentativi vani. L'esordio alla 200 miglia nel 1971 fu terrificante e quasi tutte le XR si ritirarono. A Milwaukee corsero ai ripari incaricando Dick O'Brien di intervenire sui motori rendendoli più affidabili ma anche più potenti (inizialmente sviluppavano 62 cv a 6200 giri). 

Nel 1972 il nuovo motore vide la luce.
La novità più importante fu l'ampio utilizzo della lega di alluminio che sostituì quasi integralmente la ghisa (di qui il soprannome della moto “Alloy XR”). Altre importanti novità riguardarono l'aumento delle alette dei cilindri (diventate dodici), che consentì un miglior raffreddamento.  Furono ridisegnate le testate,  fissate ai cilindri attraverso lunghi prigionieri che partivano dal basamento, vennero utilizzate valvole dal diametro più piccolo inclinate tra loro di 68 gradi, invece dei precedenti 90. Il rapporto di compressione aumentò, arrivando a 10,5:1, così come il regime di rotazione, grazie all'utilizzo di bielle più corte che permisero di diminuire ulteriormente la corsa del motore a favore dell'alesaggio. Due carburatori Mikuni da 36mm con valvola a ghigliottina presero il posto di quello singolo. Una caratteristica della XR 750, in questa evoluzione, fu il montaggio da parte di alcuni piloti di due impianti di accensione che potevano funzionare in maniera indipendente uno dall'altro attraverso un pulsante sul manubrio. Ogni impianto agiva sulla coppia di candele (una per cilindro). Uno era a magnete, mentre l'altro funzionava con una piccolissima batteria. Attraverso questo piccolo espediente si poteva intervenire sull'erogazione del motore per renderla più renderla più dolce o aggressiva, a seconda delle necessità e degli stili di guida. In questa prima evoluzione il motore in alluminio arrivò a poco più di 70 cv a 7.600 giri. Ben pochi rispetto alla precedente unità in ghisa......
Si decise ancora una volta di intervenire. Ben presto si raggiunsero gli 80 cv per poi arrivare, nel 1975, al limite dei 90 cv a 9000 giri, con un peso di 134 kg.

La XR 750 non solo fu una delle icone da corsa Harley-Davidson, ma si rivelò moto particolarmente longeva ed ampiamente utilizzata sugli ovali in terra battuta per quasi quarant'anni (!!!!!!)

La XR 750 è anche la moto immortalata nel celebre film di Steve McQueen “On any Sunday”, guidata da Mert Lawwill,  icona delle gare di flat-track per molti anni con Jay Springsteen e protagonista di follie su due ruote con il più famoso stunt-man Evel Knievel.
Il suo utilizzo però non venne limitato agli sterrati, ma anche ai circuiti asfaltati, attraverso appositi adattamenti.  Questa versione venne denominata XR-TT.



martedì 13 settembre 2016

Sportster 1200 Tracker - Redmax XR

sportster 1200 tracker by redmax side right

sportster 1200 tracker by redmax side left

sportster 1200 tracker by redmax engine

sportster 1200 tracker by redmax gas tank

sportster 1200 tracker by redmax back right angle

 

 

Dalla strada agli ovali in terra battuta, e viceversa, in un attimo!  La prerogativa di questo Sportster costruito ispirandosi alle mitiche XR 750 da flat-track.

 

 

Non tutti conoscono lo shop britannico Redmax (http://www.redmaxspeedshop.com/), famoso per le parti da flat-track e cafe racer per molte moto (Harley-Davidson in particolare).
Si tratta di uno di quei negozi dove è possibile trovare praticamente di tutto, ideale per chi si vuole costruire da zero o modificare la propria moto.

Come deve essere una street-tracker pronto gara (quasi) ?

Lo Sportster in questione è l'esaltazione dello spirito che anima da sempre questi inglesi, che hanno una predilezione per le piste ovali non asfaltate, ove derapare di continuo.

Stante questo background, appare del tutto logica la chiara l'influenza della mitica Harley-Davidson XR 750 da flat-track nel progetto di questa street-tracker. 

Telaio racing.......

Per avere una moto quanto più racing fosse possibile, tranne il motore, è stato costruito praticamente tutto in casa oppure ci si è rivolti a specialisti del settore, come la C&J che ha fornito il telaio, sul quale sono state predisposte specifiche piastre di attacco del motore ed è stato anche costruito l'attacco del forcellone, la Hagon che ha fornito due ammortizzatori regolabili e la Smooth che ha dotato la moto di due cerchi da 18 pollici.

La forcella ha richiesto un grande lavoro di adattamento della parte inferiore proveniente da una Triumph Speed Triple (così come anche il disco freno anteriore).

Il serbatoio del carburante e dell'olio (posto nel canonico alloggiamento sotto alla sella, vicino a quello del carburante) sono in alluminio.

.......ed il motore ????

Paradossalmente su questo tipo di moto è il motore a non aver subito praticamente alcun intervento, se si eccettua un intervento sul secondo e sul terzo rapporto del cambio (irrobustiti), il montaggio di un filtro dell'aria S&S e di una coppia di scarichi alti.

Stante lo spirito racing di questo Sportster, si sarebbe dovuto intervenire sul motore attraverso alberi a cammes dalla diversa fasatura (che migliorassero il rendimento a tutti i regimi attraverso un maggior aumento del tempo di apertura delle valvole) ed un diverso carburatore (preferibile in questo caso la valvola a farfalla in luogo di quella a ghigliottina).


UP: il telaio

DOWN:  faro e tachimetro digitale in totale antitesi con la moto