Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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mercoledì 20 aprile 2022

Sportster Ironhead 1000 Ayrton Senna Tribute





Sebbene sia scomparso da quasi trent'anni gli echi del campione brasiliano ancora si avvertono in ogni ambito, perchè Ayrton Senna era uno di quei Campioni con la "C" maiuscola che oltrepassavano il proprio ambito di appartenenza. Ancora oggi ci si chiede cosa avrebbe ancora potuto fare con una Formula Uno un poco più competitiva e cosa avrebbe potuto dare. Sappiamo che aveva un grande senso spirituale che gli faceva affrontare la vita in maniera del tutto particolare. Ha avuto infinità di tributi e questo Sportster Ironhead estremamente curato è uno di quelli. 

La moto è stata commissionata da un cliente e trae ispirazione dalla prima vittoria di Senna con la Lotus. Il lavoro più grande è stato sul telaio rigido che è stato allungato di circa 10 cm. La forcella è stata lavorata ed abbassata in modo da far avere alla moto un effetto "low". 

Il motore è stato smontato completamente, revisionato e ricostruito abbinandolo ad un carburatore S&S ed un doppio scarico libero di tipo drag-pipes fatto a mano su preciso disegno. Anche i cerchi originali hanno lasciato il posto ad altri verniciati a polvere in nero opaco nelle misure da 16 (posteriore) e 19 (anteriore) pollici che calzano pneumatici Bridgestone Battlax. 

La moto è stata costruita praticamente da zero, ma quello che ha comportato molto lavoro è stata la lucidatura del motore e la verniciatura della carrozzeria (sembra siano state date nove mani di vernice...) e delle altre parti (come il telaio). 

La posizione di guida e l'estetica sono un palese richiamo alla pura velocità. Una moto dedicata ad Ayrton Senna sarebbe potuta nascere con altre prerogative ??????

mercoledì 19 gennaio 2022

Salt Flat Racer - Sportster 1972





 

Un lavoro intenso ha riguardato questo vecchio Ironhead Sportster, costruito per soddisfare il sogno di velocità sul lago salato di Bonneville. 

Non solo quello che emerge a prima vista dalla carrozzeria interamente in alluminio battuta a mano e modellata non solo per poter essere montata sullo Sportster, ma anche in modo da renderla più affilata possibile ed aderente al corpo del pilota. Per conferire stabilità alle alte velocità si è reso necessario modificare le quote geometriche del telaio nella parte anteriore del cannotto di sterzo aprendo l'angolo di sterzo a 40 gradi ed allungando il telaio di 4 pollici ed abbinandolo ad un forcellone in tubi anche questo appositamente realizzato ed una forcella Narrow Glide da 39mm. 

I cerchi sono originali Harley-Davidson nelle classiche misure da 16 pollici al posteriore (di tipo lenticolare) e 19 all'anteriore. Il motore, salvo un carburatore Mikuni HS40 abbinato a filtro e scarichi aperti è interamente di serie (sono stati lucidati solo i condotti delle testate) ma è stato alleggerito privandolo del motorino di avviamento. L'opera di alleggerimento ha riguardato tutta la moto ad iniziare dal serbatoio dell'olio che è in alluminio ed incastrato perfettamente all'interno del telaio. Dato che si tratta di un mezzo che deve raggiungere solo record di pura velocità il freno anteriore è stato eliminato mentre quello posteriore è di serie con pinza freno a singolo pistoncino. 

Sembra che lo Sportster abbia raggiunto una velocità di poco inferiore alle 150 mph (240 km/h) !!!!!!!!!!!


giovedì 13 gennaio 2022

Fiammante!!!!! - Sportster dragster 1996






Negli anni novanta il mondo custom in Italia era praticamente allo stato embrionale trascinato, come si può ben immaginare, dal fenomeno Harley-Davidson, soprattutto da Carlo Talamo e dalla sua Numero Uno. Fu un fenomeno che si espanse in pochissimo tempo, grazie molto anche alle riviste specializzate (Freeway Magazine su tutti) che diede modo a realtà imprenditoriali di nascere e svilupparsi nel tempo. Iniziarono a venire organizzati eventi e nacque anche il Campionato Italiano Dragster, sulla scia di quanto stava accadendo in alcuni paesi europei. Le preparazioni a tema, praticamente inesistenti fino ad allora, iniziarono a vedersi.

Lo Sportster di questo articolo apparve nel 1997 ed, oltre ad essere molto bello esteticamente è anche interessante dal punto di vista tecnico. Basamento del motore e telaio sono di serie (anche se quest'ultimo è stato verniciato e sottoposto a "molding"), ma su tutto il resto si è intervenuto di brutto nell'ottica di spremere ogni cavallo disponibile dallo "small block" sul minor peso possibile.

Partiamo dal motore. La cilindrata è rimasta di serie (1200 cc) ma quasi tutto il resto è stato cambiato. 

Imbiellaggio S&S, pistoni forgiati JE, cammes Andrews, punterie Crane, carburatore S&S Super G, accensione Dyna, testate STD, molle e valvole Manley, scarico Supertrapp, portano il rapporto di compressione all'impressionante cifra (per l'epoca) di 12:1.

Telaio e forcella sono di serie ma sono stati abbinati a cerchi PM da 18 pollici e freni forniti dalla stessa ditta ed una trasmissione finale a catena (la cinghia sarebbe stata fatta a pezzi alla prima partenza....). Poi tutta una serie di dettagli come il coperchio del pignone ed il serbatoio dell'olio fatti a mano.

La potenza ?????

Dato che la moto fu costruita dai ragazzi di Harley-Davidson Speed Shop di Firenze (a quei tempi erano officina autorizzata Americana), fate un salto da loro e chiedete se hanno buona memoria!!!!!!!!

venerdì 26 marzo 2021

Magnifica !!!!!!

magnifica sportster 1200 dragster hd versilia

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HD Versilia firma questo Sportster radicale come le moto da corsa ed i dragster più estremi.

Questo bellissimo Sportster non è una novità, dato che è apparso sulle pagine di Low Ride diversi anni addietro, però ce ne siamo imbattuti in questi giorni dopo averlo visto fermo in un salotto di casa (anche se solo in foto) ed il cuore ha iniziato a battere di nuovo come la prima volta, perchè dinanzi all'arte difficilmente si può rimanere indifferenti, pur spesso non riuscendone a capire il senso o apprezzarne appieno l'autenticità. 

Il lavoro è realmente iniziato da zero dato che di originale è rimasto molto poco. Lo stesso motore, un 1200 Evolution del 1993, è stato tagliato nel basamento con soppressione della parte posteriore del carter contenente il cambio, con il risultato di dover montare un cambio separato Rev-Tech, accoppiato al motore tramite una trasmissione primaria a catena duplex che lavora su una frizione a secco. Il vecchio Sportster 1200 è stato rinvigorito tramite alberi a cammes Andrews, accensione Crane Hi4, testate lavorate, carburatore Dell'Orto PHB 40mm ed un paio di scarichi liberi.

Se il motore è stato elaborato in maniera non esagerata (salvo i lavori sulla trasmissione), lo stesso non si può dire del resto della moto, oggetto di una cura maniacale. Il telaio "gooseneck" Chica di tipo rigido è stato verniciato ed abbinato ad una carrozzeria in vetroresina, sulla quale hanno messo le mani i ragazzi di HD Versilia per adattarla allo Sportster. I cerchi sono a razze da 18 pollici al posteriore e 19 all'anteriore. I comandi al manubrio Kustom Tech lavorano su una forcella con steli da 39mm prelevata da un vecchio Ironhead e rimessa a nuovo, mentre quelli posteriori sono "home made", posizionati in modo da avere una guida sdraiata, come imponevano le moto racing di una volta. 

Riguardando la realizzazione di HD Versilia con occhio critico, non si può fare a meno di notare come mantenga una linea di pensiero del tutto originale, a dispetto di molte elaborazioni che risentono delle mode del momento.


mercoledì 27 gennaio 2021

Sportster Drag





Motore portato all'incredibile limite di 1874 cc (mantenendo i carter originali) e telaio dragster connotano questo Sportster “street” apparso sulle pagine di Freeway nel lontano 1996, seguendo un filone poi non sviluppato negli anni, quanto meno nell'Europa continentale (questo Sportster arriva dalla Svezia...).

Si tratta di una moto dall'indubbio fascino soprattutto pensando che è stata costruita in chiave stradale avendo come riferimento l'affidabilità del mezzo. Un “mostro” da 165 cv su 165 kg. La base è rappresentata da uno Sportster 883 del 1987 con cambio a quattro rapporti e trasmissione finale a catena. Per contenere l'incredibile potenza è stato progettato un telaio di tipo rigido con tubi in cromo-molibdeno ed una angolazione del cannotto di sterzo pari a trenta gradi. 

Il motore è stato rifatto completamente e per rendere l'idea del lavoro effettuato sopra non bisogna soffermarsi solo sulla cilindrata o sulla potenza, ma anche sul ragguardevole alesaggio (96,99mm) e sul rapporto di compressione alto (11,5:1).


mercoledì 18 novembre 2020

Under 6!!!!



I dragster non sono quel genere di moto in voga nel vecchio continente. Ogni tanto si vedono elaborazioni a tema e ci sono anche dei campionati organizzati, ma si tratta di ben poco, diversamente da quanto avviene negli Stati Uniti.

Questo Sportster costruito per le gare di accelerazione è apparso sulla rivista Freeway Magazine del lontano 1995, mostrando quanto si può elaborare lo “small-block” (inserito in un telaio apposito...).  

La cilindrata è infatti arrivata a 1900 (pistoni Ross) ed è stato indispensabile intervenire su imbiellaggio (S&S) ed albero motore per evitare rotture immediate. Carburatore S&S, teste STD, cammes Zippers ed accensione Dyna S Single Fire (che fornisce la scintilla all'interno del cilindro nella fase utile e non in maniera simultanea) completano l'opera.

Sono passati oltre venti anni dalla costruzione di questo Sportster per le drag-racing e questo la dice lunga su quanto questo motore sia robusto, dal momento che è stato spremuto a dovere.


mercoledì 13 maggio 2020

K Dragster




Harley-Davidson K model 1952 dragster


Harley-Davidson K model 1952 dragster


Harley-Davidson K model 1952 dragster

 Il classico esempio di come rendere “cattivo” un vecchio modello del 1952


Facciamo un passo in avanti. Alla “Company”, verso la metà degli anni cinquanta, si resero conto che serviva un modello che sostituisse il vetusto “K”, ormai non più in grado di reggere il confronto nei circuiti con le “inglesi” (molto più leggere e maneggevoli) che iniziavano a spadroneggiare
Sebbene vi fosse stato un continuo aggiornamento con l'introduzione di nuove versioni (dal KR per le competizioni al KHK stradale)  alla fine il modello “K” fu mandato in pensione per far posto al neonato Sportster.

Diversamente dallo Sportster il modello “K” non è entrato nel cuore degli appassionati. Quei pochi esemplari tutt'ora esistenti, hanno subito per la maggior parte un restauro conservativo oppure una leggera customizzazione, volta a migliorarne alcuni aspetti.
Un modello “K” rivisto in chiave dragster old-style fa abbastanza effetto per una serie di motivi, tra i quali la poca potenza del motore che, in questo caso, non è stato assolutamente elaborato

Gli interventi sono avvenuti unicamente a livello estetico e ciclistico (alleggerimento globale), sebbene l'esemplare in questione sia stato smontato completamente ed il telaio, oltre a subire un'opera di “molding” (eliminazione delle imperfezioni), verniciato in un rosso acceso e privato degli ammortizzatori posteriori.

Tante parti sono state forate per ridurre il peso, seguendo il paradigma della vecchia scuola.
Una preparazione inusuale ma molto affascinante! 


mercoledì 4 marzo 2020

Carbon dragster!!!!

sportster xlch 1969 carbon dragster

sportster xlch 1969 carbon dragster

sportster xlch 1969 carbon dragster

sportster xlch 1969 carbon dragster

sportster xlch 1969 carbon dragster

Carbonio a profusione ed elementi di modernità connotano questo vecchio Ironhead.


Portare a nuova vita un vecchio XLCH del 1969 è  “….cosa buona e giusta…..”, anche se sulle vecchie moto andrebbe fatto un restauro in modo da riportarle alle condizioni originali o, quantomeno, effettuare piccoli miglioramenti. Qui abbiamo un Ironhead totalmente stravolto e modernizzato, seppur con ottimi risultati, che lasciano numerosi interrogativi in ordine alla scelta effettuata

Il motore, interamente ricostruito, è stato prima verniciato di nero ed accuratamente bilanciato, subendo l’aggiunta di molti elementi nuovi come i carter in carbonio e la conversione del cambio che da destra viene portato a sinistra. Un carburatore S&S Super E ed un paio di corti scarichi “drag-pipes” garantiscono assoluta affidabilità al vecchio Ironhead che, attraverso questi interventi, rimane praticamente originale, mantenendo anche l’accensione a magneto

Al telaio rigido in acciaio cromato, verniciato in nero carbonio (l’unico elemento ammortizzante è sotto la piccola sella), viene abbinata la forcella di una Ducati 916 con cerchio in carbonio e pinze Brembo. La carrozzeria è in fibra di carbonio (ovviamente) si lega con molte parti in acciaio bene a vista. Il peso della moto è di 162 kg (!!!!!!). Stranamente non è stato tolto l’avviamento a pedale, anche se la logica potrebbe essere quella di far risaltare elementi di modernità con altri tipicamente vintage. La moto è bellissima anche se sarebbe stato più opportuno restaurare il vecchio XLCH ed utilizzare un più moderno Evolution per costruire questo dragster.


mercoledì 2 ottobre 2019

Hot dragster!!!!!

sportster xlch dragster double engine

sportster xlch dragster double engine

sportster xlch dragster double engine

sportster xlch dragster double engine

sportster xlch dragster double engine

sportster xlch dragster double engine

sportster xlch dragster double engine

sportster xlch dragster double engine

sportster xlch dragster double engine

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Un “mostro” old-school.


Incute terrore solo a guardarlo questo dragster costruito secondo la vecchia tradizione. Il motivo è semplice: doppio motore Ironhead 1000 di due esemplari di XLCH montato in un unico telaio. 

Un lavoro difficilissimo. Si deve tener presente che il telaio si può rompere e che i due motori possono non funzionare in maniera armonica. Il progettista ha lavorato sul funzionamento dei due motori che al minimo girano come se fosse un singolo motore Harley-Davidson, mentre agli alti regimi assomigliano ad un quattro cilindri nipponico. Poiché la trasmissione dello Sportster Ironhead è fragile, per contenere la potenza notevolmente aumentata e le molte vibrazioni è stato installato un cambio a quattro velocità prelevato da un Big Twin del 1980. 

Il telaio è stato appositamente studiato e costruito con tubi in acciaio, abbinato ad una forcella proveniente da una Ducati 750 Imola degli anni settanta, opportunamente abbassata e lavorata per avere anche un “custom look”. I cerchi sono in alluminio da 18 pollici. I due motori, a parte una revisione totale, non hanno subito interventi, salvo il montaggio di due carburatori S&S Super B con trombette di aspirazione ed un doppio scarico due-in-uno. Quasi tutto il dragster è stato costruito a mano. Il serbatoio dell’olio è contenuto all'interno del piccolo codone in alluminio, mentre quello del carburante si trova nella tradizionale posizione e segue il profilo della moto. 

Mette paura la scelta dell’avviamento a “kick-start” invece di quello tradizionale con il classico motorino d’avviamento, ma probabilmente è motivato da ragioni tecniche. Questo mostro è stato esposto allo “Yokohama Hot Rod Custom Show” del 2018.

giovedì 30 maggio 2019

Sugar Rush Sportster

sugar rush sportster chupa chups drag crazy chopper

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Trovare la ragione giustificatrice di questo Sportster appare impresa assai difficile, anche se la livrea si ispira apertamente a quella dei famosi dolci “Chupa-Cups”, ma sembra che l’intento sia stato quello di costruire una moto per gareggiare nelle “drag-racing” amatoriali dei vari eventi. 


Il motore è un 1200 originale del 2000 interamente verniciato in nero lucido sul quale è stato montato solo un filtro dell’aria aperto ed un paio di scarichi che escono paralleli dietro alla sella, inserito in un telaio rigido del 2008. 



A parte l’insolita colorazione anche del telaio, vi sono alcuni elementi interessanti come il serbatoio dell’olio dalla forma a “botticella” posto davanti al motore, la sella rialzata tramite tubi saldati sul telaio originale ed ulteriori tubi di irrobustimento, l’angolo aumentato della forcella e la lunghezza aumentata della stessa, il kit “NOS”, il piccolo cupolino e la batteria montata lateralmente in basso a sinistra in uno specifico alloggiamento. 


Difficile identificare  “Sugar Rush”  come una moto progettata per correre. Sembra più il chopper partorito dalla mente psichedelica di qualche “sessantottino” !!!!