Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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mercoledì 21 aprile 2021

Blu'S Sportster

sportster 1200s custom blu

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sportster 1200s custom blu

sportster 1200s custom blu

Sportster 1200s custom blu

Un altro Sportster 1200S elaborato nella maniera giusta.


Ho spesso sottolineato quanto sia importante andare in una precisa direzione nell’elaborare il “quattro candele” (così viene chiamato questo Sporty dagli appassionati). E’ fondamentale non esagerare a livello estetico ed esaltarne gli aspetti legati alla guidabilità, senza però ricorrere all’utilizzo di parti hi-tech.
Un compito difficile per alcuni aspetti, ma assai facile se si ragiona con il tipico pragmatismo orientale.

Rispetto all’altro 1200S presentato da poco non cambia molto essendo la stessa filosofia. Qui si può notare un dettaglio fondamentale: l’archetto posteriore che sorregge il corto parafango, imbullonato al telaio. E’ un ottima soluzione per evitare di ricorrere a tagli di telaio. 

A livello estetico sono stati fatti piccoli affinamenti rispetto al modello originale ed è stata scelto un colore decisamente in linea con lo spirito sportivo del 1200S (è lo stesso blu Buell….), magistralmente abbinato ai filetti sui cerchi originali. I doppi fari sovrapposti sono l’unico elemento di modernità. Pochissime altre modifiche hanno riguardato il resto del “quattro candele”. La ciclistica è praticamente di serie, salvo pinze anteriori e pompa freno Brembo, così come il motore che è stato fatto “respirare” solo un poco di più attraverso filtro aria e coppia di corti scarichi “home made” che sparano la loro voce verso l’alto. 


lunedì 5 aprile 2021

Low Art





Sul finire degli anni novanta lo stile di Arlen Ness si era ormai affermato nella vecchia Europa. Moto curate in maniera maniacale, dove l'ampio utilizzo di alluminio billet era uno degli aspetti che connotavano questo genere. Anche se si stavano iniziando a vedere le prime cafe racer (e relative elaborazioni), qualcuno continuava sulla vecchia strada che, solo parecchi anni più tardi, sarebbe stata definitivamente abbandonata, salvo qualche sporadica realizzazione. 

Le pagine di Freeway Magazine del 1999 immortalano questo splendido Sportster elaborato da Hard Core Custom Cycles di Assemini (Cagliari). Telaio e forcellone realizzati direttamente in casa, tenendo a mente parametri ben precisi come un'ampia inclinazione del cannotto di sterzo ed aspetto “low”.

 Motore Sportster del 1998 elaborato in maniera pesante facendo ricorso a pistoni Wiseco per portare la cilindrata a 1200, imbiellaggio e carburatore S&S, camme Andrews, scarichi Bub (abbastanza utilizzati in quegli anni per elaborazioni simili). Il motore, così come il resto della moto, non è stato solo elaborato, ma assai curato nella parte estetica (eliminate alcune alette di raffreddamento nella parte bassa dei cilindri.....).

Ovviamente vengono utilizzate ovunque parti in alluminio realizzate a mano.

Attualmente si sono affermate elaborazioni e moto in chiave scrambler e street-tracker, sicuramente dettate anche da esigenze pratiche, ma quanto mancano preziosismi come questo Sportster Low......


 

mercoledì 31 marzo 2021

Peace and Love





Nello sfogliare le pagine della rivista Freeway Magazine mi sono imbattuto in questo Sportster che sembra costruito da molto poco, se non fosse che la rivista ha chiuso i battenti nel lontano 2009.....

Quando poi ho visto CHI l'ha elaborato, tutto mi è tornato chiaro, perchè la moto è del 2005. Parlo del dealer di Firenze HD Speed Shop, rimasto sempre fedele alla propria filosofia, specialmente quando si tratta di mettere le mani sugli Sportster, che vengono rivisti in chiave "vintage" curando gli aspetti cromatici (le verniciature calzano sempre a pennello), rendendoli quanto più possibile semplici. Lo Sportster di Paola (questo il nome della fanciulla della foto) ha pochissimi interventi ma di grande effetto: serbatoio prelevato in un mercatino dell'usato e rimesso a nuovo, parafanghi cromati, coppia di drag-pipes con verniciatura termica bianca. Motore, ovviamente, di serie. Può bastare????? 

mercoledì 3 marzo 2021

Sportster Agatha Ruiz De La Prada

sportster multi colors





Folle. Uno Sportster fuori da ogni schema e regola. Siamo abituati ad identificare e codificare praticamente tutto e questa moto farà discutere non poco. Voi la comprereste se vi fosse la possibilità di averla a poco ????? Sono onesto: io no. Non è il mio genere di Sportster, pur se ne apprezzo (e non poco) il lavoro svolto

A me gli Sportster piacciono rozzi, con un'indole brutale. Non amo i chopper estremi e digerisco non troppo i bobber. Preferisco degli ottimi street-tracker con motore elaborato e linee senza tempo, oppure delle scrambler leggere ed essenziali. Bandita la tecnologia. 

Tuttavia, anche se una moto del genere è assolutamente per me, ha una sua ragion d'essere ed esce fuori talmente tanto dagli schemi da suscitare curiosità e molto rispetto per il grande lavoro che c'è dietro. Il telaio è stato verniciato in bianco e sottoposto a "molding" e modificato nella parte posteriore per ospitare un differente forcellone. 

Praticamente tutta la moto è stata verniciata, anche le ruote, mentre a livello tecnico non si può parlare di interventi rilevanti, salvo il doppio scarico corto, privo di silenziatori. Cosa ne pensate ????

venerdì 12 febbraio 2021

Sportster 1200S - Middle custom/maxi sport

sportster 1200 s custom

sportster 1200 s custom

sportster 1200 s custom

sportster 1200 s custom


Questa è una di quelle elaborazioni, secondo me, più riuscite per il 1200 S a quattro candele. Questo Sportster è un modello molto particolare, che va tenuto fedele il più possibile al periodo della sua nascita, gli anni novanta. E' una moto, rispetto ai modelli più recenti, molto ruvida. 

Il motore con testata a doppia candela invita alla guida sportiva ma, nel contempo, fa sentire comunque l'esigenza di avere una moto che rispecchi i canoni degli Sportster prodotti in quegli anni. Ecco il motivo per cui ritengo ogni elaborazione troppo esasperata fuori luogo. 

I giapponesi di Trump Cycle hanno capito come intervenire sul 1200s. Una bella colorazione non troppo vistosa. Un motore con qualche cavallo in più ottenuto tramite scarico e filtro dell'aria aperto (ma si può ricorrere anche a centralina e carburatore Mikuni HSR secondo il kit approntato da Carlo Talamo e dalla Numero Uno sul finire degli anni novanta), una ciclistica migliorata tramite ammortizzatori performanti e forcella rivisitata internamente (se si trova, si può montare anche una forcella Ceriani a steli rovesciati, completando così il kit pensato da Carlo Talamo e dalla Numero Uno). 

Qualche altro dettaglio in alluminio come le pedane arretrate, possono essere un altro preziosismo che arricchiscono di più la moto.  

venerdì 29 gennaio 2021

Black Wings






Negli anni novanta, soprattutto in Italia, la tendenza verso la customizzazione degli Sportster andava in una precisa direzione: ciclistica prelevata da qualche “jap” di ultima generazione o, comunque, “modernizzata” e motore elaborato all'inverosimile.

Il “dark custom”, poi diventato di serie, si sarebbe affermato molto tempo dopo. Le prime elaborazioni  “dark” fecero scalpore, come le due creazioni di Carlo Talamo e della Numero Uno (anche se non su base Sportster) come “La Suora” e “Fate l'amore e non fate la guerra”. 

Lo Sportster apparso sulle pagine di Freeway nel 1995 è fedele alla filosofia dell'epoca: forcella Ceriani a steli rovesciati (la stessa di qualche kit approntato dalla Numero Uno) che lavora su un cerchio da 16 pollici (una novità per l'epoca ) con disco flottante da 320mm e pinza a quattro pistoni marchiata Brembo, ammortizzatori posteriori più bassi degli originali di tipo progressivo (altra novità in quegli anni....).

Il motore, fiore all'occhiello di questa elaborazione, viene spremuto a dovere aumentando la cilindrata da 883 a 1200 cc tramite pistoni Wiseco e montando alberi a cammes Andrews, carburatore Mikuni HSR 42 e scarico due in uno Supertrapp. Viene rinforzata la frizione sostituendo l'originale con una Barnett e montato posteriormente un cerchio più largo (sempre da 16 pollici come l'originale), montando la trasmissione finale a catena.


mercoledì 13 gennaio 2021

K model 1952 "restore"







Sono sempre stato dell'idea che in Italia, forse anche per il lavoro a livello di marketing e comunicazione fatto praticamente da sempre, si considerino le Harley-Davidson unicamente come moto da fighetti.

Si tratta di una visione che, ripeto, ha un suo fondamento,  probabilmente difficile da cambiare in poco tempo. Capisco che molto ha inciso anche il prezzo proibitivo dei modelli di grossa cilindrata e quello medio-alto degli Sportster, ma è una visione assai limitata. In Giappone il modo di concepire le Harley-Davidson è molto diversa e l'ho percepita dalla molteplicità di elaborazioni proposte. Accanto a chi privilegia lo stile vintage minimalista, troviamo molti che riescono a tirare fuori l'anima "racing" praticamente da ogni moto di Milwaukee, specialmente se si tratta di Sportster, divertendosi tra i cordoli dei vari circuiti.

Su questo modello K 750 del 1952, l'antenato dello Sportster, sono intervenuti in maniera molto sobria, operando una revisione generale del motore, ma senza soffermarsi troppo sull'aspetto estetico. Il vecchio K, così, mantiene quell'aria "vissuta" di moto molto robusta ed essenziale, lontana anni luce dalle concessionarie "patinate" tanto in voga ora


domenica 6 dicembre 2020

Evil Superstock




 


Negli anni novanta c'era molto fermento nel mondo Harley-Davidson, che avrebbe fatto da traino per la futura affermazione del fenomeno della customizzazione, specialmente in Italia. Come ho raccontato più volte, lo Sportster veniva spesso elaborato in chiave racing, esasperando le prestazioni del motore abbinato ad una ciclistica prelevata interamente da qualche sportiva giapponese. 

Sulla scena romana coesistevano sostanzialmente tre anime: quella legata alla Numero Uno, Carlo Talamo e Fabrizio Farinelli, quella dei vari gruppi che avevano una visione molto romantica di Harley-Davidson andando in giro con moto assai vecchie (vedasi ad esempio il famoso gruppo di Monteverde) e l'American Motorcycle, che aveva fatto proprio lo spirito di Arlen Ness. Fu il contatto con quest'ultima realtà per molti fonte di ispirazione per rendere le “piccole” di Milwaukee vere e proprie sportive. 

Lo Sportster di Cris, alias “Teschietto”, apparve sulle pagine di Freeway Magazine nel 1997, quando stavano arrivando in Italia le prime Buell, e non si conosce se la scelta di questa elaborazione fu dettata da precedenti contatti con la “crew” dell'American Motorcycle. Di sicuro la moto fu elaborata in maniera radicale. 

Il motore portato a 1500 cc tramite un kit S&S che comprendeva, oltre ai pistoni, anche valvole, aste, teste, cammes ed il famoso carburatore S&S “Super G”. Cerchi da 17 pollici della Marchesini abbinati a freni Performance Machine (….altro must di quel periodo....). Posteriormente si rese necessario (per ospitare un cerchio dal canale nettamente più largo rispetto all'originale) non solo di sostituire la tradizionale trasmissione finale a cinghia con una a catena (indispensabile per tenere a bada il notevole aumento di potenza), ma anche di montare un forcellone di alluminio (JMC). 

Stranamente la forcella conservò gli steli di serie, salvo l'abbinamento a piastre OMP con una maggiore inclinazione. Una moto veramente bella e realizzata con cura. Sarei curioso di sapere se è ancora in giro......       


mercoledì 2 dicembre 2020

Spanish Flyer






Negli anni novanta la tendenza per customizzare gli Sportster  (quando non si voleva realizzare un bel chopper con telaio rigido) era più o meno una: ciclistica prelevata da qualche “jap” sportiva, motore elaborato pesantemente, verniciatura vistosa. Questo prima che negli anni duemila si affermasse il fenomeno cafe racer e, un decennio più tardi, si iniziasse ad esplorare infinite forme di customizzazione.

Specialmente in Francia si poneva molta attenzione all'aspetto cromatico, fondamentale per supportare un'ottima elaborazione.

Nel 1997 sulla rivista Freeway Magazine Italia appare questo Sportster costruito in Spagna seguendo quella logica. La base di partenza è un 883 del 1991 con cambio a cinque rapporti e trasmissione finale a cinghia, sul quale viene montata una forcella a steli rovesciati prelevata da una Suzuki GSX-R 750, abbinata a cerchi della Performance Machine in lega da 17 pollici di diametro con canale da 3.5 (anteriore) e 4.5 pollici al posteriore.  La stessa azienda fornisce anche i dischi freno, molto in voga in quegli anni.

Il motore subisce un notevole aumento di potenza grazie alla cilindrata portata a 1427 cc tramite pistoni Axtell, carburatore S&S Super G dotato di Thunderjet, cammes Redshift, aste Crane, scarico due-in-uno Supertrapp.

Troviamo una serie di altri componenti di pregio come le pedane arretrate Storz, specchietti Arlen Ness e carrozzeria di tipo “warbird”, altro elemento che per un periodo di tempo è stato utilizzato in molte preparazioni.


mercoledì 25 novembre 2020

Ghost Rider Buell



Vi ricordate l'eroe della Marvel impersonato da Nicolas Cage ???? Aveva un “panhead” simile a quello di Easy Rider, uno Sportster 883 con codino da flat-track e manubrio largo, privo di parafango anteriore ed una Buell con la quale compiva le sue migliori acrobazie: celebre l'inseguimento in autostrada con tanto di frenata con impennata della ruota posteriore....

La moto è una X1, qui abilmente replicata, con specifici interventi. Telaio e forcellone interamente cromati (così come l'alloggiamento per la batteria, carter motore e copri-testate), verniciatura “flame” su base bianca anche per la sella, rimozione dei parafanghi.

A livello tecnico, l'intervento più importante ha riguardato il kit con protossido d'azoto (con relativa bombola montata sopra il filtro dell'aria) in grado di far fare alla moto accelerazioni brucianti, un doppio scarico sotto sella (diversamente da quello originale che andava sotto in motore in modo da abbassare anche il baricentro), un ammortizzatore posteriore fornito dalla Penske, ed una coppia di pneumatici tassellati.

Ora non resta che trovare una X1 da elaborare!!!!


 

mercoledì 30 settembre 2020

OLD XB






Una Buell XB del 2003 invecchiata a dovere......


Non è la prima volta che mi imbatto in una Buell XB elaborata unicamente nell'estetica ed anche questa volta il risultato mi sorprende.

Solitamente quando si pensa a Buell la prima idea che viene in mente è quella di elaborare il motore rendendolo ancor più performante, lavorando anche sulle sospensioni e cercando di estremizzare la moto. Il problema di fondo è che, specialmente nei modelli XB, il motore Buell è al limite dell'affidabilità, motivo per il quale conviene non elaborarlo se non con il classico filtro dell'aria aperto abbinato ad uno scarico libero.

Elemento da tener d'occhio nell'elaborazione di questa XB è il telaietto reggisella saldato a mano, abbinato al parafango ed alla sella, che conferiscono l'aspetto "vecchio" alla moto (è stato posizionato diversamente tutto l'impianto elettrico).

Molti potranno storcere il naso ma penso che questa personalizzazione meriti attenzione.    
 

mercoledì 8 luglio 2020

Buell MK1





Dove porta la mente umana ???? Ecco uno dei tanti esempi....


Quando mi sono imbattuto in questa S1 ho rimpianto per l'ennesima volta la fine del marchio Buell. Parlo delle “vere” Buell: quelle con motore Sportster (o derivato da esso). Moto dal fascino incredibile che possono essere oggetto di interpretazioni stilistiche fuori dagli schemi, ma in linea con la filosofia del marchio.

Se andiamo a vedere questa S1, tralasciando alcuni piccoli miglioramenti a livello tecnico come il doppio freno a disco flottante con relative pinze a sei pistoncini della Performance Machine ed uno scarico Pro-Race abbinato ad un filtro dell'aria aperto del carburatore, si caratterizza per le sovrastrutture imponenti, studiate prendendo come riferimento il mondo delle auto sportive americane.

Parliamo dell'ampia carenatura con cupolino e del voluminoso codone, dal momento che il serbatoio del carburante (come quello dell'olio) è rimasto di serie. Dato che la base di partenza è stata una S1 White Lightning del 1998(che ha anche il telaio bianco), è stato relativamente semplice trovare una colorazione d'effetto . La moto è stata messa in vendita al prezzo di quasi trentamila dollari (!!!!!!).