Harley-Davidson Sporster: la storia, le special e la pubblicità. Una sezione dedicata alle Buell motorizzate Harley-Davidson.

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martedì 21 dicembre 2021

Lettera a Babbo Natale: Buell S1 o XLCR ma soprattutto......





Caro Babbo Natale, sebbene abbia ormai cinquantuno (!!!!!!) anni e non dovrei, provo a scriverti lo stesso la mia letterina (anche a costo di essere considerato un insolente) perchè in fondo mi sento un ventenne.

Sarò molto stringato in modo che tu la legga, pur decidendo di non esaudirla.

Ovviamente il sogno nel cassetto sarà sempre la mitica Harley-Davidson XLCR 1000, ma visto che costa molti denari mi accontenterei anche di trovare qualche kit da montare in futuro. Sempre parlando di moto, ho avuto da tempo un ritorno di fiamma per le Buell con il telaio a traliccio e gli amici del Reparto Sportivo ne hanno diverse a buon prezzo......

 Più di tutti, però, ho un sogno: fammi conoscere i miei due idoli. Parlo di King Carl Fogarty e Super Troy Bayliss. Come hai modo di leggere nel racconto che si apre cliccando su ognuno dei due nomi, sono stati fondamentali nella mia vita perchè da loro ho imparato veramente tanto. Per sono una vera e propria religione!!!! Non chiedo di farmi questo regalo a breve, ma per favore lavoraci in modo che avvenga entro il 2022!!!!

sabato 4 dicembre 2021

Una telefonata nella notte: è Carlo Talamo!



Il telefono squilla. Mi accingo a rispondere ma non riconosco il numero di telefono e penso che forse sia uno dei tanti call-center che vogliono proporti qualcosa. Dall'altra parte: "Ciao Ascanio sono Carlo...." La voce è inconfondibile. Il timbro ed il tono sono quelli. 

"Ciao Carlo ma allora sei con noi....." rispondo timidamente ".....non te ne sei andato come pensavamo tutti....." 

Dall'altra parte del telefono. "No Ascanio. E' solo che avevo bisogno di stare un poco tranquillo ed ho dovuto inscenare la mia morte. La pressione mi stava facendo impazzire e non riuscivo più a gestirla. Ti ripeto: volevo stare solo un poco tranquillo per i fatti miei....." Sono felice come pochi. Carlo mi è mancato per troppo tempo. 

Domando: "Ma ti posso continuare a sentire ????"

"Certamente ma ti chiamo io." 

Percepisco che è tornato in punta di piedi e vuole ristabilire i contatti con estrema calma ma, soprattutto, con chi vuole lui, senza dover essere il personaggio popolare di un tempo. 

"Ci sarai alla Fiera di Verona ???"Chiedo ancora. 

"Penso di esserci ma non lo dire."

 "Grazie mille della chiamata Carlo! Non hai idea di quanto mi ha fatto piacere!!!! Avverto Farinelli e gli dico di chiamarti...."

"Ascanio lascia stare. Digli che sono tornato ma che mi farò vivo io con lui."

Un insolito raggio di luce capitolino, dopo quasi un mese ininterrotto di nuvole e pioggia, illumina parte della mia camera da letto costringendomi alla sveglia. E' un sabato mattina diverso rispetto agli ultimi. Percepisco immediatamente che la telefonata appena ricevuta da Carlo è solo un sogno, facendo fatica a risvegliarmi. Ma in qualche modo inizio la giornata bene. Ovviamente chiamo immediatamente Farinelli (che era molto legato a Carlo. Forse uno dei pochi in grado di gestirne sul lavoro il forte temperamento) e gli racconto. Lui, come sempre, ascolta e lo sento contento.

A questo sogno possiamo dare diverse interpretazioni. E' strano però che sia arrivato in un momento così particolare anche a livello personale. La pandemia ha creato molto scompiglio facendo perdere l'orientamento a molti. Siamo inoltre nel periodo di avvicinamento al Natale. Il Natale non solo equivale ai sogni, ma è un periodo dove c'è la generale necessità di sognare. 

E tanto perchè siamo in tema, dato che ho conosciuto Carlo Talamo non appena comprato il primo Sportster, XLCR 1000 ed XR 1000 rappresentano gli Sportster dei sogni.

sabato 13 novembre 2021

Andate in moto!!!! - Triumph Postatomica di Carlo Talamo 1995


Qualunque essa sia ma andateci. Qui si parla di Sportster, ma la passione della moto è (quasi) a trecentosessanta gradi. Non importa che costi quanto una Pagani Zonta o valga mille euro. Se potete compratevi la moto dei vostri sogni ed infischiatevene di quanto pensa la gente. 

Qui vi presento la Triumph Postatomica di Carlo Talamo, una vera provocazione fatta nel lontano 1995.


Se avete voglia dovete però guardare il video in modalità ordinaria e non semplificata con il telefonino.

mercoledì 29 settembre 2021

Bisogna andare avanti: Sportster 1200 S






Non ho digerito alcune scelte fatte in casa Harley-Davidson, prima tra tutte quella di non produrre più le Buell. Peggio quando a Milwaukee hanno deciso di non produrre più lo Sportster, mettendo fine a quella che è stata ed è tutt'ora una vera icona delle due ruote. Non credo al fatto che non potessero rendere il motore compatibile con le normative Euro 5, dal momento che case come Moto Guzzi, Royal-Enfield e Kawasaki ci sono riusciti con i loro motori raffreddati ad aria. Secondo me è stato solo un pretesto perchè in mente avevano altro.....

Forse volevano solo rompere con la tradizione e creare qualcosa che fosse più appetibile ai giorni nostri. Congetture a parte, la storia insegna che tutte le volte in cui HD ha rotto con il passato, lanciando modelli troppo innovativi (vedi XLCR1000 ma anche V-Rod e Street Rod 750), ha fallito. Accadrà lo stesso ora???? 

Ovviamente è da vedere, ma forse la scelta non è insensata, soprattutto se si studia il contesto in cui nacque lo Sportster. Il 1957 era dominato dalle moto inglesi ed HD cercava una risposta (i vecchi modelli della serie K a valvole laterali nati nel 1952 avevano segnato il passo....). Risposta trovata nello Sportster. 

Ecco allora che il neonato 1200 S trova una sua logica nella tecnica al passo con i tempi ed in un motore dotato di molti cavalli. Certo, per molti sarà difficile da digerire questa scelta e, se proprio vogliamo dirla tutta, il nuovo Sportster 1200 S non ha niente in comune con i vecchi Sportster e, men che mai, con il 1200 S con testata a doppia candela. 

Provare per credere: basta coprire la scritta HD sul serbatoio e mettere la moto in mezzo ad altre, chiedendo a qualcuno di riconoscerla. Per lo più sarà identificata con qualche "cinesata" che sta invadendo il mercato italiano ed europeo. 

Ma forse è solo questione di tempo affinchè il nuovo Sportster (nei vari modelli che usciranno sul mercato) trovi una sua identità. Altro dubbio legittimo riguarda il prezzo del nuovo 1200 S. Fin dagli albori dei tempi lo Sportster ha rappresentato il modello di accesso alla gamma Harley-Davidson, forte di un prezzo nettamente più basso rispetto agli altri modelli. Ora il discorso cambia nettamente ed è lecito aspettarsi un modello di accesso. Nel frattempo i dealer italiani stanno cavalcando l'onda e ben venga!!!! Belle le pubblicità fin qui proposte. Ne aspettiamo altre!!!!!


domenica 5 settembre 2021

Lunga vita ai dealer!!!!!!


Gli amici della concessionaria Harley-Davidson Route 76 Jesi si preparano a festeggiare, con molto orgoglio, il raggiungimento dei dieci anni di attività. Questa ricorrenza, che vivo con particolare enfasi visto il legame di amicizia che ho con loro, mi fa riflettere molto su quanto sia importante, per alcuni marchi di motociclette che fondano il loro brand soprattutto sulla tradizione, avere un radicamento nel territorio. 

Ovviamente nel mondo Harley-Davidson gli amici di Jesi non sono i soli, ma molti si sono persi per strada per una serie di motivi. Dico da tempo che probabilmente, anche alla luce della pandemia, andrebbero riprogettato il dealer Harley-Davidson soprattutto in Italia. 

Logiche commerciali mutuate dal modello americano dei "mega store" non hanno ormai più senso, anche alla luce dell'infinito sviluppo dell' E-Commerce e della possibilità che stanno iniziando alcuni marchi di personalizzare la moto on-line, per poi vederla direttamente dal concessionario. 

Il rischio nel perseverare in questa politica miope è la chiusura (....come è avvenuto purtroppo.....) di concessionari storici a causa delle enormi spese di gestione divenute insostenibili. Ogni dealer che chiude è un danno di immagine a Milwaukee, ma forse non si è capito. Occorre quindi, come detto, non solo ripensare le concessionarie HD in termini dimensionali, ma anche logistici. 

Carlo Talamo studiò a fondo la faccenda in modo da non avere troppe concessionarie vicine ma giustamente distanziate e posizionate. E' l'unico sistema per garantire un futuro florido. Nell'augurarsi che passi questo concetto......Buon Compleanno Jesi!!!!!!

giovedì 8 luglio 2021

Sportster: consigli per un buon acquisto dell'usato!!!!

883 iron 2020 orange

forty eight 2020

Lo Sportster è uscito di produzione (almeno in Europa) e non sapete come districarvi per acquistarne un modello ?????? Provate a leggere dopo e vediamo se avrete le idee più chiare.


Tempo addietro all'interno di questo blog avevo elencato una serie di pregi e difetti da studiare prima dell'eventuale acquisto di uno Sportster. Ora aggiungo qualche consiglio pratico, dando per scontato che siate decisi nell'acquisto.

-MODELLI: tra le versioni di ultima generazione, cioè di quelle ad iniezione dal 2016 fino ad ora, dotate di ABS ed ammortizzatori performanti, consiglio di comprare un 883 Iron oppure un Forty-Eight. Sono i modelli che vanno per la maggiore ed anche quelli un poco più costosi degli altri ma, al momento, più facili da rivendere qualora non siate assolutamente sicuri dell'acquisto.
Se invece volete uno Sportster a carburatore non fate compromessi e cercate un modello costruito fino al 2004. Hanno tante vibrazioni che si manifestano moltissimo dopo i 100 km/h, ma sono anche quelli più rozzi e con una migliore semplicità costruttiva ed accessibilità meccanica (oltre a pesare circa 40 kg in meno).

-VENDITORE: il consiglio è rivolgervi a dealer ufficiali Harley-Davidson. Pagherete la moto un poco di più, ma beneficerete della garanzia ufficiale del concessionario. Ben vengano anche i concessionari di altre marche qualora vi vendano una moto loro e non conto terzi. Valutate l'acquisto da un privato se vi può dimostrare la regolarità della manutenzione. Stesso discorso per i negozi di vendita di moto usate dai quali dovete pretendere, oltre la garanzia, anche la documentazione dei tagliandi svolti. 

-SPECIAL: se il Codice della Strada non è un problema per voi scegliete la special che volete, altrimenti fate attenzione agli Sportster troppo rimaneggiati, specialmente se hanno il telaio segato (o un telaio non originale non indicato sul libretto), poiché potrebbero sorgere problemi legali in caso di incidente o in sede di revisione. Il consiglio è acquistare una moto di serie o con pochi accessori, che possa essere riportata allo stato originale senza troppa fatica. 

-CHILOMETRAGGIO:  il motore dello Sportster è robustissimo, a patto che abbia fatto la manutenzione prevista ad intervalli regolari, così come previsto dalla casa. Grazie alla sua estrema semplicità costruttiva, i tagliandi non richiedono grandi interventi che si sostanziano quasi sempre nel cambio dell'olio motore e della trasmissione, filtro olio, candele, lavaggio e/o sostituzione del filtro dell'aria. Le valvole non vanno registrate poiché la distribuzione è ad aste e bilancieri e la cinghia finale di trasmissione, esente da manutenzione, va sostituita dopo moltissimi chilometri. Se non vi dicono nulla in merito, capire se una moto  In America si vendono Sportster usati con moltissimi chilometri, senza alcun problema. Qui da noi, al contrario, c'è molta diffidenza, ma spesso è immotivata.

-PREZZO: anche se la moto ha moltissimi chilometri, a meno di 4500 Euro difficilmente si trova qualcosa (se la moto è in ordine ovviamente....). Mediamente con 6500/7000 Euro si compra un modello in buone condizioni e senza troppi chilometri.

-CILINDRATA: 883 o 1200 ???? Fermo restando il discorso sui due modelli più venduti, sappiate che l'aumento di cilindrata si ottiene attraverso un maggiore alesaggio e, quindi, pistoni di maggior diametro.  Per il resto il motore è uguale. Il 1200, ovviamente, garantisce più potenza e coppia, ma costa anche un  poco di più.



mercoledì 9 giugno 2021

CARLO TALAMO - Per come l'ho conosciuto io in dieci anni!!!!


Alla fine mi è sembrato doveroso (anche se ci ho pensato molto a lungo) fare questo video e raccontare quanto ho vissuto nei dieci anni in cui ho conosciuto Carlo Talamo e molte persone legate a lui. Dieci anni fantastici in cui c'era la costante sensazione di far parte di qualcosa di unico ed irripetibile. Carlo non era un tipo facile e non eravamo amici, ma gli volevo bene e lo ammiravo. Lo aveva capito e penso che nutrisse anche lui affetto nei miei confronti. Sono quasi venti anni che è scomparso eppure il suo ricordo è più vivo che mai, così come il suo modo di elaborare le moto e concepire le concessionarie ed il rapporto con i clienti (spesso amici). Sarebbe interessante ascoltare altre testimonianze! 

P.S. il video forse non si vede in modalità telefonino.

sabato 10 aprile 2021

Semplicemente Harley-Davidson Sportster


Condivido questo video in cui racconto come è nato il blog dedicato allo Sportster 1957legend.it al quale, in maniera del tutto inconsapevole, probabilmente stavo pensando dai primi anni novanta (sebbene internet non esistesse) quando iniziai a raccogliere e custodire articoli sullo Sportster, Carlo Talamo e le sue moto. Ho cercato di trasmettere quelle che sono state e sono le mie emozioni anche in relazione agli anni novanta (comprai il primo 883 nel 1992), periodo secondo me stupendo ed irripetibile dal punto di vista motociclistico, conclusosi nel 2002 con la scomparsa di Carlo Talamo. Racconto anche il mia grande amicizia con Fabrizio Farinelli e qualche episodio divertente. Mi auguro piaccia!    

sabato 20 marzo 2021

Freeway Magazine Italia


All'interno di questo blog ho inserito molti Sportster e qualche editoriale di questa rivista, nata in Italia nei primi anni novanta, con la quale ho avuto modo di collaborare per circa cinque anni, dal 2004 al momento della sua chiusura avvenuta nel 2009. 

Articoli con cui ripercorro la storia del "custom" in Italia e, di conseguenza, dello Sportster, oggetto di interpretazioni che hanno risentito spesso della tendenza del momento. Per chi non lo avesse vissuto, il decennio 1990-2000 rappresenta anche il momento di massima espansione della Numero Uno ed il più prolifico per Carlo Talamo che, con le sue intuizioni ed il suo ferreo lavoro, ha prodotto non solo bellissime realizzazioni su base Harley-Davidson, Buell e Triumph, ma ha contribuito a far nascere nuovi modelli, apportando anche una nuova visione al mondo delle moto

Freeway Magazine, a quanto mi risulta, fu proprio voluta dallo stesso Carlo Talamo, il quale intuì immediatamente l'esigenza di una rivista italiana che veicolasse l'aria nuova che si stava respirando intorno al mondo delle moto, della quale era il principale portatore. 

I vari articoli sono stati inseriti senza un ordine logico, perchè lo scopo è tentare di far rivivere a chi legge "spicchi" di quel fenomenale ed irripetibile periodo legato indissolubilmente alla presenza di Carlo Talamo al quale ero, oltretutto, molto affezionato.    

venerdì 22 gennaio 2021

Reparto Sportivo


 “Impegnatevi a creare qualcosa da zero, alimentate le vostre passioni e rispettatele. Il vero significato del tempo è tutto qui, dare senso alle vostre scelte”


Una frase che inquadra l'idea di questi ragazzi: “un progetto innovativo di sviluppo della cultura motoristica” attraverso il futuro della tradizione, che trova forma in una equipe di professionisti ed appassionati del settore delle due ruote, in una base logistica dove poter ammirare pezzi pregiati che ritorneranno sul mercato, in una attrezzata officina, in un sito sempre aggiornato sulle ultime novità da proporre, in uno spazio virtuale chiamato LP22.

Si percepisce immediatamente l'esplicito richiamo a quella che forse è stata l'epoca aurea del motociclismo in Italia: gli anni novanta, Carlo Talamo e le sue aziende, Harley-Davidson, Buell e Triumph.

Il tutto condito con semplicità e maestria, lontana anni luce da molti “guru” del settore.
Avete mai provato a parlare con Alberto Zanini o Corrado Ottone ????? Chiamateli. Chiedete loro informazioni sulle motorette che hanno e su quelle che vi potrebbero procurare. Rimarrete piacevolmente colpiti.

Se poi volete approfondire il discorso non vi resta che contattarli: li trovate su www.repartosportivo.com

martedì 22 dicembre 2020

Harley-Davidson Viterbo: viva la Tuscia!!!!!!!

harley davidson viterbo logo

Prima ho espresso il mio disappunto nei confronti di un'officina della Capitale che ha giocato parecchio sporco. Poi ho raccontato di Harley-Davidson Jesi e ringraziato (mai abbastanza....) l'amico Luca Fava (uno dei due proprietari il cui compito è occuparsi della parte tecnica). Ora vi racconterò di Harley-Davidson Viterbo....

La concessionaria di Jesi è nel cuore, ma troppo lontana e non praticabile nel quotidiano, ragion per cui era da tempo che mi stavo guardando attorno. Mi avevano fatto un'ottima impressione i ragazzi di HD Perugia dopo una visita fatta ad inizio anno,  ma anche in questo caso c'era il problema logistico. Per sbaglio, seguendo i vari social, mi accorgo che il dealer di Viterbo ritira le moto a domicilio per gli interventi d'officina. Decido immediatamente di provare.  

Seppur siano passati molti anni, non è la prima volta che mi imbatto in questo dealer. Iniziai a frequentarlo nel lontano 2008. Avevo comprato da qualche anno lo Sportster 883R a carburatore alla Numero Uno di Roma che stava per chiudere. Oltretutto non ero soddisfatto appieno dell'officina, per cui sentivo il bisogno di cambiare aria. Alcuni amici mi avevano parlato molto bene di HD Viterbo, quindi decisi di provare. 

All'epoca facevo quasi diecimila chilometri all'anno in moto, pari a circa due tagliandi. Partivo il sabato mattina presto da Roma e vi ritornavo dopo pranzo non appena fatto il tagliando. L'impressione fu subito ottima, tanto è vero che continuai ad andare da loro fino al 2011 quando vendetti lo Sportster.
 
Mi metto in contatto con loro per spedire il mio Sportster 883 per un tagliando. C'è ancora Danielone al suo posto (ricambi) che pur dopo tanto tempo si ricorda del sottoscritto. E' un attimo trovarmi con lui, che mi fornisce tutte le indicazioni di cui ho bisogno. Uno degli aspetti fondamentali legati ad una attività commerciale, se la si vuol vedere crescere progressivamente, è la cura del cliente. Cura fatta di molteplici aspetti. Puntuale come un treno tedesco, arriva il furgone con il logo HD Viterbo (che bello!) a ritirare la moto. Conosco uno dei due meccanici (Vincenzo) ed ho un'ottima impressione non solo a livello umano, ma anche tecnico. 

Premetto che interagire con me quando di mezzo c'è qualche mia motocicletta (oppure una auto) è assai difficile. Cambio radicalmente l'atteggiamento di tutti i giorni fino a diventare un vero e proprio “psicopatico”. Tutto deve essere perfetto o, quanto meno, come lo intendo io. Se trovo dall'altra parte una persona che capisce questo mi ci lego in maniera molto profonda, altrimenti sorgono i problemi. Non a caso, pur andando in motocicletta dal lontano 1987 mi fido di pochissimi tecnici: l'amico fraterno Roberto Poggi (che ora lavora su BMW auto), Paolo (capo-officina alla Numero Tre di Roma), Renzo Miconi (che mi curava il Mini Cooper) e dal 2018 Luca Fava.

Racconto a Vincenzo la storia dell'883 e, mentre carica la moto, gli faccio vedere anche lo Sportster 1200s per qualche piccolo lavoro di rifinitura. Ci confrontiamo e mi offre parecchi spunti di riflessione che mi fanno pensare di aver fatto la scelta giusta. Nei giorni seguenti è un continuo scambio di telefonate con Danielone. Finalmente mi riportano la moto, per prendere il 1200s. 

Questa volta viene Carlo (l'altro meccanico) ed appena mi scarica lo Sportster a momenti mi prende un infarto. La moto è più nuova di prima. Sembra appena uscita di fabbrica, sebbene sia del 2008 (!!!!). Anche con Carlo ho la stessa sensazione avuta con Vincenzo e gli lascio volentieri il 1200s.
Esco immediatamente a provare l'883. Sono felice ed emozionato come un bambino. Non solo la moto è nuova, ma è stato fatto un lavoro a regola d'arte, seppur si parli di un semplice tagliando e cambio gomme.

Nel frattempo il 1200s è a Viterbo. Sono indeciso se montare il carburatore Mikuni HSR42 ed esprimo a loro le mie perplessità sul fatto che debba essere tarato di continuo. Pur venendo rassicurato in tal senso, dopo aver provato la moto per qualche giorno, mi dicono anche loro che è talmente ben bilanciata (grazie ancora Luca Fava che non solo me l'hai fatta comprare, ma l'hai messa a punto in maniera superba!!!!) che non è necessario. Qualora volessi migliorarla in futuro ci si può pensare.....

Dopo essermi imbattuto in molti cialtroni. Dopo aver visto quanto ha giocato sporco qualcuno, dopo aver avuto la fortuna di imbattermi in persone come Luca Fava ed il dealer di Jesi, debbo aggiungere un altro importante tassello a coloro che fanno il loro lavoro nella maniera corretta. GRAZIE!!!!!!        

venerdì 11 dicembre 2020

"L'Harley secondo me!"

intervista a carlo talamo su freeway magazine

intervista a carlo talamo su freeway magazine

In questi giorni mi capita di imbattermi in un vecchio “speciale” di Freeway Magazine  dedicato ad Harley-Davidson aprendolo, nemmeno a farlo a posta, proprio sull'intervista fatta a Carlo Talamo.

La leggo attentamente e rimango ancora una volta a bocca aperta.

Per anni mi hanno affascinato le sue aziende e le sue “special”  (sia Harley-Davidson che Triumph) oltre, ovviamente, alle sue pubblicità.

Questa volta rimango colpito da quanto dice a proposito di Harley e Buell. Carlo sapeva ed aveva previsto tutto già con venti anni di anticipo, ma non è stato ascoltato. Certo. Per molti era un personaggio scomodo e la sua prematura scomparsa ha rappresentato un peso in meno, ma volete mettere se solo fosse stato ascoltato ?????? E non è la sua unica intervista. 

Questo rafforza in me la convinzione che abbiamo perso un genio. Un visionario che avrebbe potuto dare un'impronta differente a molte aziende in ambito motociclistico (vedasi Moto Guzzi con la quale aveva iniziato a collaborare poco prima del fatidico incidente).  


venerdì 18 settembre 2020

Sportster: possibile che non abbiano capito ?????



Dopo molto tempo torno a scrivere all'interno della sezione “Edito” dove spesso dico come la penso su argomenti e situazioni ruotanti attorno allo Sportster. Questa volta, come ben si può immaginare, l'argomento principe è la cessazione della commercializzazione dello Sportster nel 2021. Almeno in Europa. 

L'argomento l'ho trattato in maniera approfondita all'interno del sito corsedimoto.com e, ci tengo ulteriormente a precisare, che ancora non vi è stata alcuna comunicazione ufficiale da parte della Harley-Davidson (sarebbe interessante che quantomeno Harley-Davidson Italia si esprimesse in qualche modo sulle voci che girano da tempo....), ma qui mi pongo alcune domande.

Possibile che a Milwaukee non si siano resi conto dell'importanza commerciale e storica dello Sportster ???? 

Non capiscono che cessare la commercializzazione dello Sportster anche solo in Europa equivale a rompere con la tradizione ????

Hanno capito che Harley-Davidson (forse insieme solo a Moto Guzzi) si regge sulla tradizione ????

Hanno compreso che lo Street Rod non potrà mai sostituire lo Sportster ma solo essere affiancato ad esso ????? 

Si sono resi conto che produrre una moto di fascia più bassa dello Street Rod vuol dire prendere il marchio e letteralmente “buttarlo nel cesso” ????? 

Lo sanno che non solo gli appassionati, ma la maggior parte delle persone che si avvicinano ad Harley-Davidson vogliono V-Twin ad aste e bilancieri con l'eventuale raffreddamento a liquido nascosto ????

Per la foto di questo “Edito” ho scelto uno Sportster in serie limitata (10 esemplari in tutto), che fece Carlo Talamo attraverso la sua Numero Uno. L'unico in grado di comprendere il valore aggiunto dello Sportster (….e non solo....). 

 


domenica 29 marzo 2020

Cambiamento epocale!!!!!!

Condivido questo editoriale della rivista Freeway Magazine apparso sul numero 79 del 2000, con alcune considerazioni....

Nel 2000 Carlo Talamo lasciò l'importazione della Harley-Davidson per concentrarsi solo su Triumph (…..ed altri progetti...). La sua Numero Uno sarebbe diventata un ricordo per molti che avevano avuto la fortuna di vivere appieno quel glorioso periodo, mentre Harley-Davidson avrebbe cambiato radicalmente pelle. La dimensione genuina,  l'impronta imprenditoriale “talamiana”, avrebbe lasciato spazio ad una connotazione più fredda del marchio americano.

Freeway Magazine dedicò questo editoriale al cambiamento epocale e, probabilmente, scelse la foto dello Sportster bombardato in pista perchè meglio rappresentava il nuovo corso, fatto di numeri di vendita crescenti in maniera quasi vorticosa e di un interesse oltremodo dilagante.

Quando avvenne questo passaggio di consegne (di cui tutti sapevano da tempo) avevo già abbracciato il marchio inglese Triumph e deciso di continuare l'avventura con Carlo Talamo ed il suo staff (anche se da amico/cliente), sebbene avessi nel cuore sempre lo Sportster e continuassi a documentarmi quanto più possibile sull'argomento.

All'ora, come oggi, ero attratto dalla dimensione romantica ed allo stesso tempo goliardica del motociclismo che trovavo appieno nella Numero Tre e nell'impronta data da Carlo Talamo. Quando Carlo morì, nel 2002, quell'impronta man mano si perse, tanto è vero che alla fine tornai definitivamente sul mio primo amore: lo Sportster. La moto comprata nel 1992 (il mio primo Sportster è ancora in giro e risulta essere in Molise. Peccato non lo vendano nemmeno sotto tortura....). Quella che per me rappresenta la più bella moto in assoluto.

Concludo con un velo di polemica. La vita è fatta di momenti, periodi ed epoche, ma la storia non si può dimenticare. Ed in questo senso sembra che in Harley-Davidson abbiano voluto cancellare a tutti i costi la storia fatta da Carlo Talamo in Italia, forse perchè troppo scomoda. 


lunedì 23 marzo 2020

Ottime prospettive per Buell. Poi, invece......










La Bike Week di Daytona del 1998 mi fece illudere che con il marchio del “pegaso” avrei finalmente trovato la quadratura del cerchio.


Le prime Buell iniziarono a vedersi in Italia nel 1997 quando Carlo Talamo ne avviò ufficialmente l'importazione. Fino ad allora solo pochissimi avevano conosciuto questo marchio, grazie a qualche esemplare di importazione. Parliamo di persone che si potevano contare sulle dita di una mano. Da poco erano state importate le Triumph attraverso la Numero Tre e Carlo Talamo stava costruendo la fortuna del marchio inglese in Italia, ma erano gli inizi. Il mercato, a parte la Triumph Speed Triple, aveva proposto solo una “nuda” che avrebbe rappresentato il punto di riferimento in  quel segmento per molti anni a venire: la Ducati Monster (!!!!). La produzione sostanzialmente si divideva tra sportive, enduro, custom (seguendo il fenomeno Harley-Davidson tutte le case giapponesi ne proposero almeno un modello) e turistiche. Il concetto delle cafe racer si stava sviluppando, mentre quello delle “naked” era ancora allo stato embrionale. 

Sulla sorta di queste premesse le prime Buell arrivate in Italia suscitarono molto interesse, anche perchè Carlo Talamo aveva fatto vedere che gli Sportster non erano solo moto da passeggio ma ci si poteva divertire in pista, organizzando il Trofeo Short-Track e mettendo appunto dei kit dedicati.

Detto in parole povere: le Buell S1 ed M2 Cyclone erano le moto che “servivano” al mercato in quel momento

Da una parte c'era chi si iniziava a stancare del predominio Ducati (Monster) che andava avanti ininterrottamente dal 1992, rappresentando praticamente l'unica scelta. La Honda aveva iniziato la produzione della Hornet 600, ma non era una moto che “colpiva”. 

Buell invece suscitava emozioni forti sia per la storia del marchio, legata ad una dimensione artigianale di pura passione, sia per le prestazioni che promettevano, non tanto in termini di cavalli quanto invece, a divertimento puro. Per la prima volta era arrivata una moto destinata a sovvertire i canoni della sportività: grande coppia e maneggevolezza incredibile grazie a quote ciclistiche di una  “duemmezzo” sportiva. 

Carlo Talamo credeva molto in Buell ed eravamo in molti a vederla in quel modo, anche se non sapevamo cosa aspettarci per il futuro. Non appena arrivati in Italia i primi esemplari nel 1997 comprai la M2 Cyclone che per me rappresentava la quadratura del cerchio. Avrei potuto continuare a frequentare il mondo Harley (….a me per la verità interessava solo quello legato alla Numero Uno....) facendo i vari “Pallequadre” (ora Hog Inverno) ma, nel contempo, sarei potuto uscire con qualche amico con moto sportiva, magari facendo pure una scappata in pista.

Seppur Buell era stata ben accolta dalla stampa e da molte persone che gravitavano attorno a Carlo Talamo (vedasi gente tipo Marco Lucchinelli), da altri chi comprava quelle motociclette era considerato come un “mentecatto”. Ricordo un episodio che mi accadde quando nell'Aprile del 1997 andai a Misano per vedere il Mondiale Superbike. 
Mi stavo aggirando nei paddock quando trovo il box Honda e chiedo del grande Aaron Slight con l'intento di farmi una foto con lui. Indosso un gilet con il logo Buell. Gli uomini Honda mi squadrano e cominciano a ridermi in faccia dicendo mi che le Buell non valgono nulla e la moto si sarebbe rotta subito. In una frazione di secondo esplodo e li mando a quel paese quasi finendo in rissa.....

Quando arrivai a Daytona circa un anno dopo da quell'episodio, capii che dietro a Buell c'era più di quanto pensassi. Era stato organizzato un trofeo e messo a punto un kit per esso. C'erano delle persone all'interno di Harley-Davidson che si dedicavano solo ed unicamente a Buell. Iniziai a chiedere a tutti: volevo sapere di tutto e di più. Conobbi anche una ragazza dello staff Buell. La tipica americana non bellissima ma di una simpatia estrema che regalò a me ed ai miei amici la maglietta che qui vedete, con la preghiera di indossarla unicamente non appena tornati in Italia. Ovviamente dopo qualche tempo mi sdebitai mandandole, tramite l'amico Farinelli che andava ad una “convention” Harley-Davidson negli States, un pensiero. So che ne fu molto contenta. Purtroppo persi i suoi contatti. Si chiamava Jackie.
Tornato in Italia ero convinto che Buell avrebbe spiccato letteralmente il volo, ma dopo un paio di anni capii che forse non sarebbe stato così. Quando Carlo Talamo morì, nel 2002, ne ebbi la certezza. A parte alcuni appassionati e qualcuno del suo staff, era stato stato forse l'unico a credere realmente nelle potenzialità di quelle moto. Il resto è mera cronaca dei giorni nostri.


giovedì 1 agosto 2019

Cinquant'anni di.......Easy Rider!!!!!

easy rider 50 anniversary poster

easy rider 50 anniversary poster low ride magazine

captain america 72 sportster seventy two


…..non importa come, basta riscoprire quella sensazione di benessere che può offrire la quiete di una avventura estiva. Meglio se a cavallo di una motocicletta.


Inno alla libertà, stile di vita, icona del cinema, “hippies” senza gloria. A mezzo secolo dalla sua uscita, sulla celebre pellicola si è scritto e di più e si continuerà  a scrivere per molto tempo ancora.


Oltrepassando quelle che sono le sensazioni di ognuno di noi, è indubbio che il film abbia lasciato un segno profondo non solo a livello cinematografico, ma anche culturale. Si tratta di uno di quei fenomeni di cui nemmeno i diretti protagonisti sanno dare una spiegazione, se non legata al particolare momento storico. Momento storico che, in un certo senso, non è molto distante dai giorni odierni, in cui la sete di libertà è offuscata dall'era multimediale, in grado di creare  velocemente mode, rendendo spesso le persone incapaci di ragionare secondo una propria logica.


Dato che in questo blog si parla di Harley-Davidson Sportster a trecentosessanta gradi, il miglior modo per celebrare questo importante compleanno è riproporre  il bellissimo Forty-Eight costruito dai ragazzi di Shaw Speed & Custom (ora Speed & Custom), di nome "Captain America 72 ", presentato parecchio tempo addietro. E' una bellissima realizzazione estremamente curata, dove l'aspetto economico incide marginalmente. La classica moto che si può fare chiunque con un budget ridotto, ma di sicuro effetto. Basta infatti la verniciatura “star and stipes”, una coppia di scarichi “fish-tail” alti, un bel sissy-bar abbinato ad una sella anni settanta e ci si costruisce una moto replica di “Captain America” anche se non fedele all'originale.


Ma non importa, perchè Easy Rider è come una visione che si manifesta in mille modi!!!!!




domenica 14 aprile 2019

Harley-Davidson: l'inizio di una crisi!!!!!!




L’immobilismo della “Company” in molti casi rasenta l’incredibile, per non dire il paradosso. Da una parte vengono annunciati una miriade di nuovi modelli per i prossimi anni, che presuppongono ingenti investimenti ed un lavoro a lunga gettata, ma dall’altra si assiste al non aggiornamento di modelli come lo Sportster, che sarebbe assai semplice e produrrebbe effetti nel breve e medio termine. Effetti da cui trarrebbero beneficio vendite ed introiti (ovviamente!!!). 

Il risultato di questa situazione è un calo dell’immatricolato (in Italia). I dati della rivista Motociclismo di Aprile 2019 parlano chiaro: contrazione dell’immatricolato dell’ 1,73% (-14 moto rispetto allo stesso periodo del 2018 su un totale di 796 vendute). Se pensiamo che lo Sportster fino a qualche tempo addietro rappresentava quasi la metà del nuovo Harley-Davidson ed ora (stando sempre alle classifiche di vendite pubblicati dalla rivista Motociclismo) siamo ben lontani da quella situazione (149 moto su un totale di 796 vendute), si comprende bene quale sia la situazione attuale, almeno in Italia. 

La verità è che il mondo Harley non attira più, così come non attira più lo Sportster come moto, anche a causa del prezzo. 


Pochi sono disposti a spendere 11.000 Euro per un 883 Iron (il modello di accesso alla gamma) per salire fino agli oltre 13.000 del modello SuperLow 1200T. Negli anni novanta, quando Harley-Davidson iniziava a radicarsi nel territorio italiano, lo Sportster (nella cilindrata 883) rappresentava il modello di passaggio per le cilindrate maggiori. Comprare una Harley-Davidson equivaleva ad avere uno “status” inarrivabile per molti. 

Ora la situazione è cambiata parecchio e la politica dell’ “opulenza” imposta in Italia dalla “Company” sembra avere l’effetto diametralmente opposto. Vanno ripensate le concessionarie che non possono essere sempre più grandi, perché questo stato comporta inevitabilmente un aumento del prezzo del prodotto finale (moto, accessori, lavori d’officina, merchandising) necessario per coprire le ingenti spese di gestione. Quelle che ancora si salvano lo debbono ad una capacità imprenditoriale ed umana fuori dall'ordinario. 

Harley-Davidson deve capire che se vuole sopravvivere deve fare diversi passi indietro, facendo ritornare le concessionarie ad una dimensione umana, sul modello di quelle che erano le Numero Uno

Eppoi deve mettere mano allo Sportster creando nuove versioni ed offrendo la possibilità di costruirsi la propria versione su misura direttamente all’atto di acquisto. Cosa aspetta ???????


venerdì 25 gennaio 2019

Al cuor non si comanda!!!!!

harley davidson fat bob by hd jesi route 76harley davidson fat bob by hd jesi route 76

harley davidson fat bob by hd jesi route 76

harley davidson fat bob by hd jesi route 76


Non è uno Sportster e non è una moto nelle “corde” di questo blog. Ma non si può non votare  HD Jesi......


Ho iniziato a presentare le moto della Battle Of the Kings da quella che per me è la più bella realizzazione: The Answer, lo Sportster da flat-track costruito da Roberto Demaldè, patron di HD Parma e la sua “crew”. Moto che, ovviamente ho votato e di cui ho inserito un link all'interno del post. In questa sede è superfluo soffermarmi sul grande lavoro effettuato dal buon Roberto, così come sulle sue realizzazioni passate a base Sportster nelle quali ha prestato sempre la massima attenzione agli aspetti tecnici in modo da privilegiarne il sapore sportivo.

Questa volta il discorso è diametralmente opposto. Lo “Speed Bob” (questo il nome della realizzazione sulla base del Fat-Bob) è una simpatica trovata ma nulla di più. In pratica è stata data un'anima racing alla moto curando l'aspetto cromatico, montando un codone monoposto ed installando un kit Screamin'Eagle stage 1. 

Il vero motivo per cui ho dato il secondo voto si chiama HD Jesi e Luca Fava!!!!!

Conosco Luca da quando aveva l'officina Triumph di Jesi. Parliamo della fine degli anni novanta. Una persona d'altri tempi di cui avevo un certo ricordo. Poi, come spesso accade, ci siamo persi di vista per incontrarci nuovamente circa un paio di anni addietro, quando lo sono andato a trovare in Agosto durante le mie vacanze nelle Marche. Il ricordo che avevo è stato confermato sia in quell'incontro, sia circa un anno dopo quando non ho esitato un attimo a spedirgli il mio Sportster per fare dei lavori. 

Luca Fava non solo ha una grande capacità a livello tecnico, ma una persona umile ed onesta pronta a suggerirti ed aiutarti in ogni situazione (premetto che non mi è stato regalato nulla dei lavori effettuati)

Ho avuto poi modo di conoscere Elia (suo figlio), Stefano (che si occupa delle vendite) e scambiare qualche parola con gli altri della concessionaria, scoprendo che il buon Luca ha dato un “print” a tutta l'azienda, dove il duro lavoro e l'onestà nei confronti del cliente rappresentano forse il valore primario. 

Non voglio nulla togliere agli altri dealer (….praticamente dai tempi in cui sono scomparse le vecchie Numero Uno non ne conosco quasi più nessuno...), ma apprezzando le grandi doti umane e tecniche di Luca e della sua “famiglia” (questo secondo me è il termine da utilizzare per i suoi collaboratori), percepisco ogni singolo lavoro fatto su qualsiasi moto, apprezzandone la bontà. Continuate così!!!!! 

venerdì 21 dicembre 2018

Buell quando torni ?????










Si avvicina il Natale e proviamo a scrivere la famosa lettera nella speranza che qualcuno ascolti.....


Caro Babbo Natale, anche questa volta ti disturbo con qualcosa di assurdo. Ma lo debbo fare, ragion per cui ti chiedo scusa anticipatamente. Per favore convinci i vertici Harley-Davidson a rimettere in produzione moto con il marchio Buell. Non è così difficile. Certo, si tratta di rinunciare ad alcune prerogative tecniche caratterizzanti il marchio, ma chi nella sua vita non è sceso a compromessi almeno una volta ????? 

Sai, moto del genere mancano nel panorama motociclistico e non sarebbe cosa più facile a Milwaukee la produzione di moto innovative con questo marchio. Cosa c'entrano i modelli Street 750 con la filosofia HD ????? E le nuove moto presentate che vedranno la luce entro il 2020 ???? Ne vogliamo parlare ???? Mi rendo conto che ti limiti a portare regali e questo, forse, esula dal tuo compito, ma per favore provaci. Io te lo chiedo comunque. E provo anche a stuzzicarti. 

Pensa se venisse messa nuovamente in produzione la Buell Blast. In questo periodo in cui i monocilindrici non troppo evoluti sembrano poter dire la loro sul mercato, una moto del genere potrebbe fare faville: robusta, grezza e......Buell.  

Ed una sportiva Buell con il motore della Street 750 ???? Per non parlare, poi, di un “must”: motore Sportster su ciclistica “svelta”, come negli anni novanta. Ti solletica quanto ti ho detto ???? Pensa pure a quante Buell customizzate nascerebbero. Guarda solo alcune di quelle pubblicate su questo blog. Per favore non cestinare la lettera dopo la lettura delle prime due righe. Aspetta la fine e vedi. Io, comunque, attendo questo piccolo regalo.

D'altronde non penso che il viaggio a Milwaukee sia proibitivo.....

martedì 27 novembre 2018

Buell: fine della storia!!!!


Per lungo tempo ci siamo chiesti se fosse un futuro per il marchio Buell e le intriganti motociclette. Dopo aver parlato con Pierluigi Alghisi, uno dei massimi esperti sull'argomento in Italia, possiamo dire che è davvero finita. Purtroppo......


Per tanto tempo ci siamo illusi che potessero arrivare buone notizie dagli Stati Uniti, ma sono state vane attese. Nel 2009 Buell ha cessato ufficialmente la produzione delle motociclette e, nonostante vi sia stato un tentativo di rinascita, possiamo dire che si è trattato di una delle tante iniziative imprenditoriali fine a se stesse. Le Buell sono e rimarranno moto d'elite (come ci ha sottolineato il nostro interlocutore), a meno che il genio di Erik Buell non partorisca qualcun'altra idea. Ma è assai improbabile.

1957 Legend: “Peccato per come siano andate le cose. E pensare che quando Carlo Talamo, sul finire degli anni novanta, iniziò ad importare le Buell creando un apposito brand, in molti pensarono finalmente di aver trovato una Harley-Davidson sportiva. Lo stesso Carlo Talamo puntò molto su questo marchio. Ti racconto un paio di aneddoti. Carlo era talmente fissato con la Buell che mi descrisse, uno di quei giorni in cui te lo trovavi all'improvviso alla Numero Uno di Roma, come riuscì ad impossessarsi della prima S1. Aveva appena assistito alla presentazione alla stampa in Inghilterra quando, mentre si trovava seduto su l'unica S1 disponibile, gli disse all'importatore inglese che avrebbe voluto vendere le Buell in Italia e che voleva intanto comprarsi quell'esemplare. Il tizio gli rispose che se fosse andato a Milano con quell'esemplare vestito così come era (si stava nel pieno della stagione invernale e Carlo aveva solo un leggero giacchetto Harley-Davidson in cotone: quello nero con la banda arancio) se la sarebbe potuta tenere. Carlo partì a razzo ed arrivò a Milano dopo molte ore tutto tremante!!!! L'amico Fabrizio Farinelli mi ha raccontato un altro piccolo aneddoto. Pare che Carlo Talamo, a bordo della sua S1 fosse imprendibile per chiunque sul tratto di strada che da Grosseto porta fino a Scansano. Lui stesso  provò qualche volta a stargli dietro (…..e Farinelli ha la manetta pesante.....) senza riuscirci.....”
Pierluigi Alghisi: “Per molti la Buell era considerata la base ideale per realizzare delle ottime cafe-racer. Parliamo dei modelli M2, S1, S3, e X1. Quelle che, per intenderci, avevano il motore 1200 Sportster pompato a dovere. Ma fin dall'inizio apparvero i primi problemi di meccanica......”

1957 Legend: “Ricordo di un amico che alla fine si vendette la White Lightning per disperazione. Mille problemi vari e la staffa di supporto del motore che si ruppe diverse volte.”
Pierluigi Alghisi: “Mi riferivo proprio a problemi del genere.....”

1957 Legend: “Ho comprato una M2 Cyclone nuova nel 1997 e l'ho tenuta fino al 1999 senza avere un problema, a parte la rottura dei gommini di supporto del forcellone. Problema immediatamente risolto in garanzia dalla Numero Uno, sebbene la garanzia stessa fosse scaduta già da un paio di mesi. Sulla moto avevo montato un terminale Supertrapp ed un filtro dell'aria aperto. Feci a manetta il viaggio di ritorno da Milano fino a Roma sull'autostrada senza avere il minimo problema. E l'avevo strapazzata per due giorni dopo aver partecipato nel 1998 al primo Triumph-Buell Day in pista sul circuito di Vairano di Vidigulfo.....” 
Pierluigi Alghisi: “E ti ha detto bene! Molte persone hanno rotto i motori per molto meno.....”.

1957 Legend: “E' davvero finita ?”
Pierluigi Alghisi: “Si. Nel 2019 saranno dieci anni dalla cessata produzione e terminerà per Harley-Davidson anche l'obbligo di produrre le parti di ricambio e diventerà davvero dura.”

1957 Legend: “Eppure quando il marchio Buell fu acquistato da Harley-Davidson si parlò di grandi progetti per il futuro.”
Pierluigi Alghisi: “E' vero, ma forse il problema è da ricercare nella non capacità di rinnovamento dello stesso Erik Buell che aveva voce sulle scelte progettuali. Mi spiego meglio. Scelte come il serbatoio del carburante nella trave del telaio ed un solo freno a disco di tipo perimetrale sono soluzioni tecniche all'avanguardia, ma che devono avere una loro logica. Erik Buell, invece, si fissò sulle sue idee. Ti faccio un esempio. Le moto con i motori raffreddati a liquido sono delle vere e proprie belve con quasi 200 cavalli, ma mantengono il singolo freno a disco di tipo perimetrale. Usandole anche in pista ti rendi conto che funzionano, pur se a fatica, ma vallo a spiegare a chi si compra la moto.......”  

1957 Legend: “Fino ad un anno addietro se giravi sui portali di vendita di moto trovavi diverse Buell, ora pochissime: come te lo spieghi ?”
Pierluigi Alghisi: “La risposta è relativamente semplice. Le moto usate in circolazione iniziano ad avere parecchi chilometri, dai trentacinquemila in su. Chi vende non può chiedere grosse cifre perchè spesso si deve mettere le mani sulla moto spendendo belle cifre. Rifare un motore costa attorno ai tremila Euro. E' meglio a quel punto smembrarla e venderla a pezzi dato che iniziano scarseggiare per il motivo che ti ho detto, sebbene aziende come gli olandesi della Twin Motorcycles continuino a produrne in proprio. Io stesso che ho molti contatti in giro per il mondo, ho difficoltà  in tal senso.  Non hai idea dei motori su cui ho messo mano.....”

1957 Legend: “Quali sono i problemi che capitano più spesso ?”
Pierluigi Alghisi: “Di tutto. Dall'impianto elettrico alla pompa dell'olio, alle cinghie della trasmissione finale che si rompono.

1957 Legend: “Possibile che in Harley-Davidson non ci abbiano pensato ???? E' dovuto alla scarsità dei materiali oppure ad altro ????”
Pierluigi Alghisi: “Se pensi che le prime versioni (M2, S1 ecc.) avevano il motore dello Sportster potenziato, dovresti fare delle opportune riflessioni. Sullo Sportster il motore gira ad un regime di rotazione di poco superiore ai cinquemila giri, mentre sulle Buell siamo nettamente più su. Anche sui modelli della serie XB, sebbene si tratti di un'unità riprogettata, il concetto è sempre quello di origine.....”  

Non resta allora che godersi quei pochi esemplari rimasti in circolazione augurandosi che a Milwaukee decidano di mettersi una mano sulla coscienza e di riportare in auge questo glorioso marchio.